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Tubercolosi, l’Italia punta a eliminarla entro il 2050

pubblicato il 10-10-2016
aggiornato il 03-03-2017

Gli esperti escludono un rischio epidemia legato all’afflusso di stranieri. Cinquemila casi di tubercolosi l’anno, ma i numeri sono in calo. Il caso della pediatra di Trieste colpita dalla malattia

Tubercolosi, l’Italia punta a eliminarla entro il 2050

La tubercolosi è tornata a fare notizia, nei giorni scorsi, con il contagio di una pediatra di Trieste, che ha costretto la Asl a richiamare gli oltre 3.400 bambini da lei assistiti per scongiurare la possibile trasmissione della malattia (è delle ultime ore la notizia di un bambino infetto). Il caso non è però eccezionale. In Italia ad ammalarsi sono quasi cinquemila persone ogni anno. Troppe? No, stando alle statistiche. «L’infezione non rappresenta un’emergenza per il nostro Paese», si sono affrettati a dichiarare gli esperti, riuniti nei giorni scorsi a Milano per il congresso della Società Italiana di Pneumologia. La tubercolosi, provocata dal mycobacterium tubercolosis, è sotto controllo e l’aumento dei flussi migratori non rischia di mettere a repentaglio la salute pubblica nel nostro Paese. Ciò non toglie che l’obiettivo rimanga quello di azzerare i nuovi casi, possibilmente entro il 2050.

 

COSì CANCELLEREMO LA TBC

È questa la scadenza che hanno fissato i vertici della pneumologia italiana, che hanno predisposto un piano graduale. . «L’attuale diffusione della tubercolosi in Italia rende possibile ipotizzare il raggiungimento dell’obiettivo nei tempi stabiliti - osserva Francesco Blasi, direttore dell’area cardio-polmonare e del centro adulti fibrosi cistica dell’ospedale Maggiore Policlinico di Milano e presidente della Società Italiana di Pneumologia -. Oggi riusciamo a ridurre ogni anno l’incidenza della malattia del 2-5 per cento, ma l’obiettivo è giungere a una riduzione annua del venti per cento. Il traguardo è raggiungibile focalizzando gli interventi nei gruppi a rischio ed elaborando piani di intervento per la tubercolosi associata alla migrazione».

 

MIGRANTI E TUBERCOLOSI

Nel nostro Paese, infatti, arrivano migliaia di migranti provenienti da Paesi dell’Africa subsahariana, dove l’endemia è elevata, e da Paesi dell’ex Unione Sovietica e del Medio Oriente dove, oltre a essere molto diffusa, la malattia è spesso causata da batteri multiresistenti, che non rispondono alle consuete terapie e sono correlati a una mortalità del cinquanta per cento. Secondo i dati del Ministero della Salute, dal 2004 al 2014 in Italia il numero dei casi di tubercolosi notificati oscilla intorno ai 5.000 ogni anno, oltre la metà dei quali diagnosticati in stranieri. 

 

SERVE UN NETWORK PER DIAGNOSI APPROPRIATE

Il documento redatto dagli esperti punta anche alla creazione di una rete di sorveglianza capillare e coordinata: «In Italia esistono già laboratori in grado di effettuare diagnosi all'avanguardia in brevissimo tempo - afferma Blasi -. Dobbiamo far sì che possano essere accessibili attraverso un network di centri collegati fra loro e che sia creato un Piano nazionale per l'introduzione di test molecolari rapidi, così da caratterizzare i bacilli per tutti i pazienti individuati al fine di conoscere i ceppi che più si stanno diffondendo». A preoccupare maggiormente, come spiegato da Giovanni Battista Migliori, direttore del centro di collaborazione dell’organizzazione Mondiale della Sanità per la tubercolosi e le malattie polmonari della Fondazione Maugeri di Tradate, «sono i casi di infezione tubercolare latente e dei ceppi multiresistenti quelli che più preoccupano e che spesso occorre gestire attraverso una collaborazione con colleghi di altri Paesi. Vorremmo perciò attivare un consiglio sulla tubercolosi in italiano, per una corretta gestione interdisciplinare dei casi e l’uso razionale dei nuovi farmaci».

 

NESSUN RISCHIO PARTICOLARE A TRIESTE

Di tubercolosi si è tornati a parlare in occasione del recente fatto di cronaca di Trieste, dove una pediatra si è ammalata. I pazienti da 0 a 6 anni vaccinati negli ultimi mesi nel suo laboratorio saranno sottoposti al test della tubercolina, con cui si diagnostica l’infezione polmonare (che soltanto nel dieci per cento dei casi evolve però in malattia). Per avere i risultati definitivi, sarà necessario attendere due mesi. ma dai primi esami si è già scoperto che un bambino ha contratto l'infezione, senza però sviluppare la malattia. In ogni caso per i bambini con meno di un anno è stato deciso di adottare la profilassi di emergenza, anche in caso di test negativo. Come ripetuto nel corso del convegno, comunque, le probabilità di contagio sono molto basse.

 

COME SI TRASMETTE LA TUBERCOLOSI

Per contrarre la tubercolosi - la trasmissione avviene per via aerea: tramite saliva, starnuto o colpo di tosse - è infatti necessario che la carica batteria sia molto elevata, ma soprattutto che il contatto abbia una durata media di otto ore, a una distanza di un metro. Condizioni che permettono ai genitori triestini di stare piuttosto tranquilli. A ogni modo la Asl ha messo a disposizione il proprio numero verde - 800-991170, attivo dalle 8 alle 20, dal lunedì al venerdì - per chiarire i dubbi residui.


@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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