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Come disintossicarsi dall’alcol?

pubblicato il 09-04-2014
aggiornato il 01-06-2017

Diffondere informazioni corrette sui rischi e i danni causati dall’alcol è la prima azione da compiere per accrescere la consapevolezza dei consumatori. Oggi si celebra l’Alcohol Prevention Day

Come disintossicarsi dall’alcol?

Quello delle Neknomination (un mix tra Nek che sta per “neck your drink”, bere a shot, e Nomination che sta per nomina). Il concetto è semplice: farsi un video mentre si beve un bicchiere di alcool a shot sfidando i proprio amici a fare la stessa cosa. Ecco l’ultimo fenomeno diffuso attraverso i social network che ha avuto quantomeno il merito di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sul rapporto tra giovani ed alcol. Inutile girarci attorno: il suo consumo costituisce il terzo fattore di rischio nel mondo per carico di malattia e mortalità prematura. In tutto il mondo il consumo dannoso si traduce in 2,5 milioni di morti ogni anno

Nell’Unione Europea l’alcol è la seconda causa di malattia e morte prematura. In Italia si parla di dipendenza da alcol per circa un milione di persone, mentre sono più di otto milioni i bevitori a rischio. Numeri che danno l’idea della portata del fenomeno negativo, e che saranno snocciolati oggi, nel corso della XIII° edizione dell’Alcohol Prevention Day, e per l’intero mese di aprile, promosso come mese della prevenzione alcologica.

 

COME RICONOSCERE LA DIPENDENZA

«L’identificazione precoce del rischio e l’incremento della capacità critica dei consumatori, in particolare dei più giovani, sono gli strumenti prioritari da utilizzare per contrastare stili di vita e di consumo non salutari - osserva Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità e presidente della Società Italiana di Alcologia -. L’occasione è utile per diffondere messaggi utili a contrastare l’impatto dell’alcol sulla società». Dal bisogno di informare e sensibilizzare è nata “Un finale migliore”, la prima campagna di sensibilizzazione promossa da cinque società scientifiche nazionali per «rimuovere lo stigma sociale e sanitario che non consente un’adeguata intercettazione del soggetto dipendente dall’alcol e non agevola la consapevolezza sociale della patologia conseguente, tanto diffusa quanto censurata».

L’iniziativa, patrocinata dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, punta sul web per diffondere messaggi corretti e dar voce a chi vive ogni giorno il dramma della dipendenza. Attraverso il sito www.unfinalemigliore.it è possibile leggere le esperienze di alcuni utenti che hanno deciso di condividere la propria storia, ricevendo la consulenza di un esperto. «L'obbiettivo è generare consapevolezza sulle vie di uscita e sull’impatto negativo che l’alcol ha sulla vita del dipendente e di chi gli sta accanto - afferma Fausto D'Egidio, presidente della Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze (Federserd) -. È necessario far capire l’importanza dell’intervento precoce dello specialista, chiamato a evitare complicazioni legate ad altre patologie correlate all'abuso di alcol».

 

COMPORTAMENTI DA EVITARE

Le linee guida diffuse dall’Inran nel 2003 non sembrano più attuali. Sebbene i numeri in Italia siano in flessione da decenni, a preoccupare è la distribuzione del consumo in alcune categorie. La prevalenza dei consumatori a rischio è oggi pari al 23,9%, con valori superiori alla media nazionale in quasi tutte le regioni del Nord: a eccezione di Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna. Valori medi si registrano in tutte le regioni del Centro (tranne Abruzzo e Molise), mentre sono più bassi rispetto alla media nazionale in tutte le regioni del Italia meridionale: eccetto la Basilicata.

In tutta la nazione i più esposti al rischio sono gli adolescenti, a cui si raccomanda di posticipare il più possibile il consumo del primo drink: almeno oltre i 18 anni. Giovani, donne in gravidanza e allattamento ed ex alcolisti sono le altre categorie su cui gli specialisti chiedono di concentrarsi maggiormente.

@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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