Il mondo? Se la cava meglio di quanto pensiamo

In “Factfulness” Hans Rosling ci guida attraverso i meccanismi mentali che distorcono la percezione del benessere globale

Il mondo? Se la cava meglio di quanto pensiamo

Vi siete mai trovati ad essere battuti in un quiz da uno scimpanzè? Probabilmente no, ma altrettanto probabilmente, se vi cimentaste nel test con cui inizia “Factfulness”, avreste un’amara sorpresa. Le tredici domande che lo compongono chiedono qual è l’attuale aspettativa media di vita a livello mondiale, se la maggior parte delle persone abitano in Paesi ad alto, medio o basso reddito, qual è la percentuale di bambini vaccinati almeno contro una malattia e così via. Tredici domande su temi cruciali, la cui risposta definisce quanto la nostra visione del mondo si avvicina alla realtà e quanto quindi siamo pronti a cogliere tutte le opportunità e tutte le criticità che ci si possono presentare. Tredici domande a cui, in media, ognuno di noi riesce a dare solo due risposte esatte (secondo un test effettuato nel 2017 su quasi 12 mila persone in 14 Paesi): una scimmia che scegliesse a caso fra le tre possibilità per ciascun quesito imbroccherebbe circa il 33% delle risposte corrette. I nostri errori suggeriscono che tendenzialmente pensiamo che le cose vadano peggio di come sono in realtà. Perché sbagliamo così frequentemente, così sistematicamente, su concetti così importanti?

Da qui parte l’analisi sviluppata dagli autori di questo libro, capitanati da Hans Rosling. Per chi non lo conoscesse, Hans –morto nel febbraio del 2017- è stato tante cose. Un medico, principalmente in Paesi in difficoltà, e fondatore della sezione svedese di Medici senza frontiere. Uno statistico, che ha speso la sua vita a studiare i fenomeni di diffusione di epidemie devastanti come quelle di ebola e konzo. Ma soprattutto, un istrionico e appassionato divulgatore scientifico, impegnato (grazie anche alla collaborazione con il figlio Ola e la nuora Anna, coautori di “Factfulness”) nel rendere i dati statistici su demografia, istruzione, benessere mondiale visivamente immediati e alla portata di tutti (indimenticabili il suo programma “The joy of stats” per la BBC e i suoi TED talks), con l’obiettivo di svelare che le condizioni di vita nel mondo, seppur spesso ancora lontane da quanto desiderabile, sono in rapido miglioramento – un miglioramento di cui nei Paesi a maggiore reddito stampa, cittadini e imprenditori sembrano non accorgersi.

“Questo libro è l’ultimissima battaglia della mia incessante guerra contro l’ignoranza globale devastante, il mio ultimo tentativo di lasciare un segno nel mondo: cambiare la mentalità della gente, calmare le paure irrazionali e reindirizzare le energie verso attività costruttive”, scrive Hans Rosling, affidando alle pagine di questo testo la sua vera e propria eredità. “Questo è un libro sul mondo e su come è davvero. È anche un libro su di voi e sulle ragioni per cui (come quasi tutte le persone che ho conosciuto) non vedete la realtà per quella che è. Spiega in che modo rimediare e dunque sentirvi più positivi, meno stressati e più ottimisti”. Sì, perché le nostre percezioni distorte dipendono in parte da un bagaglio di conoscenze ormai antiquate (ad esempio, la divisione tra Primo, Secondo e Terzo Mondo non è più adeguata a descrivere le economie dei Paesi al giorno d’oggi, come spiegato nel corso della lettura), ma sono soprattutto causate da una serie di istinti innati che governano il nostro cervello, che millenni fa ci permettevano di sopravvivere più facilmente ma che oggi più spesso ci portano fuori strada. Scopriamo così, scorrendo queste pagine, che siamo preda dell’istinto “del divario” (la tendenza a scorgere solo “il bianco e il nero” di una storia, anche laddove ci sia una scala di grigi), “della negatività” (le brutte notizie ci colpiscono di più, le buone non fanno, per l’appunto, notizia), “della paura” (pensiamo che le cose che ci spaventano di più siano necessariamente le più rischiose) e così via.

Conoscere i meccanismi mentali che ci fanno sbagliare è il primo passo verso la “factfulness”, ossia la capacità di vedere le cose basandosi sui fatti e uscendo dalla schiavitù delle mere percezioni. Scopriremo così che abbiamo tutte le ragioni per essere più ottimisti di quanto saremmo, a tutto vantaggio del nostro umore!

FACTFULNESS. Dieci ragioni per cui non capiamo il mondo. E perché le cose vanno meglio di come pensiamo
Hans Rosling, Ola Rosling, Anna Rosling Rönnlund
Rizzoli, 368 pagine, 20 euro

Agnese Collino



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