Se la conoscenza viene ridotta a opinione

In "Parola di scienziato - La conoscenza ridotta a opinione" gli autori (Ferazzoli e Dragotto) illustrano attraverso come spesso la comunicazione scientifica sia trattata in maniera inadeguata

Se la conoscenza viene ridotta a opinione

A chi spetta il compito di parlare di scienza: al ricercatore (talvolta in difficoltà nel far comprendersi da tutti), al giornalista scientifico (anello di congiunzione tra la comunità scientifica e i lettori) o al popolo (senza distinzione alcuna)? La risposta - ribadita da Marco Ferrazzoli e da Francesca Dragotto in “Parola di Scienziato - La conoscenza ridotta a opinione (UniversItalia) - dovrebbe essere scontata: in alcuni casi agli scienziati, nella maggior parte delle situazioni a chi con essi si confronta quotidianamente nel tentativo di restituire alla massa una realtà più «semplificata». Eppure in Italia, negli ultimi anni, i ruoli si sono ribaltati. La conoscenza non è più considerata un valore intangibile e la parola degli intellettuali è considerata alla stregua di qualsiasi altro parere. Organismi geneticamente modificati, vaccini, alimentazione biologica, sperimentazione animale, cambiamenti climatici, omeopatia, maternità surrogata: tutti temi di attualità su cui ognuno è convinto di dover dire la propria, senza per questo nulla aggiungere al dibattito. Ma, anzi, contribuendo ad alimentare la confusione.

Prendendo spunto da un atteggiamento da tempo aduso nel mondo della politica, oggi una larga parte della società - compresa la politica e sempre più spesso la magistratura - ha smesso di riconoscere agli scienziati il ruolo di conoscitori della realtà che ci circonda. C’è un passaggio della prefazione di questo pamphlet che esprime in maniera inequivocabile lo status quo. «Se nel villaggio locale il medico, il farmacista e l’insegnante rappresentavano il mondo della conoscenza e componevano una cerchia di autorità verso cui la cittadinanza tendeva a mantenere un atteggiamento deferente in ragione del gap socio-culturale, nel villaggio globale questa verticalità è stata sostituita da un’orizzontalità critica che fa sentire tutti gli attori non solo legittimati, ma anche titolati a esprimere la propria opinione su qualsiasi argomento». Il risultato è inevitabile: ciò che è giusto o sbagliato lo stabilisce il popolo e le politiche scientifiche vengono determinate da tutti, meno che dagli scienziati. 

Dragotto (docente nel settore Linguistica all’Università di Tor Vergata) e Ferrazzoli (responsabile della comunicazione del Cnr e docente di Teoria e tecniche della conoscenza sempre a Tor Vergata) considerano la società il «punto di approdo» del lavoro di uno scienziato, la platea su cui ricadono gli effetti del suo lavoro. Guai dunque a considerarla fuori dai giochi in ragione della più vasta preparazione culturale che appartiene agli scienziati. Ma mantenere una corretta distanza tra i ruoli è quel che servirebbe per tutelare nel modo più efficace il proprio popolo ed evitare brutte figure sulla scena internazionale, di cui l'Italia s'è spesso resa protagonista negli ultimi mesi. La scienza può diventare alla portata di tutti, ma senza prescindere dal lavoro del ricercatore e del divulgatore scientifico.


Francesca Dragotto e Marco Ferazzoli

PAROLA DI SCIENZIATO - LA CONOSCENZA RIDOTTA A OPINIONE

UniversItalia, 292 pagine, 14 euro


Fabio Di Todaro
@fabioditodaro



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