Fino a oggi, in dieci mesi, il Covid-19 è costato la vita a oltre 60mila italiani. Questo è il dato - ufficiale e provvisorio - che assieme ad altri viene aggiornato ogni pomeriggio dopo le 17. Ma i decessi legati in maniera diretta o indiretta della pandemia provocata dal virus Sars-CoV-2 sono in realtà molti di più. C’è una quota di persone decedute a causa delle complicanze dell’infezione e mai intercettate. E una parte di vittime «indirette», colpite da (o già alle prese con) altre malattie e non messe nelle condizioni di curarsi durante l’emergenza sanitaria. Non contagiati, ma le cui condizioni si sono aggravate: fino alla morte. Sul totale dei decessi in più conteggiati durante la prima e più violenta ondata, quanti rientrano nei numeri ufficiali? Meno della metà (43.5 per cento). Questo vuol dire che, vista l’eccezionalità dell’evento in corso, pure la restante quota di vittime in eccesso è da ricondurre alla pandemia.
L’IMPATTO DEL COVID-19 SULLA POPOLAZIONE ITALIANA
In un Paese che fino a pochi mesi fa veniva celebrato per il tasso di longevità della sua popolazione, Covid-19 si è abbattuto come uno tsunami: a partire dagli anziani (l’età media delle vittime è 80 anni). Secondo l’Istat, fino al 31 agosto, in Italia si sono registrati oltre 475mila decessi: quasi 38mila in più rispetto a quelli attesi sulla base di una stima tracciata tenendo conto delle persone scomparse lungo la Penisola tra il 2015 e il 2019. Un incremento che corrisponde all’8 per cento e che è destinato (almeno) a raddoppiare entro la fine dell’anno. Ma che secondo gli esperti è comunque sottostimato. A confermarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Public Health, secondo cui (tra marzo e aprile) il tasso di mortalità è in realtà più che raddoppiato (+109 per cento). Questo è il dato medio nazionale, che da una parte vede le statistiche delle Regioni del Mezzogiorno (pressoché analoghe a quelli degli anni precedenti) e dall’altra fa registrare il primato dei Comuni più colpiti dalla prima ondata di Covid-19: con numeri cresciuti anche del 600 per cento in alcune aree del Nord Italia. Questo lo «scarto» rilevato partendo dagli unici due dati inconfutabili: il numero totale dei decessi e il dato relativo a quelli determinati da infezioni da Sars-CoV-2 documentate.







