Anoressia: curarla bene, curarla presto

Come capire se la persona che abbiamo di fronte è anoressica o rischia di diventarlo? E cosa fare?

Anoressia: curarla bene, curarla presto

Riprendiamo ad esplorare la nuova classificazione delle Malattie Psichiatriche (DSM-5), da poco pubblicata in Italia.

Qual’è la novità più importante per l’Anoressia? Gli studiosi hanno volutamente incluso, nella definizione di Anoressia Nervosa, le cosiddette forme parziali, ovvero quelle situazioni meno gravi che, di solito, arrivano molto tardi all’attenzione dello specialista. In pratica: prima la definiamo come una malattia conclamata, prima iniziamo a curarla.

Come riconoscere l’anoressia? Tenendo in mente pochi concetti ma chiari:

- si mangia meno e, di conseguenza, si pesa meno. Quanto meno? si definisce la gravità dell’anoressia con il BMI (Body Mass Index, ovvero Indice di Massa Corporea, ovvero la formuletta “peso corporeo, espresso in kg, diviso statura elevata al quadrato, espressa in metri”). Si va dalle forme lievi, con un BMI sopra il 17, alle forme che il DSM definisce di gravità estrema, con un BMI sotto il 15.

- si mangia meno perché si vive un’intensa paura (o meglio ossessione) di diventare grassi e ci si comporta in modo da pesare il meno possibile: rigide restrizioni dietetiche, eccessiva attività fisica, a volte comportamenti di eliminazione (vomito autoindotto, abuso di lassativi o diuretici).

- c’è la cosiddetta distorsione dell’immagine corporea: ci si vede brutti o grassi quando non lo si è affatto e, soprattutto, si tende a non riconoscere la gravità del sottopeso.

- la qualità di vita non è più quella di prima: si fatica a studiare o a lavorare e, soprattutto, ci si isola sempre più dalla vita insieme agli altri.

 Cosa fare se sospettiamo un’anoressia? Andiamo subito in un centro specializzato per i Disturbi Alimentari e, nel frattempo, facciamo di tutto per stabilire una comunicazione, un contatto, con la persona che soffre. Non insistiamo su temi come “guarda come sei magra” o “guarda come mangi poco”, ma cerchiamo di farle nascere il dubbio che la qualità della sua vita non sia più quella di prima.

Stefano Erzegovesi



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