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Il Codice Europeo IARC contro il Cancro: "Meglio non bere alcol"

Se si sceglie di bere si sappia che nessun limite è privo di rischi e non si faccia riferimento alle presunte proprietà salutistiche dell'alcol

Il Codice Europeo IARC contro il Cancro: "Meglio non bere alcol"

La IARC, Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha di recente emanato il nuovo Codice Europeo contro il cancro. In un estensiva disamina dell'evidenza scientifica in una pagina dedicata viene data risposta a tutte quelle domande cui di solito rispondo quotidianamente. Le linee guida internazionali, europee e molte linee guida nazionali hanno già acquisito formalmente queste indicazioni ben consapevoli che se si vuole combattere la cosidetta "epidemia cancro" prevista dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per i prossimi anni, puntualmente descritta nell'European Global Status Report on Alcohol di maggio 2014 e se si vuole contribuire a diminuire i 3.300.000 morti l'anno nel mondo causati dall'alcol, di cui oltre il 90% legati a cancro, cirrosi epatica e incidenti, occorre essere stringenti e rimuovere dal campo tutte le ambiguità.

Molti mi hanno scritto o contattato in merito alla ricezione postale dell'encomiabile iniziativa annuale dell'Associazione Italiana Ricerca sul Cancro, di cui io sono da anni convinto sostenitore. Io stesso ho ricevuto a casa, come molti in Italia, un cartoncino inn cui si elencano i "Piccoli e grandi piaceri che fanno bene" e cita testualmente "Un bicchiere di vino rosso. E' un potente ossidante ed è utile nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Ma mai esagerare".

Chi mi legge su questo blog sa come e su cosa la Comunità Scientifica e il mondo della Ricerca costruiscano le affermazioni che hanno importanti implicazioni di Salute Pubblica e la gente ripone la massima fiducia in ciò che i ricercatori affermano proprio sulla base del rigore attraverso cui i risultati vengono elaborati e proposti ai fini della prevenzione per la popolazione. Chi mi segue sa che ho già scritto in tempi recenti in merito alla questione sforzandomi di fornire con onestà intellettuale tutti gli elementi di giudizio raccolti sulla base dell'evidenza scientifica. Chi mi segue e mi conosce sa che sono solito separare i fatti dalle opinioni ed è a tutti chiaro che la polemica non è nelle mie corde; preferisco l'assertività reputando lo scontro e la denuncia (a cui molti si abbandonano) sterili mezzi strumentali, contrari al confronto e al vivere civile. Chi mi conosce, infine, sa che un approccio come quello da me privilegiato di analisi e valutazione ha esclusivo valore di principio e di tutela del diritto ad un informazione valida e oggettiva da porgere a tutti in maniera semplice per favorire scelte più informate possibili restando queste ultime nelle prerogative e responsabilità individuali. 

Come cittadino apprezzo lo sforzo di chiunque si adoperi nella ricerca e nella prevenzione ma da medico, gastroenterologo e ricercatore, oltre che cittadino competente, verifico sempre le fonti e, se possibile, mi faccio una valutazione motivata delle mie personali convinzioni. 

E' vero, confermo in qualità di ricercatore che 10 grammi di alcol, meno di un bicchiere di qualunque bevanda alcolica possono contribuire a diminuire (prevalentemente negli anziani, non negli adulti sotto la mezza età) il rischio di mortalità cardiocoronarica (non di tutte le malattie cardiovascolari...) e ciò è verificato anche per il diabete e per la calcolosi della colecisti MA ... allo stesso livello, secondo l'OMS e la ricerca indipendente internazionale, in quello stesso bicchiere si annidano rischi aumentati per oltre 230 patologie e almeno 8-12 tipi di cancro. E' il motivo per cui le linee guida sul consumo "a minor rischio" (perchè non esiste un livello di consumo privo di rischio) hanno abbassato drasticamente negli anni le quantità quotidiane consentite e incominciato a introdurre tutti i possibili "distinguo" a tutela della salute e del diritto.

Sono medico, gastroenterologo oltre che ricercatore e so che in bicchiere di vino ci saranno al massimo 1,50 mg di resveratrolo, principio attivo antiossidante insieme a svariati altri polifenoli la cui azione è indipendente dal veicolo, l'alcol, che anzi ne inibisce l'assorbimento. Per giungere ai circa 150 mg di principio attivo da assumere regolarmente per mesi al fine di garantirsi una riduzione di due-tre malattie e incrementare quello di oltre 200, occorrerebbe consumare, dimostrato sull'International Journal of Cancer da Jurgen Rehm e da altri, almeno 100 bicchieri di vino rosso.

Mi compete precisare che non c'è alcuna differenza in termini di bevande alcoliche da prendere in considerazione e che non è il vino al centro della puntualizzazione bensì l'alcol come cancerogeno, come la IARC, l'Agenzia OMS, esplicita nella sua monografia di oltre 400 pagine di evidenza scientifica raccolta in tutto il mondo.

L'European Code against Cancer pubblicato una settimana fa dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell'OMS di Ginevra che afferma che IL CONSUMO DI QUALUNQUE QUANTITA' INCREMENTA IL RISCHIO DI CANCRO, che una sostanziale limitazione è opportuna nel bere e che, comunque, se si vuole prevenire il cancro è meglio non bere.

Ciò vale principalmente per le donne per le quali superato il bicchiere di alcolico si vede incrementare del 7% il rischio di cancro della mammella, il 27% se la donna ha i recettori per gli estrogeni positivi nel tessuto mammario. 

Non sono un astemio totale...mai stato proibizionista e lungi dal voler impedire il piacere e la libertà del bere una qualunque bevanda alcolica (non fa nessuna differenza vino, birra, superalcolici... contano a parità di quantità consumate la gradazione, la frequenza, e la concentrazione di eccessi).  L'informazione corretta è: se si sceglie di bere lo si può fare MA sempre con estrema moderazione e nei limiti raccomandati dalle linee guida nutrizionali tenendo conto che nessun limite è comunque privo di rischi per la salute poichè l'alcol contenuto nelle bevande alcoliche è un cancerogeno accertato per l'uomo. Se si sceglie di bere lo si faccia per il piacere di bere e non nella convinzione innata o indotta che possa giovare alla salute. Non si può usare l'alcol come "farmaco" o come mezzo di prevenzione e la Corte di Giustizia sentenzia che non si può fare riferimento alle proprietà salutistiche dell'alcol.  Non si può semplificare un messaggio che è ormai appurato andrebbe sempre declinato per sesso e per età in funzione delle diverse fasi della vita che prevedono, al di là del genere di appartenenza, fasi fisiologiche  e metaboliche che espongono a vulnerabilità variabili addirittura da individuo ad individuo.

Ho già scritto sul blog tutto ciò... chi vuole può approfondire. 

Un bicchiere per il cuore? Non proprio per tutti, anzi...

Alcol e prevenzione: garantire scelte informate

Emanuele Scafato
@scafato 



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