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Cardiologia

Sport: meno morti improvvise se aumenta la rianimazione

pubblicato il 05-09-2019

La rianimazione cardiopolmonare migliora la sopravvivenza tra le persone colpite da un arresto cardiaco durante l'attività fisica. In Italia una nuova legge per facilitare i soccorsi

Sport: meno morti improvvise se aumenta la rianimazione

L'incidenza, ovvero il numero di episodi, è costante. Ma le morti improvvise tra gli sportivi sono oggi meno di quelle conteggiate dieci anni fa. Merito della diffusione della rianimazione cardiopolmonare come forma di primo soccorso. La procedura - che prevede una sequenza di 30 compressioni toraciche (massaggio cardiaco), alternate a due ventilazioni (respirazione «bocca a bocca» o meglio «bocca-maschera»): il tutto eventualmente seguito dal ricorso al defibrillatore - è sempre consigliata in attesa dell'arrivo dei soccorsi. E a conferma della sua validità ci sono i risultati presentati nel corso dell'ultimo congresso mondiale di cardiologia tenutosi a Parigi.


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CASI COSTANTI, MENO MORTI

I dati presentati da Xavier Jouven, a capo del dipartimento di medicina cardiovascolare dell'ospedale Georges Pompidou della capitale francese, hanno evidenziato due aspetti: la costanza degli arresti cardiaci che si registrano tra gli sportivi e il maggiore tasso di sopravvivenza che riguarda coloro che hanno avuto la fortuna di essere stati subito soccorsi. «La rianimazione cardiopolmonare effettuata da chiunque si trovi vicino alla persona colpita da un arresto cardiaco è in grado di aumentare fino a otto volte le probabilità che questa sopravviva all'evento», ha affermato lo specialista, che ha presentato per la prima volta i dati di un'indagine condotta comparando i casi registrati nella provincia parigina in due diversi quinquenni: tra il 2005 e il 2010 e tra il 2011 e il 2016. L'incidenza, come detto, è rimasta stabile: di poco inferiore a sette casi per milione di abitanti. Nel tempo sono invece cresciute le probabilità di sopravvivere all'arresto cardiaco. 

COME SI AFFRONTA L'ARRESTO CARDIACO? 

LA RIANIMAZIONE CARDIOPOLMONARE PUO' SALVARE LA VITA

Dal confronto tra i due periodi, è emersa una crescente maggiore propensione ad avviare la rianimazione cardiopolmonare (tra il 2010 e il 2016 si è passati dal 46 all'81 per cento dei casi) e a utilizzare il defibrillatore automatico esterno (dall'1.3 all'11.9 per cento). I benefici di questa svolta sono lampanti. Se tra coloro che erano stati colpiti da un arresto cardiaco tra il 2005 e il 2010 è sopravvissuto un paziente su cinque, la quota è triplicata nel quinquennio successivo (60 per cento). Il beneficio è stato rilevato sia nell'immediato (evitando la morte del paziente sul luogo in cui il cuore ha smesso di battere) sia nel medio termine. Osservando i tassi di sopravvivenza in seguito al ricovero ospedaliero, la quota è cresciuta dal 51 all'85 per cento. Nel complesso, si è passati da 4.3 a 3.4 decessi per milione di abitanti, considerando le persone vittime di un arresto cardiaco durante l'attività fisica (non necessariamente agonistica).

LA CULTURA DEL PRIMO SOCCORSO

Un motivo in più, secondo Jouven, «per insegnare la rianimazione cardiopolmonare al grande pubblico, oltre che naturalmente ai medici dello sport». L'esperto ha ricordato la necessità che «un defibrillatore automatico esterno sia presente in tutte le strutture sportive». Seguendo il principio che più i soccorsi sono tempestivi e maggiori sono le probabilità di salvare una persona colpita da un arresto cardiaco, «dobbiamo diffondere e rafforzare la cultura della rianimazione cardiopolmonare, coinvolgendo tutti i cittadini: la possibilità di salvare vite passa per le loro mani», è il pensiero di Andrea Scapigliati, cardioanestesista del Policlinico Gemelli di Roma e presidente di Italian Resuscitation Council, battutosi per far entrare in vigore la nuova legge che esclude le ricadute legali per i soccorritori «occasionali». Nel nostro Paese il 70 per cento degli arresti cardiaci avviene in presenza di altre persone, ma soltanto in un quarto di questi casi qualcuno inizia subito le manovre di rianimazione cardiopolmonare. È il momento di invertire il trend.

 di partimenti cardiovascolari di medicina, chirurgia, prevenzio

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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