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Addio all'amico Dulbecco, uomo di scienza e di pensiero

Renato Dulbecco passa alla storia come protagonista dell’era del DNA, che ha rivoluzionato non solo la medicina, ma la concezione stessa della posizione  dell’uomo nell’universo. Per i suoi studi su virus oncogeni e Dna meritò il Premio Nobel nel 1975, e nel 1986 diede vita al programma mondiale per il  sequenziamento del genoma umano, che porta il suo nome.

Addio all'amico Dulbecco, uomo di scienza e di pensiero

Renato Dulbecco passa alla storia come protagonista dell’era del DNA, che ha rivoluzionato non solo la medicina, ma la concezione stessa della posizione  dell’uomo nell’universo. Per i suoi studi su virus oncogeni e Dna meritò il Premio Nobel nel 1975, e nel 1986 diede vita al programma mondiale per il  sequenziamento del genoma umano, che porta il suo nome.

Per tutti  rappresenta  il modello della  figura dell’uomo di scienza del terzo millennio, che non può evitare di essere impegnato civilmente, perché  il pensiero scientifico è un modo di essere, di vivere, e soprattutto di  guardare al futuro. Per me quindi anche un amico, al mio fianco in molti progetti importanti della mia vita. La nostra amicizia ci faceva discutere: Renato credente, io laico, ma entrambi  innamorati della scienza.  Il nostro punto di incontro era la libertà di pensiero e  di ricerca scientifica, i cui risultati ognuno  può applicare (o non applicare) in base alle proprie convinzioni. Abbiamo sofferto  insieme per la crisi cronica della ricerca scientifica italiana. “Non esiste  in Italia la cultura della scienza – mi  scrisse nel 2008 –intesa come tendenza all’innovazione che qui, negli Stati Uniti, è privilegiata in ogni senso ed è il motore del cambiamento. Si allungano così le distanze fra Paesi che investono e quelli che non lo fanno e l’Italia rischia di rimanere esclusa definitivamente dal gruppo di Paesi che concorrono al progresso scientifico e civile”.

Per questo quando nel 2003 ho dato vita alla mia Fondazione per il Progresso  delle Scienze è stato il primo ad aderire al Comitato d’Onore  e, prima da Lugano e poi negli ultimi tempi da La Jolla,  ha partecipato a distanza a tutte le nostre iniziative  per la cultura scientifica.  E’ stato con noi per difendere l’insegnamento di Darwin nelle scuole, per ricreare in Italia una comunità scientifica internazionale formata dalle  nuove generazioni, e ultimamente, per mobilitare  la scienza nella tutela dei diritti umani. Quando aderì a Science for Peace, in occasione della prima Conferenza Mondiale di Milano, ci scrisse  “Sono uno scienziato che ha vissuto la guerra e sono stato testimone della sua insensata e sanguinosa sofferenza. Ciò che è cruciale  nelle relazioni umane è il dialogo. Se tutto il denaro e l’energia oggi impiegate nei conflitti armati fossero re-incanalate nel salvare l’umanità, potremmo vivere in un mondo davvero diverso. Gli scienziati da soli non possono portare la pace nel mondo,  ma impegnandosi in prima persona e orientando altri verso questo obiettivo, possiamo sperare di avere successo”.

Umberto Veronesi



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