Ai giovani dico: non siate pessimisti

Sono certo che fra qualche giorno quando a Milano aprirò i lavori della quarta Conferenza di Science for Peace, proverò la stessa commozione che mi coglie quando sono protagonista di un’azione che ritengo indispensabile e necessario compiere. Sia nel campo medico, o della ricerca scientifica o dell’impegno politico-civile. In questi casi, molti mi dicono: ma chi te lo fa fare? E io dico: lo faccio perché sento di doverlo fare.

Ai giovani dico: non siate pessimisti

Sono certo che fra qualche giorno quando a Milano aprirò i lavori della quarta Conferenza di Science for Peace, proverò la stessa commozione che mi coglie quando sono protagonista di un’azione che ritengo indispensabile e necessario compiere. Sia nel campo medico, o della ricerca scientifica o dell’impegno politico-civile. In questi casi, molti mi dicono: ma chi te lo fa fare? E io dico: lo faccio perché sento di doverlo fare.

Anche quando ho deciso di chiamare da tutto il mondo scienziati e intellettuali a condividere il mio progetto di pace, mi sono sentito dire da alcuni scettici che il mio era solo una nobile e generosa utopia. E invece io sono convinto che la scienza non è un’astrazione filosofica, e produce fatti, non opinioni. Mi anima certamente “il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà”, come scriveva Antonio Gramsci e condivido l’opinione di coloro che dicono: non basta conoscere il mondo, è giunta l’ora di cambiarlo. Probabilmente se prima di ogni nostra azione ci fermassimo a una valutazione costi-benefici, quasi sempre la conclusione è che non vale mai la pena di agire. Ma con l’ottimismo della volontà anche le ragioni più pessimistiche vengono superate.

Dico questo pensando alle nuove generazioni, il cui orizzonte va sempre più restringendosi. Non dovete farvi sopraffare dalle incomprensioni o dalle delusioni. Vi sono ideali che meritano di essere difesi perseguiti e quello della pace non lo trovate nel libro dei sogni. Nelle edizioni precedenti, abbiamo lanciato sfide coraggiose come la battaglia contro le grandi malattie che infestano molti paesi sottosviluppati e la fame che li depaupera. Perché io sono profondamente convinto che il benessere favorisca la pace e allontani la guerra.

In questa prossima Conferenza affronteremo altre sfide, come quella del rispetto della dignità della persona, quella dignità che si deve anche all’uomo che ha violato la legge e giustamente è stato punito. Ma la punizione non deve essere umiliazione e cancellazione dei più elementari diritti. Io credo che il sistema carcerario di un paese sia un indice di civiltà e che dovrebbe evitare trattamenti contrari al senso di umanità e alla dignità dell’essere umano, come del resto stabilisce la Costituzione italiana all’articolo 27. Una punizione non è una vendetta, ed è giusta solo se è un primo passo verso il recupero e la riabilitazione della persona. Le ricerche più recenti in neurologia ci hanno dimostrato che il nostro sistema di neuroni è plastico e si rinnova, perché il cervello è dotato di cellule staminali proprie in grado di generare nuove cellule. Questo dimostra scientificamente che la persona che abbiamo messo in carcere, vent’anni più tardi non più è la stessa e che per ogni uomo esiste la possibilità di cambiare, evolversi e pervenire a un completo ravvedimento della persona.

Per questi motivi Science for Peace mette in campo un’altra sfida: l’abolizione dell’ergastolo ostativo. Siamo contro ogni forma di violenza, soprattutto se legittimata: le guerre naturalmente, ma anche la pena di morte che secondo noi è una forma di assassinio di Stato che legittima l’uso della violenza. L’ergastolo, a nostro avviso, è una forma di pena di morte, o meglio di pena fino alla morte perché si risolve in un’agonia quotidiana. Pensiamo che la scienza, forte delle nuove conoscenze sull’uomo e la sua natura, abbia il dovere morale di impegnarsi a favore di una giustizia più equa e rispettosa dei diritti umani.  

Umberto Veronesi

 

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