Arresto cardiaco: si sopravvive di più se funziona il primo soccorso
L'arresto cardiaco causa 60mila decessi annui in Italia. Dal 15 al 21 ottobre la Settimana della rianimazione cardiopolmonare
Ogni anno, soltanto in Italia, sessantamila persone muoiono a causa di un arresto cardiaco improvviso. Ma molte di loro - è un messaggio ormai confortato dall'evidenza scientifica - potrebbero avere maggiori possibilità di salvezza, se fossero soccorse in maniera tempestiva e adeguata. Le chance aumenterebbero di 2-3 volte, se i soccorritori «occasionali» (le persone che si imbattono in una vittima di arresto cardiaco) iniziassero la rianimazione cardiopolmonare prima dell’arrivo dell’ambulanza. Da qui la necessità di ribadire quanto sia importante saper fare il massaggio cardiaco e utilizzare un defibrillatore, per migliorare la sopravvivenza delle persone colpite da un arresto cardiaco al di fuori di un ospedale.
Eppure, per utilizzare un defibrillatore se non si è medici, occorre aver ricevuto «una formazione specifica nelle attività di rianimazione cardiopolmonare». Questo è quanto riporta la legge 120 del 2001, che invita le persone interessate a frequentare un corso di formazione in rianimazione cardiopolmonare effettuato da un’agenzia accreditata in Regione e di fatto sconsiglia ai «laici» non formati l'utilizzo del dispositivo: nonostante oggi le caratteristiche tecniche del defibrillatore esterno, che fornisce automaticamente la diagnosi e la terapia più indicata, «non lascino alcun margine di discrezionalità all’operatore». Questo è quello che riporta l’Accademia Internazionale di Salvataggio e Rianimazione, parlando di una «legge controversa» che determina una riduzione nel numero dei possibili salvataggi, tra le persone colpite da un arresto cardiaco. A conferma di ciò, ci sono i risultati di una ricerca pubblicata sull'European Heart Journal. In Italia è ancora basso il numero di «laici» che, ritrovandosi nelle situazione di dover soccorrere una persona colpita da un arresto cardiaco, cercano il defibrillatore più vicino e lo utilizzano.
COME EVITARE UN ARRESTO CARDIACO?
IN SITUAZIONI D'EMERGENZA CONTA SALVARE LA VITA
Questo perché, in una fetta della popolazione, permane la convinzione che si debba essere necessariamente esperti per utilizzare il dispositivo salvavita. E perché, soprattutto tra chi conosce la legge, resiste il timore di poter imbattersi in ripercussioni legali. Cosa accade se non si è adeguatamente formati e, al termine della rianimazione, la persona colpita da arresto cardiaco muore? In teoria nulla, dal momento che «l’impiego di un defibrillatore esterno semiautomatico da parte di persona estranea al settore sanitario, in situazioni di obiettiva urgenza, non costituisce reato e rappresenta attività lecita», è il parere dell'Accademia Internazionale di Salvataggio e Rianimazione. Ma la legge comunque c'è e la paura di poter passare da possibili salvatori a imputati per l'eventuale morte di una persona (per esercizio abusivo della professione medica) contribuisce a rendere più basso il numero dei salvataggi, rispetto ad altri Paesi in cui l'uso del defibrillatore è più incentivato.
Il dubbio dunque permane, sebbene sia ormai acclarato che più tempestivi (e appropriati) sono i primi soccorsi, maggiori sono le probabilità di salvare una persona colpita da un arresto cardiaco. L'ultima conferma giunge da uno studio pubblicato sulla rivista Jama Cardiology che, pur riferendosi ai soccorsi ospedalieri (dunque nella maggior parte dei casi in seconda battuta), ha evidenziato un'ampia variabilità nei tassi di sopravvivenza a seconda della qualità delle prestazioni fornite dai servizi di medicina d'urgenza di 112 strutture statunitensi. Le variazioni nel numero di pazienti sopravvissuti) sono risultate ampie, fino al 56 per cento. Nella peggiore sono stati registrati zero salvataggi (rispetto a 36 pazienti), nella migliore 66 (su 228 soccorsi). Vero è che sui tassi di sopravvivenza incidono anche le condizioni dei singoli pazienti, ma avendo considerato oltre 43mila persone, i dati confermano la necessità di investire sulla formazione, per arrivare a fare la differenza contro l'arresto cardiaco.
EVENTI IN TUTTA ITALIA FINO AL 21 OTTOBRE
È quello che, in tutta Italia, si farà dal 15 al 21 ottobre, in occasione di «VIVA! la settimana per la rianimazione cardiopolmonare» (promossa dall’Italian Resuscitation Council, Irc), con iniziative e incontri per insegnare il primo soccorso (clicca qui per scoprire cosa fare se una persona viene colpita da un arresto cardiaco). Nell'occasione sarà presentato anche un nuovo strumento che utilizza la realtà virtuale (come in fotografia) per addestrare adulti e alunni nelle scuole. A partire da dicembre, l'Irc organizzerà eventi di sensibilizzazione nelle scuole (per informazioni: info@ircouncil.it).
I dieci farmaci che hanno cambiato la medicina in 70 anni
Cloropromazina (1953) Si tratta del primo antipsicotico, sintetizzato nel 1951 e lanciato in Gran Bretagna nel 1953. Secondo gli esperti, il farmaco ha rappresentato una rivoluzione nell'assistenza alle persone affette da schizofrenia. A partire dalla cloropromazina, sono state sintetizzate le successive molecole utilizzate per il trattamento della depressione, della fase maniacale del disturbo bipolare e degli stati di agitazione
Vaccino antipolio (1955) Si tratta del primo antidoto utilizzato all'interno di un programma di vaccinazione voluto dal sistema sanitario inglese (Nhs). Le stime dicono che, soltanto in Inghilterra, sia stato in grado di prevenire diecimila decessi negli ultimi sessant'anni
Pillola anticoncezionale (1961) La contraccezione orale ha rappresentato una novità assoluta, perché per la prima volta è stato proposto a persone sane di assumere un farmaco. In questo modo si è contribuito a ridurre le gravidanze indesiderate e l'incidenza del parto pretermine e della morte fetale
Penicilline di seconda-quarta generazione (1961) Ampicillina, Amoxicillina e Flucloxacillina: queste le penicilline considerate più innovative, a poco più di trent'anni dalla messa a punto della prima (1928). L'impiego di questi farmaci ha ridotto i tassi di infezione nelle procedure chirurgiche
Betabloccanti (1965) I betabloccanti vengono utilizzati principalmente come antiaritmici, antipertensivi e antianginosi. Il primo a essere usato fu il propanololo. L'impatto, oltre che sulla salute dei pazienti, è stato significativo anche per le casse dello Stato, grazie a una notevole riduzione nel numero dei ricoveri
Beta agonisti (1969) Il salbutamolo, primo beta agonista a lunga durata, ha rivoluzionato l'approccio terapeutico all'asma e alla broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), malattie che fino agli anni '60 determinavano un numero di decessi ben più alto rispetto a quanto registrato in seguito
Tamoxifene (1972) Il tamoxifene è un farmaco antitumorale assunto per via orale, scoperto casualmente mentre si cercava di sintetizzare un nuovo anticoncezionale. Inizialmente venne utilizzato nei casi di tumore mammario metastatico con buoni risultati, ma s'è poi scoperto che è in grado di prevenire la ripresa della malattia (recidiva) in donne già operate per tumore al seno
Immunosoppressori (1983) Gli immunosoppressori (il primo è stato la ciclosporina) hanno rivoluzionato il campo dei trapianti d'organo, elevando i tassi di successo e riducendo i costi di ospedalizzazione. In seguito il loro utilizzo è aumentato: oggi sono impiegati per controllare anche le gravi manifestazioni allergiche e le malattie autoimmuni
Antiretrovirali (1987) La zidovudina è stato il primo farmaco messo a punto per trattare l'Aids, la sindrome da immunodeficienza acquisita provocata dall'Hiv. Secondo gli esperti, ha contribuito a evitare quella che avrebbe potuto essere una pandemia, riducendo sopratutto la trasmissione verticale (mamma-figlio) dell'infezione
Vaccino morbillo-parotite-rosolia (1988) Un primo vaccino per prevenire il morbillo fu reso disponibile nel 1963, quelli per la parotite e la rosolia furono resi disponibili nel 1967 e nel 1969. I tre vaccini sono stati combinati nel 1971 per diventare il vaccino morbillo-parotite-rosolia (MPR), offerto a tutti i cittadini inglesi dal 1988 a partire dall'anno di età, con una seconda dose prima di cominciare la scuola (tra i 5 e 6 anni)