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Il ginecologo che ha detto no all'obiezione di coscienza

In «L'ho fatto per le donne» Massimo Segato racconta la scelta di rinunciare all'obiezione di coscienza

Il ginecologo che ha detto no all'obiezione di coscienza

«Lo vede questo, dottore?», gli disse Barbara: squarciando così il velo nella sua mente e nel suo cuore su un abisso di pensieri. «Si chiama Giulio ed è un suo errore». Il più bello, lo considera oggi Massimo Segato, viceprimario dell'unità di ginecologia all'ospedale di Valdagno (Vicenza) e autore, assieme al giornalista Andrea Pasqualetto, di «L'ho fatto per le donne - Confessioni di un ginecologo non obiettore» (Mondadori), un racconto autobiografico che rende pubblica l'esperienza di uno specialista per anni impegnato al servizio interruzioni di gravidanza dell'ospedale Cazzavillan di Arzignano: in una zona del Veneto profondamente cattolica, dove ad accompagnarli era il poco gentile epiteto di «Equipo de la muerte», nei tempi in cui si interrompevano anche 400 gravidanze all'anno. Una terra, come tutte le altre, colpita dalla miopia che portava a non vedere gli aborti clandestini e a considerare l'interruzione volontaria di gravidanza un oltraggio alla vita, intesa come dono di Dio.


Nulla è come sembra: men che meno nell'esistenza di un medico che dovrebbe avere a che fare soltanto con la vita e che invece si ritrova più spesso a dover spegnerne una sul nascere. Il libro di Segato non parla soltanto di donne: delle loro paure e indecisioni, delle differenze che portano all'aborto una ragazzi di vent'anni e una donna con il doppio dell'età, delle loro recriminazioni. L'attenzione dello specialista si concentra pure sugli uomini: medici, possibili papà e aspiranti bambini, tutt'altro che estranei a una partita in cui finora è stata considerata sempre e soltanto la componente «rosa». Segato si interroga, sembra sul punto di voler fare un passo indietro, ma alla fine di ogni tormento recupera il suo triplice credo: basato su scienza, servizio al cittadino e primato dello Stato. Nella sala operatoria, l'emotività viene sempre (e a giusta ragione) messa da parte. L'incontro con Barbara e con il suo piccolo Giulio, però, lascia un segno. «Fu davanti a quel bambino che ebbi la mia prima crisi di coscienza: da quel giorno nulla sarebbe stato più come prima».


Comincia così un viaggio introspettivo dentro il suo essere uomo e ginecologo. «Mi rendevo conto che c'erano donne caratterialmente molli, che si sottraevano alla battaglia umana che è la crescita di un bambino». Donne che rinunciavano a diventare mamme per non compromettere il lavoro, per non gettare all'aria una relazione omosessuale o per godersi un altro po' la vita: come se non ci sia del bello pure nell'allargamento di una famiglia. Ragazze che Segato aveva conosciuto per aiutarle a diventare mamme e che un giorno gli chiedono di non far nascere un figlio già sbocciato all'interno del loro utero. Di fronte a questi casi, i dubbi crescono. Al di là dei frequenti scontri con i movimenti «pro-vita» (a tutti i costi), i tormenti si moltiplicano. «Il senso del dovere iniziava a fare a pugni con quel nuovo sentimento - racconta -. Cominciavo ad avere delle pulsioni che mi spingevano al rifiuto».


In un'Italia in cui si fanno sempre meno figli e in cui per l'aborto si ricorre più alla pillola (Ru486) che alla sala operatoria, Segato decide allora di farsi da parte. «La mia guerra è finita», si intitola l'ultimo capitolo che pare raccontare le sorti di un soldato al rientro dal fronte. L'autore però non chiude gli occhi di fronte agli enigmi senza risposta dell'Italia: un Paese che concede il diritto all'aborto ma poi non obbiga nessuno a eseguire gli interventi, in cui il servizio che garantisce interruzioni volontarie di gravidanza è presente a macchia di leopardo e dove c'è non deve essere troppo pubblicizzato. Un libro che si può leggere anche in un pomeriggio intero, per capire quanto vulnerabile e umano può essere quel corpo avvolto in un camice bianco.
 

L'HO FATTO PER LE DONNE

Massimo Segato (con Andrea Pasqualetto)

Mondadori, 136 pagine, 17,50 euro

 

Fabio Di Todaro



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