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Di quale bioetica abbiamo bisogno?

La scienza deve sempre essere al servizio dell’uomo, e mai viceversa. Per questo scienza ed etica devono sempre procedere assieme

Di quale bioetica abbiamo bisogno?

A cosa può servire, oggi, la bioetica? In un articolo dell’agosto 2015, lo psicologo e scrittore americano Steven Pinker scriveva, a riguardo, che “oggi, il primo obiettivo morale per la bioetica può essere riassunto in una sola frase: togliersi di mezzo”.

Secondo Pinker, l’era in cui stiamo vivendo presenta opportunità mai viste prima per migliorare la condizione umana. Dalle nuove tecniche di editing del genoma (come CRISPR/Cas9) ai nuovi farmaci molecolari, oggi sembrano esserci buone ragioni per sperare in cure sempre migliori. A fronte di questi progressi potenziali – e dei milioni di persone che ancora soffrono nel mondo per patologie incurabili –, sembra assurdo che esista qualcosa come la “bioetica” che cerchi costantemente di frapporsi tra noi e ciò che la scienza può offrirci, rallentando così la sperimentazione di nuove terapie.

In realtà, anche se coglie un fondo di verità, la critica di Pinker manca il proprio bersaglio. Il punto non è quello di scegliere tra scienza e (bio)etica, ma come dovremmo pensare alla loro relazione così da tenere in debita considerazione gli interessi e i diritti di tutti – sia di chi ancora aspetta una cura, sia di chi partecipa alle sperimentazioni o si trova a pagare più di altri il prezzo del progresso conoscitivo.

Come ci ha insegnato Umberto Veronesi, la scienza deve sempre essere al servizio dell’uomo, e mai viceversa; per questo scienza ed etica devono sempre procedere assieme. Non può quindi esistere una “buona scienza” senza una “buona etica”.

Invece di dire che la bioetica dovrebbe “togliersi di mezzo”, sarebbe quindi meglio dire che, oggi più che mai, abbiamo bisogno di una “buona bioetica”, e cioè di una bioetica che ci consenta di capire, analizzare, e affrontare nel miglior modo possibile tutte le diverse e complesse questioni morali che legano tra loro il progresso tecno-scientifico, il bene comune e le nostre scelte individuali e collettive.

Questo appare ancora più evidente se si considera ciò che sta accadendo nel mondo e in particolare nel nostro paese. In questi giorni non si può fare a meno di notare come le questioni di bioetica abbiano definitivamente lasciato lo spazio delle notizie di costume per diventare esse stesse le notizie principali – quelle che occupano la prima pagina e che dunque segnano la vita e il dibattito pubblico di un paese.

La legge che a breve sarà discussa in Parlamento riguardo alle direttive anticipate di trattamento (il cosiddetto “testamento biologico”); i recenti casi di cronaca che riaccendono il dibattito sui diritti alla fine della vita; le sentenze in materia di genitorialità e maternità surrogata; la nuova legge, appena approvata, sulla responsabilità civile dei medici contro la “medicina difensiva”, sono solo alcuni esempi che dimostrano come la bioetica sia oramai pronta a uscire dalle aule delle università e dei tribunali per diventare oggetto di una riflessione pubblica più ampia.

Quali sono i nostri diritti e doveri come esseri umani, cittadini e pazienti? Come dovremmo distribuire le risorse di cui disponiamo? Quali responsabilità morali abbiamo nei confronti degli altri esseri umani, degli animali, dell’ambiente e delle generazioni future? Come possiamo immaginare il futuro dell’umanità da qui ai prossimi cento anni? Quali limiti andrebbero posti (o no) allo sviluppo delle intelligenze artificiali? Per trovare risposte a queste domande non bastano le opinioni di pochi esperti perché quello che è in gioco è, in realtà, la vita di tutti noi.

Ecco perché questo blog. Per seguire più da vicino le grandi rivoluzioni cui la bioetica sta andando incontro e per approfondire, nel mentre, alcuni temi forse meno conosciuti e però altrettanto importanti. Provando così a costruire, un passo dopo l’altro, almeno parte di quella “buona bioetica” di cui oggi abbiamo così bisogno.



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