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Preoccupa l’annuncio degli esseri umani «modificati»

Jiankui He e il senso del limite che si è superato. Il commento di Marco Annoni

Preoccupa l’annuncio degli esseri umani «modificati»

Poche ore fa il ricercatore cinese Jiankui He, dell’Università di Shenzhen, ha annunciato la nascita dei primi esseri umani geneticamente modificati, le gemelline Lulu e Nana. Se la notizia fosse confermata, questo rappresenterebbe il primo caso in cui dei ricercatori hanno utilizzato delle tecniche di editing del genoma su embrioni umani con finalità riproduttive.

Tutto ciò è molto preoccupante: gli esperimenti di He sono irresponsabili e rappresentano una grave violazione dei principi etici basilari che dovrebbero regolare la ricerca clinica. Facciamo chiarezza. He afferma di aver utilizzato una tecnica molto nota di editing del genoma, chiamata CRISPR-Cas9, per modificare un gene al fine di rendere le gemelle resistenti all’HIV. Una delle due gemelle ha entrambe le copie del gene modificate, mentre l’altra ne ha solo una. La tecnica CRISPR-Cas9 è divenuta famosa per essere molto precisa ed economica.

Tuttavia, come sottolinea il recentissimo parere del Comitato Etico della Fondazione Veronesi su questo tema (clicca qui per leggerlo), «oggi non è possibile escludere con sufficiente certezza la presenza di eventi off-target e fenomeni di mosaicismo a seguito dell’utilizzo di tecniche di editing del genoma, rendendo di fatto impossibile prevedere quali potrebbero essere le conseguenze derivanti da interventi di questo tipo a livello fenotipico per lo sviluppo e la vita di un individuo e, quindi anche dei suoi discendenti».


In altre parole, non sappiamo gli effetti che le modifiche del genoma potrebbero avere sulla salute e la vita delle gemelle: potrebbe verificarsi danni irreparabili a livello sia cognitivo, sia biologico. Per questo motivo il consenso emerso a livello internazionale è che è prematuro ed irresponsabile utilizzare queste tecniche per raggiungere il completo sviluppo e la nascita di nuovi individui.


A fronte di questi rischi gravi e imprevedibili, i benefici che dovrebbero giustificare tale intervento sono trascurabili. Già oggi è possibile prevenire la trasmissione del virus HIV dalla coppia di genitori ai nascituri: non esistono quindi buone ragioni per sostenere che, in questo caso, i benefici dell’utilizzo di tecniche di editing del genoma possano giustificarne gli elevatissimi rischi.


Gli esperimenti di He, quindi, violano i più elementari principi di etica della ricerca, perché espongono degli esseri umani a dei rischi gravi in modo immotivato e irragionevole. Inoltre, in questo caso, tali rischi non possono nemmeno essere assunti in prima persona da chi “partecipa” alla ricerca, visto che nessun embrione può sottoscrivere un modulo di consenso informato.


Ciò che più inquieta, però, è la difficoltà delle istituzioni nazionali e internazionali a regolare un campo di ricerca in piena esplosione a livello globale, prevenendo gli abusi prima che si verifichino. Se le azioni di He fossero confermate, e rimanessero senza conseguenze, questo significherebbe che è oramai possibile compiere impunemente esperimenti rischiosissimi di editing del genoma anche su esseri umani: basta solo scegliere con cura il laboratorio e il paese dove condurli.



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