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Cardiologia

Morte improvvisa negli sportivi: tragedia non sempre prevedibile

pubblicato il 26-05-2012
aggiornato il 08-09-2017

Il caso del calciatore del Livorno deceduto sabato riapre il dibattito sull'accuratezza delle visite mediche. Ma l'Italia resta un paese all'avanguardia, con controlli modello copiati in tutto il mondo. Ce ne parla la dottoressa Silvia Priori, cardiologa di fama internazionale

Morte improvvisa negli sportivi: tragedia non sempre prevedibile
 

Negli ultimi mesi abbiamo assistito troppe volte a morti improvvise di giovani sportivi. A partire dal calciatore del Bolton Fabrice Muamba, miracolosamente salvato dopo un infinito massaggio cardiaco, gli ultimi due mesi dell'anno sono stati un bollettino di guerra. Oltre ai decessi sui campetti di periferia abbiamo dovuto purtroppo registrare quelli del pallavolista Vigor Bovolenta, avvenuto lo scorso 24 marzo, e di Pier Mario Morosini in Pescara-Livorno dello scorso sabato. Ma come è possibile che ad atleti iper-controllati possano capitare episodi del genere?


A un'analisi superficiale verrebbe da pensare che nel nostro paese le visite mediche per l'idoneità sportiva vengano effettuate con troppa leggerezza. Ma non è così. Come dichiara la professoressa Silvia Priori, direttrice dell'Unità operativa di Cardiologia Molecolare all'Ospedale Fondazione Maugeri di Pavia e che da anni si occupa di questi casi, «Il livello di controllo in Italia sia nelle categorie inferiori sia a livello professionistico è esemplare. Il nostro è un sistema che viene preso da esempio positivo anche in paesi come gli Stati Uniti». Non a caso lo scorso anno l'NIH, l'istituto nazionale statunitense sulla salute, ha chiesto alla professoressa Priori e al dottor Domenico Corrado dell'Università di Padova di spiegare l'efficientissimo metodo di screening italiano per valutarne la possibilità di utilizzo come modello anche oltreoceano.


Un sistema dunque all'avanguardia ma che non può evitare che accadano incidenti come quello occorso a Morosini. La probabilità di morte improvvisa infatti non può essere sempre diagnosticata. Alla base di queste morti possono esserci dei fattori ereditari e dei fattori acquisiti. Mentre sui primi la possibilità di diagnosi è maggiore, sui secondi le difficoltà sono ancora molte. «Un classico esempio di fattore acquisito -spiega la Priori- è quello della miocardite. Alle volte un'infezione intestinale o delle vie respiratorie può andare a localizzarsi in maniera silente a livello cardiaco. Ciò può portare alla formazione di cicatrici che possono generare aritmie in grado di dare origine all'arresto cardiaco».

Oltre a queste infezioni silenti, una delle cause di morte improvvisa negli sportivi sono le malattie genetiche a elevato rischio aritmico. Fra queste vi è ad esempio la sindrome del QT lungo, un'anomalia della conduzione dell'impulso elettrico che genera il battito cardiaco. «Questa patologia -continua la Priori- può essere diagnosticata con un normale elettrocardiogramma. In alcuni casi però, anche un intervallo QT che rientra nella norma, in seguito ad un allenamento intenso ed alla perdita di troppi sali minerali, può assumere valori patologici».

Ma per questi casi, o per altre anomalie genetiche che interessano il cuore, non sarebbe possibile un'analisi a tappeto del Dna? Si potrebbero evitare delle morti procedendo con questa strategia? «In realtà i test genetici non escludono la presenza di una malattia cardiaca ma bensì la confermano. Purtroppo allo stato attuale non si conoscono tutti i geni coinvolti nelle patologie cardiache che causano morte improvvisa. Per questa ragione un test negativo che esclude eventuali mutazioni non garantisce la salute dell'atleta. Questo perchè potrebbe avere dei difetti sui geni ancora a noi sconosciuti» conclude la Priori. Allora come comportarsi?

L'approccio migliore sembra per ora essere quello che attualmente sta rendendo il nostro paese una nazione all'avanguardia in campo diagnostico, ovvero la valutazione costante di tutti gli atleti presso i centri di medicina sportiva di alta competenza. Ciò che si può fare di più è prestare maggior attenzione a sintomi quali svenimenti o palpitazioni durante l'attività sportiva. In questi casi è opportuno rivolgersi per un controllo presso centri specializzati nello studio delle aritmie nei giovani.

 

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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