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Trapianti d'organo: tutto ciò che c'è da sapere

pubblicato il 29-05-2015
aggiornato il 29-06-2017

Un glossario utile per conoscere il significato dei termini più utilizzati quando si parla di donazione di organi

Trapianti d'organo: tutto ciò che c'è da sapere

CENTRO NAZIONALE TRAPIANTI

È una “costola” dell’Istituto Superiore di Sanità che si occupa di coordinare a livello nazionale la rete dei trapianti in Italia. Ha sede a Roma e lavora - nel coordinamento dell’attività di donazione, prelievo e trapianto - in collaborazione con gli altri tre livelli su cui è strutturata la rete nazionale trapianti: locale, regionale e interregionale. Il Centro Nazionale Trapianti controlla i prelievi e i trapianti su tutto il territorio, le liste di attesa, le manifestazioni di volontà da parte dei cittadini e la qualità delle procedure effettuate

 

CICLOSPORINA

È il farmaco immunosoppressore più spesso utilizzato per prevenire il rigetto (vedi più avanti) nel trapianto di un organo. Può essere utilizzata da sola, ma anche in associazione ad altri farmaci, per potenziarne l’effetto

 

CROSS OVER

È un programma di trapianto del rene che offre una possibilità a chi non ha un donatore vivente compatibile in famiglia. Il trapianto renale “cross-over” è subordinato a una donazione samaritana (vedi più avanti) ed è attuabile quando ci sono due o più coppie con un problema analogo. I donatori e i riceventi delle singole coppie si incrociano in base a criteri di compatibilità per superare il problema originario che ostacolava il trapianto

 

CUORE FERMO

È la condizione che si verifica quando l’arresto cardiaco di una persona viene certificato prima della morte cerebrale. In questo caso gli altri organi non risultano più vascolarizzati e vanno incontro a una compromissione funzionale. È vivo il dibattito tra gli esperti per capire quali organi, in questi casi, possano essere prelevati e destinati a un successivo trapianto. Buoni risultati, finora, sono stati ottenuti con i reni e i polmoni. Risale a pochi mesi fa il primo trapianto di cuore da donatore “a cuore fermo”. Meno incoraggianti, invece, le evidenze riguardanti il fegato

 

DICHIARAZIONE DI VOLONTA'

È il documento con cui un cittadino italiano dichiara per iscritto la volontà di donare i suoi organi, una volta deceduto. Per attestarla è necessario avere compilato una nota scritta che contenga nome, cognome, data di nascita, dichiarazione di volontà (positiva o negativa), data e firma, è considerata valida ai fini della dichiarazione. Il documento, di cui diversi fac-simile sono reperibili in rete (ma può essere redatto anche su carta bianca), deve essere consegnato all’Azienda Sanitaria Locale di riferimento, al proprio medico di famiglia o portato sempre con sé. È sufficiente anche aver compilato il tesserino blu inviato dal Ministero della Sanità nel maggio del 2000, da conservare assieme ai documenti personali, o essere iscritti al Registro dell’Associazione Italiana Donatori Organi (occorre avere almeno 18 anni). Da qualche tempo è possibile comunicare la propria volontà anche agli uffici anagrafe dei Comuni, in fase di richiesta o rinnovo della carta d'identità. Per i minorenni sono sempre i genitori a decidere. Se uno dei due è contrario, il prelievo non può essere effettuato. 

 

DONATORE

È la persona che, spontaneamente e senza alcuna ricompensa, dona un organo (o parte di esso) a un’altra con ridotta aspettativa di vita. A donare un organo è quasi sempre un cadavere, la cui morte per causa cerebrale non esclude un futuro per gli alcuni organi, mantenuti in vita con il supporto di macchine artificiali. Non esistono precisi limiti di età per donare un organo. Normalmente si valuta le condizioni generali del donatore per valutare quali organi possano essere donati. In particolare le cornee e il fegato possono essere prelevati da donatori di età anche superiore a 80 anni. Un rene o una porzione di fegato possono giungere anche da un donatore vivente, appartenente alla cerchia ristretta di famigliari. Quest’ultima procedura è vietata per organi vitali: come il cuore, un intero fegato o polmone

 

ESPIANTO

È la procedura di intervento chirurgico con cui si asporta nel ricevente l’organo precedentemente trapiantato, quando gravemente compromesso o in presenza di recidive, rigetto o traumi acuti. Se a essere coinvolto è un organo vitale (fegato, cuore o polmoni), si rende necessario effettuare un nuovo trapianto. Il termine è spesso erroneamente usato come sinonimo di prelievo (vedi più avanti)

 

GONADI

Le ovaie e i testicoli sono gli unici organi, assieme al cervello, per cui la legge vieta la possibilità di ricorrere a un trapianto

 

GRUPPO SANGUIGNO

È uno dei mezzi di caratterizzazione di un individuo, attraverso la presenza (o meno) di antigeni sulla superficie dei globuli rossi. Determinato ed ereditato su base genetica, il gruppo sanguigno è la prima condizione che si osserva prima di procedere a un trapianto. Un organo è accettato dal ricevente soltanto se c’è la compatibilità dei gruppi sanguigni, in assenza della quale si verifica una reazione di rigetto (vedi più avanti). Sono quattro i gruppi sanguigni oggi noti: 0, A, B, AB. Le persone con il gruppo sanguigno AB possono donare gli organi soltanto a riceventi dello stesso gruppo sanguigno. Gli organi di persone con il gruppo sanguigno 0 possono essere attribuiti a tutti i pazienti: indipendentemente dal loro gruppo sanguigno. Mentre i cosiddetti “gruppi 0” possono ricevere soltanto gli organi provenienti da donatori con il loro stesso gruppo sanguigno

 

IMMUNOSOPPRESSIONE

Si tratta di un trattamento farmacologico che riduce l’entità e le probabilità di comparsa del rigetto (vedi più avanti). La persona che riceve l’organo viene trattata con farmaci che limitano la risposta del sistema immunitario. Il paziente che ha ricevuto il trapianto dovrà assumerli a vita per evitare reazioni cui segua un danno a carico dell’organo interessato. Lo sviluppo degli immunosoppressori ha aumentato il successo dei trapianti di organo negli ultimi quarant’anni

 

LISTA DI ATTESA

È l’elenco di cui un paziente entra a far parte dopo la valutazione di un’equipe di specialisti. Le liste sono organizzate per organo e racchiudono diversi criteri: come l’urgenza dell’intervento, le dimensioni dell’organo richiesto e l’affinità genetica. Presso un centro trapianti, la lista può essere distinta in una componente “attiva” (annovera i pazienti pronti a ricevere un nuovo organo) e in una “generale” (in cui sono elencati tutti i pazienti candidati al trapianto, anche se momentaneamente non idonei)

 

MORTE CEREBRALE

È il criterio per ottenere la diagnosi di morte più utilizzato nell’ambito della chirurgia dei trapianti. La morte cerebrale si verifica quando una persona perde in maniera irreversibile le funzioni cerebrali, la capacità di respirare autonomamente e i riflessi del tronco cerebrale. Un paziente in condizioni simili presenta un elettroencefalogramma piatto anche se il suo cuore batte ancora. In questa situazione la ventilazione è mantenuta artificialmente, così da conservare l'integrità degli organi. La diagnosi della morte cerebrale viene attestata dal giudizio univoco di una commissione composta da un medico legale, un anestesista-rianimatore e un neurologo e la sua durata deve essere di almeno sei ore

 

NICHOLAS GREEN

Molti hanno sentito parlare dell’effetto che porta il suo nome. In realtà Nicholas Green era un bambino statunitense ucciso (per errore) a sette anni sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria, nel 1994, mentre era in vacanza. La sua storia fece scalpore anche perché i genitori autorizzarono il prelievo e la donazione degli organi in un periodo in cui la prassi non era molto comune in Italia. Ne beneficiarono sette italiani, di cui quattro adolescenti e un adulto, mentre altre due persone riacquistarono la vista grazie al trapianto di cornee

 

PRELIEVO

È l’atto chirurgico con cui ci estraggono uno o più organi da un donatore, per procedere al successivo trapianto nel ricevente

 

RIGETTO

È la reazione biologica con cui il sistema immunitario del ricevente riconosce come estraneo l’organo trapiantato e avvia contro di esso una reazione che porta al danno (più o meno esteso) del “nuovo” tessuto. A innescarla sono alcuni geni (complesso maggiore di istocompatibilità di classe II) che si trovano sulle cellule che presentano gli antigeni e che vengono riconosciuti dai linfociti T, responsabili dell’attacco alle cellule dell’organo trapiantato. Il rigetto può essere acuto, se il fenomeno si verifica a breve distanza di tempo dal trapianto di un organo o tessuto, o cronico, se l’attacco da parte del sistema immunitario si manifesta nel tempo, spesso dopo l’interruzione (arbitraria) della terapia immunosoppressiva da parte del paziente

 

SAMARITANO

Viene definito così il donatore che, senza alcun legame affettivo con i riceventi, decide di donare (in vita) un proprio organo in maniera altruistica per salvare la vita di un paziente. In Italia la procedura è ammessa soltanto per il rene dal 2010, anno in cui è giunto l’ok dal Consiglio Superiore di Sanità e dal Comitato nazionale di bioetica

 

SPLIT

È la tecnica che porta alla divisione del fegato di un donatore, così da poter utilizzare le due parti su altrettanti pazienti in lista di attesa. Si tratta di una opportunità che permette di far fronte alla crescente richiesta di organi. Questa procedura, in assenza di un fegato intero sufficientemente piccolo, diventa necessaria nei riceventi di piccole dimensioni, come i bambini o gli adulti che pesano meno di 55 chili

 

TIPIZZAZIONE

È l’indagine che viene condotta sia sul donatore sia sul ricevente per rilevare la presenza di antigeni sul tessuto da trapiantare e riscontrare il grado di “compatibilità” tra i due soggetti dell’intervento. Maggiore è l’affinità tra i geni del complesso maggiore di istocompatibilità, più alte sono le chance di riuscita dell’intervento

 

TRAPIANTO

Introduzione nel corpo di una persona di un organo funzionante prelevato da un altro individuo

 

XENOTRAPIANTO

Il termine indica il trapianto di organi, tessuti o cellule tra organismi di specie differenti. Si tratta di una procedura sperimentale che punta a individuare nuove fonti con cui fronteggiare la carenza di organi. Per l’uomo, per esempio, i suini rappresentano uno dei serbatoi più studiati. La ricerca guarda a questo ambito anche per trovare una cura a diverse malattie, come il diabete o il Parkinson. Esistono diversi aspetti ancora da chiarire: come quello delle differenze nei sistemi immunitari di specie diverse e dei rischi legati alla possibilità di trasmissione di malattie tra gli animali e l’uomo


@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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