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La storia della prevenzione al femminile

Come e quando inizia a diffondersi la prevenzione nei confronti del tumore al seno?

La storia della prevenzione al femminile

Ottobre è il mese dedicato alla campagna di sensibilizzazione e prevenzione per la ricerca e lotta del tumore al seno. Ma come e quando inizia la storia della prevenzione al femminile?

LA PRIMA MAMMOGRAFIA

Se una donna su otto nel corso della propria vita va incontro al rischio di incappare in un tumore alla mammella e oggi lo screening è al centro delle campagne di prevenzione, la prima radiografia al seno risale a 105 anni fa. Fu eseguita nel 1913, dal chirurgo tedesco Albert Salomon.

Il medico, padre della pittrice Charlotte Salon che morì durante l’Olocausto, condusse uno studio con un’apparecchiatura a raggi Rx, possibile grazie alla loro scoperta nel 1895, sulle immagini ricavate da 3000 campioni fra pezzi operatori e materiale autoptico. Durante lo studio, Salomon scoprì inoltre che esistono diversi tipi di tumore al seno. Ma nonostante abbia pubblicato numerosi lavori inerenti alle sue ricerche, solo diciassette anni dopo, ossia nel 1930, il radiologo americano Stafford L. Warren, eseguì il primo esame su una donna.

L'INIZIALE DIFFIDENZA

Nonostante il suo entusiasmo, però, i suoi colleghi apparivamo poco convinti di questa tecnica diagnostica, almeno fino a quando non si riuscì a fare diagnosi anche su tumori di piccole dimensioni. Warren cominciò così ad effettuare regolarmente l'esame nella fase pre-operatoria, approfittando addirittura dei giorni festivi, pur di non incorrere nello scetticismo dei chirurghi. La mammografia divenne uno strumento riconosciuto nella sua importanza solo negli anni Cinquanta. L’accettazione diffusa della mammografia come strumento di screening è stata attribuita nello specifico al lavoro del dottor Robert L. Egan, alla fine degli anni Cinquanta e durante gli anni Sessanta.

UNA CONTINUA EVOLUZIONE

Nel 1963, il dottor Richard H. Gold dimostrò con successo la localizzazione tramite ago di lesioni non palpabili, visibili alla mammografia, prima della biopsia. Negli anni Settanta divenne popolare la xeroradiografia, una tecnica di diagnostica per immagini adattata dalla fotocopiatura xerografica, soppiantata tuttavia velocemente dall’utilizzo della mammografia su lastra (screen-film mammography, SFM).  La tecnica SFM, utilizzata nel corso di tutti gli anni Ottanta e Novanta e Novanta era in grado di ottenere immagini più vivide e precise dei tessuti mammari densi.  Nel 1987 è stato avviato un programma di accreditamento mammografico (Mammography Accreditation Program) per stabilire uno standard di esecuzione e dal 1992 tutti i centri mammografici statunitensi devono essere accreditati e certificati.

Il primo rapporto sul Sistema per la refertazione e di dati della diagnostica per immagini della mammella (Breast Imaging Reporting and Data System), che ha consentito la refertazione standardizzata della mammografia, è stato pubblicato nel 1993. La mammografia digitale è stata introdotta invece alla fine del XX secolo e approvata dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense nel 2000. Con la mammografia digitale i radiologi sono in grado di manipolare il contrasto delle immagini, che consente una migliore identificazione delle masse. Nel 2011, la FDA statunitense ha approvato la tomosintesi mammaria digitale, che produce una ricostruzione simil-3D ottenuta da immagini di sezioni trasversali della mammella.

LA NASCITA DELLA MEDICINA DI GENERE

Nell’ottica della prevenzione al femminile fondamentale fu anche il riconoscimento della differenza di genere che negli anni Novanta fu ritenuto argomento così rilevante da spingere la Piattaforma d’azione della IV Conferenza mondiale sulle donne, tenutasi a Pechino nel 1995 ad ammettere come la ricerca medica fosse effettivamente basata in prevalenza sugli uomini. La terminologia “medicina di genere” era stata usata per la prima volta solo nel 1991 quando, la cardiologa Bernardine Healy, pubblicò un articolo sul New England Journal Medicine che descriveva la discriminazione delle donne nella gestione delle malattie cardiovascolari. In Italia si cominciò a parlarne però nel 1998 con il progetto del Ministero Salute "Una salute a misura di donna”. Via via l’approccio acquistò sempre maggiore centralità nel dibattito sulla salute. Nel 2008 nasce così il progetto ministeriale “La medicina di genere come obiettivo strategico per la Sanità pubblica” e nel 2015 l’Istituto Superiore della Sanità istituisce il "Centro di riferimento per la medicina di genere”. Nel periodo compreso tra il 2012 e il 2016 la Medicina di genere viene inserita nel piano socio sanitario e nel dicembre 2016, la medicina orientata al genere venne inserita in tutti gli insegnamenti delle Scuole di Medicina delle Università italiane.

L’ONCOLOGIA AL FEMMINILE ALL’INTERNO DELLA MEDICINA DI GENERE

All’interno dell’ampio e articolato discorso sulla medicina di genere, esiste anche quello che concerne l’oncologia al femminile. Non solo per una diversa predisposizione in relazioni a tumori specifici ma anche al tipo di presentazione, sintomatologia, riposta alle cure, fattori di rischio.

Alcuni tumori possono presentarsi in maniera diversa nell’uomo e nella donna. Questa differenza è dovuta a fattori come: incidenza, mortalità, patogenesi, progressione, efficacia della terapia ed effetti avversi della terapia. Come sottolinea l’Istituto Superiore di Sanità esistono inoltre differenze di genere anche nei meccanismi di detossificazione dei farmaci. Questo puo? produrre una diversa efficacia o tossicita? dei farmaci antitumorali. Anche nei bambini e negli adolescenti sono state riportate differenze di genere sia nell’efficacia antitumorale che nella tossicita? di alcuni farmaci. L’obiettivo, italiano e non solo, dunque quello di implementare le ricerche per comprendere sempre meglio l'impatto del genere in oncologia.



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