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Trapianto polmone: quando l’organo arriva da un fumatore

pubblicato il 26-02-2014
aggiornato il 13-11-2017

Il trapianto di polmoni donati da ex fumatori, anche forti, possono fornire una soluzione importante per aumentare la disponibilità di organi

Trapianto polmone: quando l’organo arriva da un fumatore

Uno su cinque lo donano gli ex fumatori. Non per questo, però, il trapianto rischia di avere minori probabilità di successo. Quando la priorità si chiama polmone, c’è poco da essere schizzinosi. La difficoltà nel reperire organi da trapiantare - in Italia le liste di attesa sfiorano i due anni - ha spinto i chirurghi ad accettare anche i polmoni donati da ex fumatori. Come dire: sempre meglio che niente. 

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L’EVIDENZA

Ricevere, inconsapevolmente, il polmone appartenuto a un fumatore è dunque un ripiego? Difficile dirlo con certezza. Nel frattempo, però, uno studio retrospettivo pubblicato su The Annals of Thoracic Surgery ha dimostrato come ricevere un polmone da un soggetto fumatore - indicazione fornita dalle società scientifiche a partire dai primi anni ’90 - lascerebbe del tutto intatta la prospettiva di vita del paziente trapiantato. Con un paradosso: la ricerca, infatti, ha mostrato che i pazienti che, tra il 2007 e il 2012, hanno ricevuto uno o entrambi i polmoni dai non fumatori in realtà avevano un tasso di sopravvivenza leggermente inferiore di un anno. «I polmoni donati da ex fumatori, anche forti, possono fornire una soluzione importante per aumentare la disponibilità di organi - afferma Andrè Simon, direttore del centro trapianti di cuore e polmone del Royal Brompton e Harefield Foundation Trust di Londra -. Tutti gli organi vengono valutati prima dell’intervento, per garantire il rispetto degli standard di qualità e sicurezza». Il 53 per cento dei polmoni osservati nello studio provenivano da non fumatori, il 29% da persone che avevano fumato per meno di vent’anni e il 18% da forti fumatori: persone che avevano bruciato più di venti sigarette al giorno almeno per vent’anni. Nessuna differenza significativa è stata riscontrata nell’efficacia del trapianto e nel periodo trascorso in terapia intensiva dopo l’intervento.

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PRO E CONTRO

Il dato, in realtà, ribalta la verità scientifica provata da uno studio pubblicato nel 2012 su The Lancet. L’aspetto, dunque, rimane abbastanza controverso: meglio avere l’organo appartenuto a un fumatore o rimanere in lista di attesa? «Su questo punto non vi è alcun dubbio: sempre meglio ricorrere al trapianto che rimandare l’intervento in attesa di un organo che potrebbe non arrivare mai - afferma Luca Voltolini, responsabile del programma di trapianto del polmone

nell’azienda ospedaliero-universitaria di Siena -. Negli ultimi anni la carenza di organi ha portato a rivalutare i polmoni donati da fumatori, anche se la ricerca non dà ancora risposte sicure in merito alla funzione respiratoria e alla sopravvivenza a lungo termine». Mentre per il cuore e per i reni esistono delle alternative affidabili - il cuore artificiale e la dialisi -, nessun sistema di ossigenazione extracorporea ha finora dimostrato un’ampia efficacia a lungo termine. A dover ricorrere a un nuovo polmone - la prassi in Italia non obbliga il chirurgo a dare informazioni al paziente circa l’origine dell’organo - sono i pazienti ammalati di fibrosi cistica, enfisema polmonare, fibrosi polmonare idiopatica e ipertensione polmonare primitiva. Non, invece, chi è affetto da carcinoma del polmone: in questo caso la procedura di trapianto è stata esclusa dopo aver notato l’altro grado di recidiva anche sull’organo trapiantato.


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TRAPIANTI DI POLMONE IN ITALIA

In attesa di capire se i polmoni donati da fumatori aumentino, per il paziente che li riceve, la probabilità di andare incontro a un carcinoma, è bene sapere che il venti percento dei polmoni donati in Italia - 141 nel 2013 - arriva da soggetti fumatori. Il dato epidemiologico in scala, dunque, accomuna la realtà del nostro Paese a quella mondiale e consiglia di tenere in considerazione gli organi donati da ex fumatori, per far fronte a una carenza cronica di polmoni.

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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