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Oncologia

Tumori del sangue: i tempi stanno cambiando

pubblicato il 12-12-2017
aggiornato il 25-01-2018

Novità in vista per tumori del sangue, le leucemie, i linfomi e il mieloma multiplo. Gli aggiornamenti dal Congresso di Ematologia di Atlanta

Tumori del sangue: i tempi stanno cambiando

ATLANTA (USA) - Novità in vista per tumori del sangue, le leucemie, i linfomi e il mieloma multiplo. «The Times They Are A-Changin, I tempi stanno cambiando, cantava nel 1964 il vincitore del premio Nobel per la Letteratura 2016 Bob Dylan. Il suo riferimento era al movimento dei diritti civili e alla musica folk dell’epoca, ma il concetto è calzante e attualissimo per il mondo dell’ematologia quest’anno». Così Stephen Ansell, oncologo ed ematologo della statunitense Mayo Clinic ha aperto nei giorni scorsi ad Atlanta i lavori del 59esimo congresso della Società Americana di Ematologia (ASH).

Sono infatti moltissime le novità presentate durante il congresso, dedicato principalmente ai tumori del sangue, patologie poco frequenti se prese singolarmente, ma che considerate nel loro insieme colpiscono circa 32.000 italiani ogni anno. «Tante sono le nuove diagnosi annue nel nostro Pase, quasi un decimo di tutti i tumori in Italia - commenta Giovanni Pizzolo, vicepresidente della Società Italiana di Ematologia -, ma nel complesso sono qualche centinaio di migliaia i connazionali che sono guariti o che convivono bene e a lungo con una neoplasia ematologica».

 

FARMACI PIÙ MIRATI CONTRO IL MIELOMA

  • Professor Pizzolo, quali sono le novità principali presentate al congresso di Atlanta?

«Sono diverse e quasi tutte riconducibili ai risultati degli studi clinici basati sull’impiego di nuovi farmaci, spesso con meccanismi di azione nuovi e sempre più orientati a colpire selettivamente ed efficacemente punti strategici nella crescita delle cellule tumorali. Partiamo dal mieloma, per il quale sono stati confermati i risultati di nuovi approcci basati su strategie integrate con varie combinazioni di nuovi medicinali (anticorpi monoclonali e immunoterapia), mirati non solo a distruggere le cellule cancerose colpendole direttamente nei loro meccanismi vitali, ma anche attivando contro di loro l’armata difensiva dell’organismo. Complessivamente i risultati mostrano che cresce il numero di malati che rispondono positivamente alle cure, si allunga il periodo di assenza di malattia (l’intervallo prima che il tumore si ripresenti) e dei sintomi, consentendo un netto miglioramento della qualità di vita».

 

NUOVE TERAPIE CONTRO LE LEUCEMIE

  • E per quanto riguarda la leucemia?

«I progressi più significativi riguardano la leucemia linfatica cronica: è stata confermata, su casistiche più ampie e con un periodo di osservazione prolungato, la straordinaria efficacia di farmaci non chemioterapici e ad assunzione orale. In particolare ibrutinib, idelalisb e venetoclax sono gli apripista di una schiera di altri medicinali di simile tipologia che ora sono sperimentati anche in associazione tra loro o con anticorpi monoclonali e/o chemioterapia tradizionale. I risultati preliminari di queste nuove strategie di associazione presentate ad Atlanta lasciano intravedere risultati ancora più promettenti di quelli, già importanti, ormai ottenibili nella maggior parte dei pazienti. Ne traggono grande giovamento soprattutto le forme più aggressive (in particolare quelle caratterizzate dalla presenza della mutazione del guardiano del genoma chiamato p53) nelle quali le strategie chemioterapiche tradizionali funzionano molto poco. La maggior parte di questi pazienti rispondono ora egregiamente alla cura e le risposte durano per lo più anni, non solo alcuni mesi come succedeva finora».

 

IMMUNOTERAPIA PER I LINFOMI

  • Molti studi, al congresso ASH, riguardavano anche i linfomi

«Sì, ci sono novità e conferme anche per questo vasto gruppo di patologie e soprattutto nel linfoma di Hodgkin, nel quale in circa il 15 per cento dei casi le strategie tradizionali falliscono. Al brentuximab vedotin (anticorpo monoclonale capace di portare all’interno delle cellule malate un “boccone avvelenato” che le uccide), in uso da non molto tempo con risposte buone ma di durata limitata nella maggior parte dei pazienti trattati, si sono ora affiancati nuovi efficacissimi farmaci non chemioterapici in grado di bloccare i meccanismi che frenano la risposta immunitaria dell’organismo contro il tumore. Sono i cosiddetti inibitori di certi “checkpoint” (PD1 e PD-L1). Le sperimentazioni hanno poi rinsaldato la straordinaria efficacia di nivolumab (il cui meccanismo d’azione si è dimostrato efficace anche in altre forme tumorali) e pembrolizumab, con risposte di buona qualità in quasi la metà dei pazienti trattati nei quali tutte le altre cure risultavano inefficaci».

  • Questi nuovi farmaci possono già ora essere impiegati nei pazienti?

«Alcuni hanno già ricevuto l’approvazione delle agenzie regolatorie americana (FDA) e europea (EMA) e sono già utilizzabili in alcuni paesi anche europei. In Italia la prescrivibilità, e quindi la possibilità di impiego, passa attraverso l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) presso la quale la maggior parte di questi nuovi farmaci hanno già completato il loro iter di approvazione. Per i nuovi farmaci non ancora autorizzati da AIFA l’accesso è comunque possibile grazie alla messa a disposizione del farmaco ad uso compassionevole da parte delle aziende produttrici».

 

LEUCEMIE, LINFOMI E MIELOMA: QUALCHE DATO

  • Quali sono i tumori del sangue più frequenti e qual è la prospettiva per chi si ammala?

«Nell’ordine, sono circa 14.000 ogni anno i nuovi pazienti con una delle varie forme di linfoma, 8.000 quelli con mielodisplasia o leucemia acuta, 4.500 con mieloma, 4.000 con una nuova diagnosi di leucemia cronica, con maggiore frequenza per la leucemia linfatica cronica. I risultati delle cure attuali sono piuttosto variegati nelle varie tipologie di tumore del sangue, taluni dei quali guariscono nella maggior parte dei casi: ad esempio nel linfoma di Hodgkin oltre 80 per cento; linfomi non Hodgin aggressivi circa il 50 per cento, con punte di oltre l’80 per cento per il linfoma di Burkitt, il linfoma B del mediastino e i linfomi diffusi a grandi cellule a presentazione favorevole. E si sale oltre l’85 per cento in caso di leucemia acuta promielocitica, o oltre il 90 per la leucemia acuta linfoblastica dell’infanzia. Tuttavia, in considerazione della più alta frequenza dei tumori del sangue nell’età anziana (oltre la metà dei pazienti supera i 60 anni e in questa fascia di età le strategie terapeutiche sono spesso condizionate dalla maggiore fragilità dei pazienti) e del fatto che talune forme sono intrinsecamente meno eradicabili (per esempio: le leucemie acute dell’anziano, le mielodisplasie, il mieloma, o anche i linfomi non Hodgkin indolenti e le leucemie croniche) possiamo calcolare che complessivamente i pazienti guariti definitivamente da un tumore del sangue siano attorno a un terzo del totale».

  • E se non c’è possibilità di guarigione?

«Oggi si ottengono nella maggior parte dei casi risultati fino a qualche anno fa impensabili, con un controllo della malattia talora così prolungato da non incidere sostanzialmente sulla prospettiva di vita naturale delle persone. Questo succede, per esempio, nella leucemia mieloide cronica grazie agli inibitori tirosin chinasici di prima (imatinib) o di seconda o terza generazione (nilotinib, dasatinib, ponatinib, bosutinib), e in una proporzione via via crescente di pazienti con leucemia linfatica cronica. Ma anche negli altri casi, per esempio nel mieloma, nei linfomi indolenti come il linfoma follicolare o la leucemia a cellule capellute, sopravvivenze di buona qualità per molti anni sono quasi la regola».

Vera Martinella
Vera Martinella

Laureata in Storia, dopo un master in comunicazione, inizia a lavorare come giornalista, online ancor prima che su carta. Dal 2003 cura Sportello Cancro, sezione dedicata all'oncologia sul sito del Corriere della Sera, nata quello stesso anno in collaborazione con Fondazione Umberto Veronesi.


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