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Alimentazione

L'Istituto Superiore di Sanità "assolve" l'olio di palma

pubblicato il 26-02-2016
aggiornato il 11-05-2017

«Non ha effetti diversi sulla salute cardiovascolare rispetto alle altre fonti di grassi saturi». Manca una dose massima giornaliera consentita. Raccomandata prudenza per bambini, anziani, obesi e cardiopatici

L'Istituto Superiore di Sanità "assolve" l'olio di palma

«Non ci sono evidenze dirette nella letteratura scientifica che l’olio di palma, come fonte di acidi grassi saturi, abbia un effetto diverso sul rischio cardiovascolare rispetto agli altri grassi con simile composizione percentuale di grassi saturi e mono e polinsaturi. Come, per esempio, il burro». Sono chiare le conclusioni del responso fornito dall’Istituto Superiore di Sanità - il massimo ente istituzionale italiano in materia di salute pubblica - su uno dei temi più dibattuti degli ultimi mesi in ambito nutrizionale. Il documento è consultabile sul sito del Ministero della Salute.


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OLIO DI PALMA: DI COSA SI TRATTA?

Vergato da Umberto Agrimi (direttore del dipartimento di sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare), il parere è stato redatto in seguito alla richiesta giunta dalla direzione generale igiene degli alimenti e nutrizione del ministero sull' eventuale tossicità dell'ingrediente alimentare. L’olio di palma ha un'origine vegetale - deriva dalla polpa del frutto della palma da olio - e compare in tantissimi prodotti da forno, a partire da quelli per la colazione, nelle creme spalmabili, nei brodi, nelle zuppee in alcuni piatti pronti. L’ottanta per cento della produzione mondiale trova sbocco nel settore alimentare. L’olio di palma è composto per il cinquanta per cento acidi grassi saturi (quasi esclusivamente acido palmitico), per il quaranta per cento da acidi grassi monoinsaturi (acido oleico) e per il restante dieci per cento da acidi grassi polinsaturi (acido linoleico). Sul ruolo dei primi ci sono pochi dubbi: aumentando i livelli di colesterolo «cattivo» nel sangue, rappresentano un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. In primis l’infarto del miocardio.


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PRUDENZA CON BAMBINI, ANZIANI E OBESI

Il dibattito s’è accesso da più di un anno in ragione dei crescenti consumi di snack dolci e salati, soprattutto da parte dei bambini. A documentarli anche l’aumento di importazioni di olio di palma, che in Italia hanno raggiunto la quota di 1,6 milioni di tonnellate nel 2014. Da qui il “pressing” nei confronti delle istituzioni, che finora mai s’erano espresse sul profilo nutrizionale dell’olio di palma. L’Istituto Superiore di Sanità, sulla base delle informazioni tratte dalle pubblicazioni presenti in letteratura, precisa che «l'olio di palma non è nocivo di per sé né ha componenti specifiche in grado di provocare effetti negativi sulla salute. Tuttavia l'alto contenuto di grassi saturi di questo alimento è legato ai noti rischi cardiovascolari, in caso di consumi elevati». È lo stesso Istituto a specificare che «occorre avere particolare attenzione per alcune categorie di persone più a rischio per il consumo di grassi saturi: forti consumatori di prodotti industriali, obesi, cardiopatici, dislipidemici, anziani e bambini».

 

LE DIETE DEI BAMBINI DA RIVEDERE

Le preoccupazioni sono legate all’aumento dell’esposizione. Le linee guida internazionali raccomandano di mantenere l'assunzione di grassi saturi al di sotto del dieci delle calorie giornaliere. Gli italiani, però, sono già oltre: i bambini sfiorano il 12 per cento, gli adulti si fermano un punto percentuale più in basso. «Questo indica che è necessario ridurre per raggiungere i livelli di consumo accettabili, soprattutto nei bambini», commenta Marco Silano, direttore del reparto alimentazione e salute dell'Istituto Superiore di Sanità. Visto il suo prevalente utilizzo nei prodotti di origine industriale, la difficoltà sta nel misurare la «soglia» oltre cui i grassi saturi - e dunque anche l’olio di palma - danneggiano le arterie.

 

OLIO DI PALMA: ANCORA DIVERSI PUNTI IN SOSPESO

A ulteriore riprova degli effetti sulla salute dell' olio di palma, esclusivamente legati alla sua composizione in acidi grassi, nel rapporto si legge che «il suo consumo non è correlato all'aumento di fattori di rischio per malattie cardiovascolari nel soggetti normo-colesterolemici, normopeso, giovani e che assumano contemporaneamente le quantità adeguate di polinsaturi». Per Pasqualina Buono, docente di metodi e didattiche delle attività motorie all’Università Parthenope e ricercatrice al Centro di Ingegneria Genetica (Ceinge) di Napoli, «non vi sono ancora certezze condivise circa il ruolo che può avere l’olio di palma nei meccanismi di insorgenza del diabete di tipo 2, delle malattie cardiovascolari e dei tumori. Per cui, nel frattempo, conviene incrementare il consumo di olio d’oliva, noci, semi e pesce: alimenti ricchi di acidi grassi insaturi che riducono l’effetto di quelli saturi». 

 
@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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