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Neuroscienze

La dieta povera contro l’Alzheimer

pubblicato il 22-01-2014
aggiornato il 06-06-2017

La prevenzione delle malattie neurodegenerative passa da una dieta povera di zuccheri, grassi, sale e proteine animali. Ma anche no al fumo e sì allo sport

La dieta povera contro l’Alzheimer

No al fumo. Sì all’alcol, ma in quantità moderate. Via libera al consumo di frutta e verdura e all’attività fisica, passi necessari per chi intende mantenere il peso nei limiti. Accorgimenti che non contribuiscono soltanto al benessere fisico, ma anche della mente. Così invecchiare con meno fatica diventa più facile per tutti.


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SALUTE MENTALE

Per molti risulta difficile credere che l’insieme di questi comportamenti, a partire da un’attività fisica moderata ma regolare, sia alla base della prevenzione delle demenze: numeri alla mano, dovute principalmente al morbo di Alzheimer. E invece, in attesa di scoprire come curare la più temuta malattia neurodegenerativa, conviene seguire alla lettera le indicazioni, per agire attivamente nel campo della prevenzione. L’ultima conferma arriva da una ricerca pubblicata su Plos One, secondo cui il rispetto di uno stile di vita più equilibrato è associato a un aumento della sopravvivenza e a una minore probabilità di dover affrontare malattie degenerative: anche della mente. Dopo aver osservato per trent’anni un gruppo di 2.235 uomini, di età compresa tra 45 e 59 anni, i ricercatori inglesi hanno notato come l’aver seguito almeno quattro delle cinque raccomandazioni generasse un rischio più basso di andare incontro al diabete e ad altre complicanze cardiovascolari. Un nesso che, seppur di minor entità, è stato riscontrato anche rispetto all’incidenza del cancro.


A DIFESA DEI NEURONI

Lo stile di vita gioca un ruolo non secondario nell’insorgenza delle malattie neurodegenerative. La conferma arriva dai dati epidemiologici. Se in Italia si contano poco più di 600mila malati, un quinto dei quali in Lombardia, in Africa se ne contano un terzo e in India un quinto. Segno che l’industrializzazione e la società del benessere non ci difendono, anzi. Come spiegare questi dati? Con la dieta, innanzitutto. «È ormai dimostrato che un regime alimentare povero di zuccheri semplici, sale, grassi e proteine animali ha un effetto protettivo sulla fitta rete di neuroni - afferma Elio Scarpini, neurologo e responsabile del centro Alzheimer dell’ospedale Maggiore di Milano -. Stesso discorso può essere esteso al fumo, altrettanto pericoloso per la mente. Quanto all’alcol, invece, sembra che un moderato consumo abbia un effetto protettivo, se si è visto come chi beve un bicchiere di vino al giorno abbia una prospettiva di vita più lungo rispetto a chi è astemio. Considerando tutti questi fattori, emerge come un regime alimentare povero ci difenda dal rischio di andare incontro alle malattie neurodegenerative».


LA DIETA NON BASTA: SERVE ANCHE LO SPORT

Ma alla dieta è necessario abbinare un’adeguata razione di attività sportiva. Bastano trenta minuti al giorno di camminata veloce per migliorare la circolazione sanguigna e rendere così più adeguato l’apporto di ossigeno e glucosio alle cellule nervose. Nuoto, passeggiate in bicicletta, jogging: tutto, in considerazione dell’età e delle condizioni fisiche, aiuta a mantenere la mente in salute.

 

@fabioditodaro

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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