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Un decalogo per aspiranti scienziati

In «Non avere paura di sognare» Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Humanitas, elargisce consigli ai giovani che vogliono intraprendere la carriera della ricerca

Un decalogo per aspiranti scienziati

Le testimonianze autobiografiche possono essere talvolta troppo autocompiaciute, ai limiti del narcisismo. Non è però questo il caso di «Non avere paura di sognare», il libro scritto da Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’ospedale Humanitas di Rozzano (Milano). Il saggio, vergato da colui che è lo scienziato italiano più citato al mondo, appare come la trasposizione su carta di una chiacchierata tra il professionista esperto e la pletora di giovani che lo osservano come un modello. Nel decalogo rivolto ad aspiranti scienziati, Mantovani elargisce consigli a chi punta a intraprendere la carriera del ricercatore. «Il senso di questo libro è incoraggiare a nuotare controcorrente, seguendo la propria passione per la conoscenza», mette nero su bianco nell’introduzione. «Alcune caratteristiche intrinseche della scienza dovrebbero essere parte della vita di tutti in una società realmente democratica».

Umiltà, spirito critico, trasparenza, responsabilità sociale: questi i messaggi che Mantovani vuole trasmettere agli aspiranti scienziati. I dieci capitoli corrispondono ad altrettanti suggerimenti: segui le tue passioni, vivi in una dimensione internazionale e contribuisci a costruire ponti di pace, sii umile, raccogli le sfide, impara dai pazienti, collabora e sii pronto ad ascoltare gli altri, impara dai tecnici, accetta il giudizio degli altri e fatti guidare dal tuo spirito critico, rispetta i dati, condividi e cambia il mondo. Nel testo Mantovani, che secondo molti addetti ai lavori nel 2011 arrivò a un passo dal Nobel per la Medicina, rimarca spesso due punti: la condivisione e la responsabilità sociale. Due aspetti che lo scienziato, rimandando spesso ad alcuni episodi caratterizzanti la sua carriera, definisce «connaturati alla professione che svolgiamo». Un lavoro che nella quotidianità si consuma tra le quattro mura di un laboratorio, ma che deve aprirsi al mondo, se il fine ultimo della ricerca scientifica è portare un vantaggio diretto alla società.

Mantovani cita Stendhal per spiegare «come sia una vera felicità fare il mestiere della propria passione». Il messaggio, tra le righe, è chiaro. Vero è che l’Italia tutto fa fuorché incoraggiare i giovani a sposare la ricerca, ma chi avverte il sacro fuoco dentro di sé deve assecondarlo, nonostante le (numerose) difficoltà che si potranno incrociare lungo il cammino. Perché la ricerca, sebbene in Italia si fatichi a comprenderlo, è il futuro di ogni Paese. Rinunciarvi, nonostante le difficoltà, vuole dire consegnare ai posteri un mondo inerme rispetto al progresso scientifico. Ricercatori italiani, fatevi avanti.

NON AVERE PAURA DI SOGNARE

Alberto Mantovani La nave di Teseo, 147 pagine, 16 euro

Fabio Di Todaro

@fabioditodaro



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