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Diamo una speranza ai malati

La notizia è di questi giorni: Adele Parrillo vuole donare alla ricerca scientifica gli embrioni congelati dieci anni fa daccordo con il compagno rimasto poi ucciso a Nassiriya nel 2003, ma non può. La legge 40 infatti, quella che stabilisce le norme in materia di procreazione medicalmente assistita, non prevede che si possano donare gli embrioni congelati, che devono così restare nella clinica per la fecondazione assistita.

Diamo una speranza ai malati

La notizia è di questi giorni: Adele Parrillo vuole donare alla ricerca scientifica gli embrioni congelati dieci anni fa daccordo con il compagno rimasto poi ucciso a Nassiriya nel 2003, ma non può. La legge 40 infatti, quella che stabilisce le norme in materia di procreazione medicalmente assistita, non prevede che si possano donare gli embrioni congelati, che devono così restare nella clinica per la fecondazione assistita.

Ora la signora Parrillo sta meditando un ricorso alla Corte di Giustizia Europea di Strasburgo e la sua vicenda torna a solleva il grave problema di cosa fare delle decine di migliaia di embrioni, alcuni congelati da molti anni, che sono conservati nei frigoriferi di tutto il mondo. Tutti sappiamo che lasciandoli così come stanno nei frigoriferi, con il passare degli anni sono destinati a perdere la capacità vitale e soprattutto la capacità di evolversi in un feto e poi in un neonato normale.

D’altronde sarebbe rischioso tentare una gravidanza con un embrione invecchiato in un frigorifero per troppi anni ed è quindi poco probabile che una donna accetti di ospitare nel proprio utero un embrione che è rimasto cinque anni congelato. Si pone quindi il problema di definire scientificamente il limite della “non impiantabilità” dell’embrione, perché se un embrione perde la capacità di creare un essere vivente, che è il suo fine biologico, non ha più scopo di esistere (come avviene in natura per milioni di embrioni ogni anno, che non avendo avuto la capacità di impiantarsi nell’utero, vengono persi con il primo ciclo mestruale): ecco allora che il suggerimento logico, verificata l’idoneità dell’impianto nell’utero, è quello di dirottare l’embrione verso la creazione di cellule staminali, dandogli quindi uno scopo sempre nobile e di alto valore, che è quello di offrire una speranza di cura ai pazienti affetti da malattie degenerative cerebrali, epatiche, cardiache.

Umberto Veronesi



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