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Trovato nel terreno un nuovo antibiotico

pubblicato il 09-01-2015
aggiornato il 09-02-2017

La teixobactina è risultata efficace nei topi contro lo stafilococco aureo e il patogeno della tubercolosi. Venticinquemila morti l'anno in Europa a causa della resistenza

Trovato nel terreno un nuovo antibiotico

Manca ancora il riscontro sull’uomo. Ma i primi indizi sono talmente confortanti da portare gli autori della ricerca a definire «il risultato un punto di partenza per l’evoluzione e il superamento di questa problematica». Resistenza agli antibiotici, ecco una prima risposta. Arriva dal sottosuolo del Maine, piccolo Stato nordorientale degli Stati Uniti.

 

LA SCOPERTA

La notizia giunge dalle colonne di Nature. Un team della Northeastern University di Boston ha riferito che un composto prelevato da un campo,nei topi è risultato attivo contro lo stafilococco aureo resistente alla meticillina - presente sulla cute e sulle mucose del 20-30% delle persone sane, la sua diffusione è frequente e preoccupante soprattutto negli ospedali, dove trova persone con un sistema immunitario compromesso - e una serie di altri patogeni, tra cui l’agente che provoca la tubercolosi (mycobacterium tubercolosis). Teixobactina il nome dato a questo potenziale nuovo antibiotico, il cui effetto sull’uomo andrà adesso verificato per capire quante opportunità ci siano di vincere la resistenza che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, «a partire da questo secolo potrebbe portare alla morte di diverse persone per infezioni ordinarie e lievi lesioni». Se non si è ancora nell’era precedente la scoperta degli antibiotici, poco ci manca.

 

SVILUPPO INTERESSANTE

Il gruppo di ricerca di Boston da anni indaga l’opportunità di far crescere in laboratorio i batteri prelevati dal terreno. Finora, però, tutti gli esperimenti – poco meno di diecimila - si erano conclusi con un nulla di fatto. Fino al riscontro della teixobactina, una sostanza che s’è sviluppata in coltura ed è risultata anche letale per alcuni dei patogeni più aggressivi. Il composto è stato isolato dal batterio Eleftheria terrae (nella foto sopra) con l’impiego di alcuni nanotubi in grado di isolare i batteri uno a uno dal terreno per poi coltivarli nel suolo, facendone crescere tanti da poter studiarli. Al momento non ci sono alternative per valutare la risposta del 99% dei batteri che altrimenti non potrebbero essere esaminati. In questo modo si potrà dunque allargare la ricerca per scoprire nuovi antibiotici.

 

IL CONFRONTO CON LA VANCOMICINA

I risultati ottenuti con la teixobactina - in grado di legarsi a due lipidi di membrana largamente diffusi nei batteri, a differenza di molti altri composti che “attaccano” le proteine del patogeno - hanno superato quelli ottenuti con la vancomicina, un altro antibiotico a lungo utilizzato contro lo stafilococco aureo, prima che questo sviluppasse resistenza. Nei topi infettati con il patogeno il nuovo composto ha portato a un tasso di sopravvivenza pari al 100% utilizzando dosi inferiori a quelle di vancomicina normalmente somministrate. Il composto non è risultato efficace contro i batteri Gram-negativi, temuti negli ospedali per la loro resistenza ai farmaci attualmente in uso.

Ma secondo gli autori dello studio «la teixobactina potrebbe divenire una grande opportunità per le persone colpite da un’infezione da stafilococco aureo, dai ceppi più aggressivi di enterococco e dalla tubercolosi». La possibilità che nel tempo i batteri sviluppino resistenza anche alla teixobactina esiste «ma per la vancomicina ci sono voluti trent’anni. Speriamo che questo sia soltanto il punto di partenza di una serie di scoperte che ci permettano di superare il problema della resistenza agli antibiotici», ha chiosato Kim Lewis, direttore del centro di ricerca sugli antibiotici della Northeastern University di Boston e prima firma della pubblicazione.


@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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