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Il gesto della poliziotta di Genova che scalda il cuore

Sono lontani i tempi degli scontri del G8. L'ultimo episodio di solidarietà non ha risolto i problemi degli operai dell'Ilva, ma ha avuto il merito di scaldare il cuore e far dimenticare gli scontri del passato

Il gesto della poliziotta di Genova che scalda il cuore

In una giornata d’autunno del 1956 mi trovavo a passare a piedi per la piazza Missori di Milano, nota per il monumento con il cavallo «stanco». Intorno alla vecchia sede del ginnasio-liceo Beccaria c’era subbuglio: gli studenti manifestavano la loro solidarietà per la rivolta del  popolo ungherese schiacciata dai carri armati sovietici, e  un plotone di polizia li fronteggiava, capeggiato da un funzionario con la fascia tricolore e con la tromba a tracolla, che sarebbe servita per annunciare una carica. Il funzionario teneva sotto controllo la situazione, e intanto diceva bonariamente: «Ragazzi, andate a casa. Andate a casa, ragazzi». 

Mi fermai a osservare,  e quello che suppongo fosse un vecchio professore, additandomi la tromba disse: «Sa, anche gli scrittori latini conoscevano l’onomatopea. Volendo descrivere una tromba che suona, uno di essi ha scritto: “Tarantantara dicit”. Non le sembra un’anticipazione dei nostri fumetti?». Una battuta leggera, non c’era violenza nell’aria. La tromba non suonò, la carica non ci fu. Da una parte c’erano i ragazzi con la bandierina ungherese sul risvolto del montgomery, dall’altra la polizia. Non c’era ragione di manganellare i ragazzi, non c’era ragione  di tirare sassi a chi stava facendo un lavoro. Altri tempi. Erano di là da venire la strage di Reggio Emilia, la battaglia di Valle Giulia a Roma, il G8 di Genova, e tanti altri episodi in cui ci sono stati odio e violenza. 

Forse è un vecchio ricordo ingenuo, quello di piazza Missori. Ma l’ho ripensato quando ho letto che a Genova una poliziotta si è tolta il casco e ha stretto la mano agli operai dell’Ilva (nella foto tratta da "Il Secolo XIX") che manifestavano per la difesa dei posti di lavoro. La tensione, che era altissima, è immediatamente caduta, e altri agenti in tenuta antisommossa hanno scoperto il volto e hanno stretto mani, mentre sulle facce preoccupate degli operai appariva un sorriso. Tra di essi, molti coi capelli bianchi, e c’è da immaginare che siano i testimoni di quella generazione di giovani meridionali che arrivarono a Genova guidati dalla speranza del rilancio dell’acciaieria. Dopo alterne vicende che si sono trascinate per anni, la speranza è andata delusa,  così come a Taranto e nelle altre sedi produttive dell’Ilva. Ora a Genova le cokerie sono chiuse, e ci sono ben 1600 posti di lavoro da difendere. Per ognuno di essi, pensiamo ad altrettanti affitti da pagare, vestiti e scarpe da comprare ai bambini, cibo da mettere in tavola. Certo, il gesto di solidarietà della giovane funzionaria di polizia non risolve il problema, ma ha fatto bene al cuore di molti. E almeno una speranza possiamo averla: di non sentire il tarantantara raccontato dal vecchio professore di latino.

Umberto Veronesi



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