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Alimentazione

Alcol, otto milioni di italiani ne bevono troppo

pubblicato il 14-04-2016
aggiornato il 20-06-2017

Le bevande alcoliche risultano consumate da 34 milioni di connazionali. Nove "forti bevitori" su dieci non vengono intercettati in tempo utile. Due le categorie più a rischio: i giovani adulti e gli anziani

Alcol, otto milioni di italiani ne bevono troppo

Quasi otto milioni: a tanto ammonta la quota di consumatori a rischio di bevande alcoliche in Italia (34 milioni il totale degli over 11 che nel 2015 ne hanno consumata almeno una durante l’anno). Più o meno un decimo di questi (720mila) sono definiti bevitori «pesanti», ovvero persone capaci di consumare una quantità di alcol dannosa per la salute, sulla base delle indicazioni fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: più di quaranta (un litro di birra al cinque per cento o mezzo litro di vino al dieci per cento) e sessanta grammi al giorno (un litro di birra all’otto per cento o cinque bicchieri di vino al dieci per cento), a seconda che si parli di donne o uomini. Di questi, però, soltanto un ulteriore dieci per cento (poco più di settantamila persone) viene «intercettato» e indirizzato verso i servizi alcologici locali dov’è possibile ricevere supporto (ed eventuali farmaci) per avviarsi alla dissuefazione. La quota più rilevante rimane sommersa e dunque candidata a vedere progredire sul proprio corpo i danni indotti dall’alcol.

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IN ITALIA SI BEVE TROPPO NEL NORD-EST E NELLE REGIONI MERIDIONALI
 

A restituire questa istantanea è stato l’Istituto Superiore di Sanità (col supporto dell’Istat), nel corso dell’annuale giornata (quattordicesima edizione) dedicata alla prevenzione dai consumi di bevande alcoliche. A fare il punto della situazione Emanuele Scafato, direttore dell’osservatorio alcol dell’Istituto Superiore di Sanità e blogger della Fondazione Umberto Veronesi. «I bevitori pesanti sono pazienti che spesso presentano già danni d’organo e dipendenza». Così, nonostante i consumi pro capite risultino in calo rispetto a dieci anni fa (in Italia è pari a sei litri, contro una media della Regione europea di 9,82 litri), la prevalenza di questi forti consumatori di bevande alcoliche non induce a sentirsi tranquilli. Bevono più gli uomini delle donne, con una «differenza significativa nell’Italia Nord-occidentale e nelle regioni del sud, rispetto alla media nazionale», si evince dai dati diffusi nel corso della giornata. È il Molise la regione con la quota significativamente più elevata rispetto alla media nazionale di consumatori dannosi di sesso maschile. La prevalenza di consumatori dannosi di alcol tra gli uomini è superiore rispetto alla media italiana anche in Basilicata, Valle d’Aosta, Abruzzo e Sardegna. Piemonte e Toscana le aree del Paese in cui le donne consumano più alcol rispetto alla media nazionale.


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GIOVANI E ANZIANI A RISCHIO

Gli ultimi dati confermano quella che è un’istantanea appartenente all’Italia da diversi anni. Tra i consumatori più a rischio compaiono i giovani. Il «binge drinking» - etichetta con cui si identifica il consumo episodico di quantità eccessive di alcol (oltre sei bicchieri in una sola sera) - è un fenomeno sempre più diffuso, soprattutto tra i ragazzi. Nel 2015 - anno a cui fanno riferimento gli ultimi dati - il comportamento ha riguardato il 21 per cento dei ragazzi e il 7,6 per cento delle ragazze, con punte massime registrate nel range d’età compreso tra i 18 e i 24 anni. Nei ragazzi, tra 11 e 29 anni, il consumo di alcol è la prima causa di morte ed è spesso alla base di diversi incidenti stradali. Un decesso su tre (tra i giovani) potrebbe essere evitato non rimettendosi alla guida dopo aver bevuto. Ma, ed è questo l’aspetto più sottovalutato, anche gli anziani sono da considerare una categoria ufficialmente «sovraesposta» all’alcol.

ANZIANI A RISCHIO - Tra gli over 65 si registrano circa 2,7 milioni di consumatori a rischio: pari al doppio dei ragazzi. Ciò significa che «oltre alla necessità di promuovere interventi di prevenzione nelle scuole, occorre  guardare con attenzione anche agli anziani che generano costi molto maggiori per il Servizio Sanitario Nazionale (aumento dell’insorgenza di tumori e malattie neurodegenerative, ndr)», si legge nel rapporto.

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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