Chiudi
L'esperto risponde

«Attenti agli occhi»: come ridurre i rischi in emergenza Covid-19

pubblicato il 04-05-2020

I consigli utili su controlli, lenti da vista e occhiali per minimizzare i rischi di contagio e di danno agli occhi a causa del Covid-19

«Attenti agli occhi»: come ridurre i rischi in emergenza Covid-19

«Attenti agli occhi»: come gestire terapie, controlli, lenti da vista e occhiali durante l’emergenza Covid-19? Meglio utilizzare lenti a contatto giornaliere e lavare gli occhiali tutte le sere, dicono gli esperti, che offrono consigli pratici per chi soffre di disturbi oculari e l’invito a non ritardare cure o visite per timore, perché per certe malattie si rischia di compromettere per sempre la situazione.

 

NON TOCCARE VISO E OCCHI

Ognuno di noi si tocca il volto centinaia di volte al giorno, quasi sempre in modo involontario o senza rendersene conto. È un’abitudine che forse, prima dell’emergenza Coronavirus, nessuno di noi sospettava di avere. Sebbene Covid-19 si trasmetta principalmente per via aerea,abbiamo ormai tutti compreso che anche toccarsi bocca, naso, occhi con mani sporche, potenzialmente contaminate, è una gestualità che dovremo imparare a controllare.

 

PRECAUZIONI CON LE LENTI A CONTATTO

Un’attenzione maggiore devono certamente averla i portatori di lenti a contatto, che sono potenzialmente più suscettibili all’infezione per almeno tre ragioni: perché le mani possono portare il virus all’occhio e questo gesto è più frequente in chi usa lenti o occhiali; perché tosse o sternuto di una persona infetta possono veicolare il virus sulle lenti a contatto di una persona situata nelle vicinanze (meno di 1,5 metro) attraverso le goccioline emesse nell’aria; e, infine, per il fatto che la congiuntiva è una delle vie preferenziali di penetrazione del virus nell’organismo. «Sebbene, oggi, non sia ancora mai stato isolato il virus Covid-19 nelle lacrime, il rischio di contagio per chi adopera protesi esterne o occhiali è maggiore – spiega Lucio Buratto, direttore scientifico del Centro Ambrosiano Oftalmico CAMO di Milano -. Quando una persona si mette le lenti a contatto lo fa usando le dita e se queste sono contaminate il rischio di contagio c’è. Per questo sarebbe meglio usare lenti giornaliere almeno fino a quando non passa questa epidemia, ragionevolmente quindi per un anno a partire da ora».

 

COSA FARE CON GLI OCCHIALI

Occhiali da vista o da sole non fanno «da barriera» difendendoci dal virus? «In realtà il pericolo è sempre in agguato perché si tende a toccarsi spesso il viso per sistemarli – sottolinea Buratto -. Inoltre, il virus può depositarsi anche sulle superfici di lenti e montature. Per questo gli occhiali necessitano di detersione frequente e di uso attento: l’ideale è lavarli almeno tutte le sere, con detergenti non alcolici, in modo da non alterare lenti o montatura (e asciugarli con salviettine morbide monouso) ».

 

COSA SI SA DEL LEGAME FRA COVID-19 E OCCHI?

«E’ dimostrato che la congiuntiva è una possibile via di penetrazione del virus. Per questo si ripete sempre la raccomandazione di non toccarsi gli occhi, in quanto le mani potrebbero essere contaminate. Mantenere le distanze di sicurezza (un metro o un metro e mezzo) evita anche che una persona infetta tossendo, starnutendo o (in misura minore) parlando invii, attraverso le goccioline, il virus agli occhi delle persone situate vicino. Ancora nulla si sa, invece, circa eventuali patologie oculari che potrebbero essere provocate dall’infezione di coronavirus».

 

PRESTAZIONI OFTALMOLOGICHE

In questo momento cosa succede in Italia sul fronte patologie degli occhi? «Questo è un grosso problema. In Italia ogni anno vengono eseguite circa tre milioni di prestazioni oftalmologiche, che vanno dalla semplice prescrizione di occhiali alle iniezioni di farmaci intravitreali (per chi soffre di patologie severe), dagli interventi chirurgici “di routine” come ad esempio quelli di cataratta, fino a quelli più complessi. Ora è tutto fermo. Sia negli ospedali che nelle altre strutture oftalmologiche si eseguono pochissime prestazioni mediche e sono quasi tutte di urgenza. In parte perché sono stati gli ospedali a chiudere i reparti per far spazio ai pazienti con Covid (specie qui in Lombardia), in parte perché molti pazienti preferiscono non andare dal medico perché hanno paura del contagio. Al CAMO usiamo maschere, guanti e occhiali già dal 20 di febbraio e abbiamo messo in atto tutti i meccanismi possibili di prevenzione dell’infezione (distanza tra sedie, separazione spaziale tra le persone, erogatori di prodotti sanitizzanti, mascherine gratuite per chi viene in ambulatorio), eppure malgrado ciò molte persone non vengono a fare visite».

 

COSA NON DOVREBBE ESSERE RIMANDATO

Ci sono pazienti che rischiano di veder compromessa la vista per i ritardi dovuti al virus? «Ci sono prestazioni oftalmologiche che possono essere rinviate (ad esempio prescrizione di occhiali, interventi di miopia, cataratta ed altro) senza che il paziente subisca dei danni. Non è così per le iniezioni intravitreali, per i trapianti di cornea (chi accetterà più organi o parti di organo di donatore con questa pandemia in corso?), per gli interventi di glaucoma e per altre patologie, dove un ritardo di mesi può comportare danni permanenti alla vista. In particolare le iniezioni intravitreali sono oggi la terapia più efficace nel combattere la maculopatia senile umida che provoca tanti danni alla vista degli anziani. Queste iniezioni vanno fatte, per essere efficaci, in un certo numero per anno e con una frequenza definita. Ma la gran parte delle strutture che prima del Covid-19 faceva iniezioni ora sono ferme o ne fanno pochissime. Un vero danno per la vista degli anziani che già hanno pagato un prezzo molto caro dalla pandemia Codiv-19». C’è un’idea di quando si potrà riprendere con la normale attività? «Uno dei primi morti da coronavirus è stato un oftalmologo cinese e ciò ha ovviamente allarmato molto gli oftalmologi a livello planetario. Quindi siamo stati forse i primi tra i medici a comprendere i rischi di una infezione da Covid-19 e fin dall’inizio abbiamo preso tutte le necessarie precauzioni per i nostri pazienti, per noi e naturalmente per chi lavora con noi. Per questo saremo anche tra i primi medici a ripartire».

 

URGENZE: NON AVERE PAURA DI AMBULATORI E OSPEDALI

Esistono consigli utili per non aggravare una patologia che potrebbe poi richiedere un'urgenza? «Non si può generalizzare. E’ importante però dire che, in caso di dolori, incidenti, problemi visivi gravi o qualsiasi cosa che abbia le caratteristiche di un’urgenza bisogna vedere un medico. E non bisogna avere paura d’andare in ospedale per il rischio d’infezione perché le visite oggi sono controllate da precise regole: poche persone, ampi spazi per distanziare, aerazione, mascherine e guanti per tutti».

Vera Martinella
Vera Martinella

Laureata in Storia, dopo un master in comunicazione, inizia a lavorare come giornalista, online ancor prima che su carta. Dal 2003 cura Sportello Cancro, sezione dedicata all'oncologia sul sito del Corriere della Sera, nata quello stesso anno in collaborazione con Fondazione Umberto Veronesi.


Articoli correlati


Commenti (0)


In evidenza

Torna a inizio pagina