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Per i disabili l'obesità un handicap in più

pubblicato il 02-09-2013
aggiornato il 12-01-2017

Una recente ricerca americana ha rilevato come siano più gravi le conseguenze dell'eccesso di peso nei pazienti affetti da un handicap. I rischi più insidiosi sono ipertensione e diabete. Le linee guida della Società italiana contro l'obesità

Per i disabili l'obesità un handicap in più

Una recente ricerca americana ha rilevato come siano più gravi le conseguenze dell’eccesso di peso nei pazienti affetti da un handicap. I rischi più insidiosi sono ipertensione e diabete. Le linee guida della Società italiana contro l’obesità

Disabili e, come se non bastasse, pure in sovrappeso. Di conseguenza esposti a un maggior rischio di sviluppare malattie a carico dell’apparato cardiovascolare e disturbi metabolici: quali il diabete di tipo II e la sindrome metabolica. Nonostante gli effetti di queste malattie risultino più gravi se a soffrirne sono portatori di handicap, i livelli di sorveglianza e prevenzione dell’obesità risultano spesso inferiori, se non inesistenti.

LO STUDIO - A riportare il tema in copertina è stato un recente studio pubblicato sull’American journal of Preventive Medicine da un gruppo di ricercatori del dipartimento di pubblica salute dell’università del Texas, dove si conta fino al 20% di disabili rispetto alla totalità della popolazione. Dal confronto tra due ampi gruppi di soggetti, disabili (11.556) e non (20.434), i cui dati sono stati tratti dalle rilevazioni effettuate dal National Health and Nutrition Examination Survey tra il 1999 e il 2010, è emerso un significativo divario nei tassi di obesità: 50% contro 32%. E, come se non bastasse, dal confronto tra tutte le categorie di peso è emerso come i disabili avessero un rischio più alto di ammalarsi di ipertensione, ipercolesterolemia e diabete di tipo II. In più: nei disabili è sempre stato riscontrata una percentuale più alta di grasso corporeo e una più ampia circonferenza della vita. Tutti fattori associati a un rischio più alto di mortalità. «È l’ulteriore conferma di quanto sia importante diffondere messaggi utili ed efficaci in termini di prevenzione - spiega Katherine Froelich-Grobe, professore associato di scienze del comportamento e promozione della salute all’università di Dallas -. La prevenzione, quando si ha a che fare con pazienti disabili, è ancora più importante. Le risorse per acquistare alimenti sani sono spesso limitate, così come la possibilità di praticare attività fisica. Per questo la gestione del peso diventa una priorità». Si stima che negli Stati Uniti ogni anno si spendano 400 milioni di dollari per far fronte ai costi sanitari delle disabilità. Una spesa che potrebbe essere largamente ridotta, se soltanto si pensassero efficaci strategie di prevenzione.

COME INTERVENIRE SUI DISABILI - Le strategie di intervento non dovrebbero fare troppe differenze: tra disabili e normodotati. «La persona con disabilità richiede un’attenta valutazione prima di iniziare un programma di esercizio fisico, soprattutto nel caso in cui sia presente anche una condizione di sovrappeso o di obesità - spiega Sara Emerenziani, gastroenterologa e nutrizionista del  Campus Biomedico di Roma -. In tal senso è importante che, accanto alle tradizionali figure specialistiche, ci sia un esperto delle pratiche riabilitative. Ma l’obiettivo primario, ovvero il mantenimento del peso, non fa differenza tra disabili e non. Valgono per tutti le recenti indicazioni della Società Italiana per la cura dell’Obesità (SIO)». Il Comitato paraolimpico Italiano (CIP) ha, tra le altre, la finalità di avvicinare alla pratica sportiva le persone disabili. Tra le iniziative degne di nota c’è il protocollo d’intesa siglato con il Miur (Ministero Istruzione Università e Ricerca) per potenziare l’ intervento a favore dei disabili anche nella scuola.

Fabio Di Todaro
@fabioditodaro


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