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Ma qual è l’alimentazione giusta?

I media ci bombardano di notizie riguardanti le diete. Ma per interpretarle occorre spirito critico e una consapevolezza di fondo: nulla fa male in assoluto e i divieti sono spesso inutili

Ma qual è l’alimentazione giusta?

Le raccomandazioni dietetiche sono all’ordine del giorno sui media: sia quelli scientifici sia quelli divulgativi. Indicazioni di ogni tipo. Molte condivisibili, altre semplicemente curiose. Districarsi tra la giungla delle varie informazioni e raccomandazioni, dunque, non è compito facile. 

A rendere le cose ancora più complicate sono, a volte, gli stessi risultati di studi che sicuramente non mancano di rigore scientifico. Allora può risultare spiazzante venire a sapere che il consumo di latticini e dei suoi derivati, soprattutto quelli con una maggiore quantità di grassi, comporterebbe un minore rischio di sviluppare diabete, come illustrato in occasione del congresso dell’ultimo congresso dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete. Ancora, eravamo rimasti alla notizia che il consumo di caffè si associava a un minore rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. Ora però, in occasione del Congresso della Società Europea di Cardiologia sono stati presentati dati che suggeriscono come il consumo di caffè si associa a un aumentato rischio di pre-diabete. «Ho capito, ma tanto io questo rischio lo compenso evitando lo zucchero e siccome lo trovo troppo amaro ci aggiungo il dolcificante invece dello zucchero», può pensare più di qualcuno. Per nulla bene.

Recenti studi compiuti sull’animale da esperimento suggeriscono che l’uso del dolcificante condizionerebbe la flora batterica intestinale al punto da selezionarne ceppi di batter capaci di produrre sostanze in grado di favorire lo sviluppo del diabete. Insomma, una bella confusione. Latticini sì o latticini no? Magri o grassi? Caffè, sì: ma quanto? Con lo zucchero o col dolcificante? Per quanto singolari possano apparire questi risultati vale la pena che si faccia assieme una riflessione.

Innanzitutto i primi due studi (quello sui latticini e quello sul caffè) sono studi epidemiologici nei quali un numero enorme di fattori possono intervenire e interferire. In buona parte l’influenza di questi fattori viene scontata mediante opportune correzioni statistiche, ma si tratta pure bene di correzioni statistiche. In secondo luogo si focalizzano su particolare rischio, in questo caso il diabete, ma nulla ci dicono di eventuali altri rischi. L’eccesso di grassi potrebbe influenzare i livelli di colesterolo, come l’eccesso di caffeina potrebbe interferire con la regolazione della pressione arteriosa e la frequenza cardiaca, due noti predittori di rischio cardiovascolare. Infine, i potenziali rischi dei dolcificanti sono stati ottenuti in animali da esperimento. Va pur detto che forti sono evidenze di un ruolo negativo delle bibite dolcificate così largamente usate soprattutto dai più giovani. Allora come ci dobbiamo comportare?

Forse vale sempre il vecchio adagio: in media stat virtus. Può sembrare una soluzione banale ma così non è. A proposito di alimentazione sono stati recentemente pubblicati in unico numero del New England Journal of Medicine i risultati di studi compiuti su popolazioni molto ampie nelle quali è stato rivalutato l’impatto sullo stato di salute cardiovascolare del consumo di sale. Ovviamente si riconferma quanto già ripetuto più volte: troppo sale fa male. Fa aumentare il rischio di eventi cardiovascolari come infarto e ictus. Però, sorpresa-sorpresa, anche troppo poco sale fa male mentre chi aveva meno rischio di accidenti vascolari erano coloro che non ne assumevano né troppo poco ne troppo. Mel mezzo per l’appunto. Quindi, attenti alla vostra dieta: moderazione, equilibrio e varietà. E le notizie “bomba” prendetele sempre cum granu salis.

Stefano Del Prato
@Sdelprato 



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