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Alimentazione

Da un ormone (Lipocalina-2) una possibile risposta all'obesità?

pubblicato il 20-01-2021

Scoperta l'azione della Lipocalina-2, che indurrebbe sazietà nelle persone in sovrappeso. Possibile immaginare lo sviluppo di un farmaco?

Da un ormone (Lipocalina-2) una possibile risposta all'obesità?

Trovato un ormone che, se presente in concentrazioni più elevate nel sangue, è in grado di indurre sazietà in chi è magro o sovrappeso (non invece nelle persone obese o gravemente obese, che quindi avvertono ancora fame). Per ora lo studio è stato completato nei topi, ma anche nei primati e in alcune prove sull’uomo. La ricerca, pubblicata sulla rivista eLife, punta a impiegare questo ormone, Lipocalina-2 (Lcn2), in una possibile strategia terapeutica per le persone chiamate a perdere i chili di troppo. Lcn2 viene prodotto dalle cellule ossee e si trova naturalmente negli umani e nei topi. Studi su questi ultimi mostrano che, somministrato a lungo, l’ormone riduce l’ingestione di cibo e ha così un effetto sul controllo del peso corporeo (senza intaccare il metabolismo).

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CON LCN2 INDOTTI A MANGIARE MENO?

«Lcn2 produce un segnale di sazietà dopo il pasto, spingendo i topi a mangiar meno e lo fa agendo sull’ipotalamo, che è parte del cervello», spiega Peristena-Ioanna Petropoulou, coordinatrice dello studio condotto dalla Columbia University (ma ora la ricercatrice lavora al Diabetes Centre di Monaco di Baviera). «Volevamo vedere se lo stesso effetto si produceva negli umani e se una dose di Lcn2 potesse penetrare la barriera sanguigna del cervello». Il gruppo di studiosi ha così prima analizzato quattro diversi esperimenti condotti in Europa e negli Stati Uniti su persone di peso normale, sovrappeso e obese. A ogni gruppo, dopo una notte di digiuno, è stato servito un pasto e misurata la quantità di Lcn2 nel sangue prima e dopo. Si è visto così che, negli individui normopeso, il livello dell’ormone si alzava di pari passo al grado di sazietà avvertito. Negli obesi - che presentavano più spesso una maggiore circonferenza della vita e l’alterazione di diversi indici metabolici - Lcn2 diminuiva invece dopo il pasto.


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Una notizia incoraggiante. Le persone che avevano perso peso grazie all’intervento chirurgico di bypass gastrico mostravano di aver riguadagnato la sensibilità all’Lcn2, rispondendo al trattamento. Questi comportamenti ricalcavano gli stessi osservati nei topi, suggerendo che Lcn2 possa diventare un nuovo «alleato» nella lotta all’obesità. Poi si è tornati alle prove su animali, somministrando loro Lcn2 per una settimana. E si è constatato che i primati mangiavano sensibilmente meno di prima, avvertendo un maggiore senso di sazietà. Gli esami del sangue hanno inoltre evidenziato che i livelli di trigliceridi e colesterolo nel sangue erano diminuiti. Così come il peso corporeo.


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DA LCN-2 UN NUOVO INDICATORE PER LA FUNZIONALITÀ DEL METABOLISMO?

«Abbiamo mostrato che la Lnc2 è in grado di penetrare nel cervello, raggiungere l’ipotalamo e diminuire la quantità di cibo ingerito. I nostri studi indicano che questo ormone può far calare l’appetito in presenza di una tossicità trascurabile e pongono le basi per più approfonditi test sull’uso clinico della Lcn2», conclude Stravroula Kousteni, docente di fisiologia e biofisica cellulare alla Columbia University. Secondo Annamaria Colao, direttore dell’unità organizzativa complessa di patologia neuroendocrina dell’azienda ospedaliero-universitaria Federico II di Napoli e presidente della Società Italiana di Endocrinologia, «Lcn2 potrebbe essere un nuovo marcatore del funzionamento del metabolismo. Resta da capire se Lcn2 nasca realmente dalle cellule ossee, come affermato nello studio».

 

LIPOCALINA-2: IL MISTERO DELL’ORIGINE OSSEA

Come indicatore di sazietà è più nota l’efficacia del Glp-1 analogo, una incretina che è prodotta dall’intestino e agisce rendendo più efficiente il metabolismo degli zuccheri. Questo ormone è già in commercio per il trattamento dell’obesità e (in dosi diverse) del diabete. Nella scala della sperimentazione clinica, più indietro è invece Lcn2. I dati, in questo caso, provengono dagli studi condotti su modello animale. Così si è visto che Lcn2, somministrato dopo i pasti a diversi primati, aumenta il senso di sazietà (fino circa a 12 ore) negli animali magri, un po’ meno in chi ha qualche chilo di troppo. Mentre quelli obesi non sembrano rispondere all’Lcn2. Si son fatte prove anche su uomini e donne. In queste ultime, nel gruppo di persone in sovrappeso, le variazioni di Lcn2 non sono state sempre concordi. Rimane dunque un punto da approfondire. Conclude Colao: «I ricercatori hanno anche considerato la relazione tra Glp-1 e Lcn2 e hanno visto che, dopo un pasto, aumentano ambedue. L’incremento maggiore è di Glp-1, ma il senso di sazietà sembra più legato all’Lcn2. Tornando all’origine di questo ormone, stupisce che derivi dall’osso che è sensibile al movimento, ma non al ciclo fame-sazietà. Probailmente potrebbe esserci qualche mediatore, nel mezzo, che dobbiamo ancora riconoscere e studiare».


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Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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