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Cardiologia

Proteggere il cuore si può (ma occhio al peso)

pubblicato il 23-08-2011
aggiornato il 24-01-2017

Meno sale, meno grassi, meno fumo, terapie tempestive. Così diverse popolazioni hanno ridotto drasticamente infarto e ipertensione. Il vero rischio resta il sovrappeso: nel mondo è obeso 1 adulto su 10

Proteggere il cuore si può (ma occhio al peso)

Meno sale, meno grassi, meno fumo, terapie tempestive. Così diverse popolazioni hanno ridotto drasticamente infarto e ipertensione. Il vero rischio resta il peso: nel mondo è obeso 1 adulto su 10

Buone notizie per il cuore. Uno degli ultimi segnali positivi arriva dalla Gran Bretagna, dove negli ultimi 20 anni il pericolo di infarto miocardico per la popolazione è sceso costantemente del 6,5% l’anno.

Come?

Prevalentemente controllando i livelli di colesterolo, la pressione arteriosa e riducendo il numero di sigarette. Questo sostiene un report pubblicato sull’European Heart Journal, che però avverte: l’aumento di peso sta frenando questi progressi e può aumentare dell’11% i rischi cardiaci.

E’ L’OBESITA’ IL NUOVO ALLARME

Negli ultimi 30 anni i numero degli obesi nel mondo è raddoppiato, mentre nei Paesi più ricchi due parametri cruciali per lo stato di salute come la pressione sanguigna e i livelli di colesterolo si sono ridotti in maniera impressionante.

Morale: chili di troppo, ipertensione e colesterolo alto non sono più da considerare malattie esclusive delle nazioni ricche, ma stanno diventando problemi globali e interessano ormai soprattutto popolazioni a reddito medio-basso.

Sono queste le conclusioni di tre studi apparsi recentemente sulla prestigiosa rivista Lancet e condotti da esperti dell’Imperial College di Londra e dell’Harvard School of Public Health di Boston. L’indagine, la prima nel suo genere per estensione e volume di dati, ha esaminato lo stato di salute delle persone in 199 Paesi del mondo.

1 SU 10 OBESO

Secondo i dati presentati dai ricercatori anglosassoni, nel 2008 oltre un adulto su 10 nel mondo si poteva definire obeso (con un indice di massa corporea o BMI – rapporto fra peso in kg e quadrato dell’altezza in metri - superiore a 30). In tutto, 205 milioni di uomini e 297 milioni di donne. I chili in eccesso rappresentano un importante fattore di rischio per malattie cardiovascolari, diabete e tumori.  

ITALIANI IN FORMA

Sono gli abitanti delle isole del Pacifico i detentori del record massimo di indice di massa corporea, raggiungendo una media di 34-35 kg/mq (per farsi un’idea, è il BMI di una persona alta 1 metro e 65 che pesa 93 chili). Fra i paesi ad alto reddito, Stati Uniti e Nuova Zelanda mostrano gli indici più alti, mentre il Giappone vanta i cittadini più in forma.

In Europa il massimo BMI appartiene alle donne turche e agli uomini della Repubblica Ceca, il minimo alle donne svizzere e agli uomini francesi. Se in Europa occidentale la media è rimasta pressoché stabile nel periodo considerato, l’Italia fa storia a sé poiché è l’unico Paese in cui l’indice di massa corporea è diminuito per le donne fra il 1980 e il 2008, e per gli uomini ha segnato un incremento minimo.

MENO SALE , PRESSIONE NEI LIMITI

L’ipertensione, o pressione “alta” è il principale fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. Livelli oltre la soglia di guardia (pressione sistolica, o “massima” oltre i 140 mmHg e pressione diastolica, o “minima” oltre i 90 mmHg) nel 2008 riguardavano più o meno un miliardo di persone. Erano 600 milioni nel 1980, ma nonostante l’apparente balzo, dovuto all’aumento e all’invecchiamento della popolazione, il fenomeno è in leggero calo a livello globale e in marcata riduzione in Europa occidentale, in Australia e in Nordamerica.

Gli autori degli studi pubblicati su Lancet sottolineano come i cambiamenti più rimarchevoli siano con tutta probabilità da attribuire a un’accoppiata vincente fra il miglioramento degli stili di vita e i progressi della medicina. Una dieta con meno sale e più frutta e verdura, insieme a un rapporto più equilibrato con la bilancia si sono infatti affiancati alla diffusione dell’uso diffuso di farmaci antipertensivi.

I GRECI TENGONO BASSO IL COLESTEROLO

I livelli medi di colesterolo sono crollati in Europa, Nordamerica, Australia, ma sono aumentati in Asia e nell’area del Pacifico. Spettano comunque ancora all’Europa i record dei livelli più alti di colesterolo nel sangue, in Groenlandia, Islanda, Andorra e Germania, mentre i livelli più bassi sono fra le popolazioni africane. Ai Greci (e alla loro dieta mediterranea) le concentrazioni più basse di colesterolo fra i cittadini dei paesi ad alto reddito.

Destano qualche preoccupazione, invece, gli incrementi registrati in Giappone e in Cina, che stanno rapidamente raggiungendo i livelli medi europei, presumibilmente per l’introduzione massiccia di carne e grassi di origine animale nella dieta.

BUONE NOTIZIE

«Questi risultati ci rincuorano» ha commentato Majid Ezzati, docente dell’Imperial College di Londra che ha guidato il team di esperti internazionali. «Molti paesi sono riusciti a ridurre la pressione arteriosa e il colesterolo nonostante un aumento dell’indice di massa corporea, grazie al miglioramento nei controlli e nelle terapie, oltre a un uso più contenuto di sale e grassi saturi».

CHE FARE

«Questi dati – prosegue Ezzati - sono uno stimolo a incentivare le campagne a favore di una dieta più salutare, specie riducendo il sale, a tutti i livelli sociali e economici. Così come a implementare i controlli tramite il sistema sanitario di base. Questi temi dovrebbero riscuotere una speciale attenzione al meeting delle’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulle malattie non trasmissibili, previsto per il mese di settembre 2011».

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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