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La formazione di nuovi vasi alla base del mieloma multiplo

pubblicato il 06-07-2016
aggiornato il 06-09-2017

Le interleuchine sono responsabili dei processi di angiogenesi che favoriscono la crescita del mieloma. Colpirne i meccanismi è una promettente strategia terapeutica di cui si sta occupando Giulia Di Lullo

La formazione di nuovi vasi alla base del mieloma multiplo

Il mieloma multiplo è un tumore del midollo osseo che colpisce le cellule del sangue, in particolare le cellule immunitarie derivate dai linfociti B, e rappresenta la seconda neoplasia ematologica più diffusa. È un tumore tipico dell’età avanzata e in Italia colpisce circa 5300 persone ogni anno. Le modalità di trattamento del mieloma stanno rapidamente evolvendosi; nonostante ciò, il mieloma attualmente è incurabile, a causa delle frequenti ricadute e dello sviluppo di resistenza alla chemioterapia. Abruzzese di origine ma da moltissimi anni a Milano, Giulia di Lullo (nella foto) è una biotecnologa e lavora proprio sul mieloma multiplo, nel laboratorio di immunologia dei tumori all’Ospedale San Raffaele di Milano del capoluogo lombardo.

Giulia, di cosa ti occupi precisamente, grazie alla borsa di ricerca di Fondazione Veronesi?

«Studio i meccanismi di angiogenesi nel mieloma multiplo. Nei tumori, la formazione di nuovi vasi sanguigni, nota come “angiogenesi”, contraddistingue la progressione tumorale e rappresenta un marcatore prognostico negativo. Il tumore produce molecole segnale per favorire la formazione di nuovi vasi sanguigni per consentire l’apporto di sostanze nutritive ed eliminare gli scarti, promuovendo la sua stessa crescita. Nel mieloma multiplo, l’angiogenesi dipende da un’aumentata produzione, nel midollo osseo, di alcuni fattori che promuovono la formazione dei vasi (il più noto è il VEGF) rispetto ai fattori che la bloccano. Dati recenti indicano che le interleuchine IL-22 e IL-13, prodotte da un particolare tipo di linfociti T, noti come Th22, favoriscano la crescita tumorale e la resistenza del mieloma multiplo ai chemioterapici. Poiché tali interleuchine sembrano anche favorire l’angiogenesi in altri tipi di malattie, scopo del mio progetto è verificare se e come esse regolino la formazione di nuovi vasi nel mieloma multiplo».

Quali prospettive apre questa ricerca per le eventuali applicazioni alla salute umana:

«Tale studio servirà a chiarire i peculiari meccanismi angiogenetici del mieloma multiplo ed identificare nuovi bersagli terapeutici, che al momento può contare solo sugli inibitori del VEGF, che risultano poco efficaci se usati come monoterapia. Il perfezionamento delle strategie terapeutiche potrà aumentare la sopravvivenza dei malati di mieloma multiplo».

Avete già ottenuto alcuni risultati?

«Sì, abbiamo già pubblicato alcuni risultati su riviste scientifiche internazionali di settore, come Oncoimmunology. Piccoli passi verso l’obiettivo finale».

Ricordi l’episodio o il momento in cui hai capito che la tua strada era quella della scienza?

«Accompagnavo mia madre a un congresso di pediatria ad Ancona e per provare la mia capacità di capire l’inglese assistetti anche io al seminario tenuto dal Premio Nobel Luc Montagner sul virus da poco scoperto, l’Hiv. Rimasi estremamente affascinata e decisi che avrei voluto fare lo stesso lavoro».

Dove ti vedi fra dieci anni?

«Mi piacerebbe essere ancora a Milano, magari al San Raffaele, ma con una posizione indipendente, fondi miei propri e persone che lavorano per me. Vorrei diventare una persona di riferimento nel mio campo e partecipare a progetti multicentrici di ampio respiro e impatto».

Cosa ti piace di più della ricerca?

«L’indipendenza, l’amore della conoscenza, la curiosità, il metodo sperimentale».

E cosa invece eviteresti volentieri?

«Gli alti e bassi di umore».

Quale figura ha ispirato la tua vita?

«Il mio papà, per la sua correttezza morale e lealtà. La mia mamma per la sua tenacia e determinazione. Il professor Siccardi, per la sua umanità e per il suo modo di rendere il lavoro di ricerca amabile come un gioco. Il professor Lanzavecchia, per il suo approccio sperimentale».

Quali pensi che saranno i filoni più promettenti della ricerca biomedica per i prossimi anni?

«Gli studi sul microbioma, ovvero le interazioni tra i nostro organi e le varie popolazioni di microorganismi che abitano nel nostro organismo. Le applicazioni sono molteplici: tumori del tratto digerente, intolleranze e allergie alimentari, diabete e malattie metaboliche, malattie autoimmuni».

Cosa ne pensi dei “complottisti” e delle persone contrarie alla scienza per motivi “ideologici” (ad esempio, gli antivaccinisti)?

«Io credo che si alzino i muri contro ciò che non si conosce o che si conosce male. Una maggiore attività informativa e una comunicazione più chiara e meno sommaria dei contenuti scientifici da parte dei media potrebbero far capire come funziona la ricerca per raggiungere risultati utili per tutti, per migliorare la qualità di vita, ma anche per sfruttare meglio le risorse e ridurre i danni ambientali».


@ChiaraSegre

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Chiara Segré
Chiara Segré

Chiara Segré è biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza. Ha lavorato otto anni nella ricerca sul cancro e dal 2010 si occupa di divulgazione scientifica. Attualmente è Responsabile della Supervisione Scientifica della Fondazione Umberto Veronesi, oltre che scrittrice di libri per bambini e ragazzi.


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