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Il mio augurio per il 2012

Quale augurio più bello per l’anno nuovo? Me lo ha chiesto un lettore ed è facile per me, medico, augurare ciò che a tutti sta più a cuore e cioè la salute. Ma ho anche un’antica speranza e un augurio per tutto il paese e cioè che si realizzi finalmente quella legge della riforma sanitaria, che dal 1978, attende di essere completamente attuata. Noi italiani, con quella legge, condividiamo con le altre nazioni dell’Unione Europea la rassicurante situazione del diritto alle cure mediche, qualunque sia l’organizzazione dei vari servizi sanitari.

Il mio augurio per il 2012

Quale augurio più bello per l’anno nuovo? Me lo ha chiesto un lettore ed è facile per me, medico, augurare ciò che a tutti sta più a cuore e cioè la salute. Ma ho anche un’antica speranza e un augurio per tutto il paese e cioè che si realizzi finalmente quella legge della riforma sanitaria, che dal 1978, attende di essere completamente attuata. Noi italiani, con quella legge, condividiamo con le altre nazioni dell’Unione Europea la rassicurante situazione del diritto alle cure mediche, qualunque sia l’organizzazione dei vari servizi sanitari.

Sono ormai 33 anni che abbiamo fatto questa conquista: quando fu approvata e varata, io ne fui veramente entusiasta, perché sulla carta rappresentava un momento alto della nostra democrazia. Il nostro servizio sanitario nacque come modello universalistico che garantisce le cure ad ogni cittadino, e le garantisce anche agli stranieri “presenti sul territorio italiano”, che siano regolari o clandestini.

Ma quanto stabiliva quella legge illuminata non è stato mai completamente realizzato e molti sono i “tradimenti” che hanno alterato profondamente il nostro sistema sanitario.

Quello della prevenzione che prevedeva una capillare rete di ambulatori e di centri diagnostici sul territorio: ambulatori di salute mentale, ambulatori per gli adolescenti e per la famiglia, consultori pediatrici di zona, centri per la lotta all’alcolismo, al fumo, alla droga, centri per la riabilitazione, centri per la salute degli anziani; questo prevedeva quel grande progetto che avrebbe portato la cura e l’assistenza fin sotto casa dei cittadini.

Qualcosa si è fatto ma complice anche un federalismo mal gestito si hanno regioni dove la prevenzione è inesistente. Come inesistente o quasi è la modernizzazione della rete di strutture ospedaliere: se vai in albergo si dispone di una stanza singola ma negli ospedali italiani le camere singole sono una rarità. E continuano a valere regole di “orari visite” come se l’ospedale fosse una prigione con una o due ore di “aria” al giorno. Durante la mia breve esperienza ministeriale avevo istituito una commissione di esperti, presieduta dall’architetto Renzo Piano, con il compito di proporre l’ospedale del futuro. Prevedeva una rete ospedaliera che vede le attività diagnostiche distribuite capillarmente nel territorio e le attività terapeutiche concentrate in un numero limitato di ospedali ad alta tecnologia. Un “modello” di ospedale, molto attento al benessere del paziente e dei suoi familiari, e al centro di una rete che concepisce la sanità come un’istituzione sanitaria “estesa”. In definitiva una Sanità come un sistema “partecipato”, in cui le scelte vengano effettuate non soltanto in base a logiche di gestione ma tenendo ben presente le esigenze tutte particolari del cittadino che è un paziente.

Purtroppo, i progetti concreti sorti da quella idea si contano sulle dita di una mano, e solo pochissimi sono stati realizzati con quei parametri. Ecco l’augurio che vorrei realizzato per il 2012.

Umberto Veronesi



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