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La religione è un grande valore

«Nunc dimittis servum tuum, Domine, secundum verbum tuum in pace», «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola». Noto come «Cantico di Simeone», è un passo del Vangelo secondo Luca in cui il vecchio Simeone il Giusto ringrazia Dio dopo aver preso in braccio il Bambino Gesù, presentato al Tempio da Maria e Giuseppe. Ha visto il Cristo, sa che la salvezza è arrivata, e prega Dio di accogliere il suo servo nella pace. Nei secoli, quanti sacerdoti e uomini di Dio hanno pronunziato queste parole, nel momento della morte? Non dubito che Benedetto XVI, uomo dei Vangeli, abbia ricordato il «Nunc dimittis, Domine», nel momento di prendere la decisione di dimettersi, tuttavia non ha atteso la morte, e ha rivolto le sue parole non solo a Dio, ma anche al mondo terreno.

La religione è un grande valore

«Nunc dimittis servum tuum, Domine, secundum verbum tuum in pace», «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola». Noto come «Cantico di Simeone», è un passo del Vangelo secondo Luca in cui il vecchio Simeone il Giusto ringrazia Dio dopo aver preso in braccio il Bambino Gesù, presentato al Tempio da Maria e Giuseppe. Ha visto il Cristo, sa che la salvezza è arrivata, e prega Dio di accogliere il suo servo nella pace. Nei secoli, quanti sacerdoti e uomini di Dio hanno pronunziato queste parole, nel momento della morte? Non dubito che Benedetto XVI, uomo dei Vangeli, abbia ricordato il «Nunc dimittis, Domine», nel momento di prendere la decisione di dimettersi, tuttavia non ha atteso la morte, e ha rivolto le sue parole non solo a Dio, ma anche al mondo terreno.

Non mi permetto di criticare la sua decisione, ma da laico che per tutta la vita ha cercato di approfondire  la storia delle religioni, mi chiedo con emozione e sconcerto se sia stata un decisione giusta.
E’ stato detto che le dimissioni del Papa sono un evento storico. Ed infatti lo sono. Ma non è di questo che ha bisogno la Chiesa, perché la storicizzazione della religione la trasforma da un grande “valore” ad una serie di “fatti”. Ecco perché questo gesto (le dimissioni come di qualsiasi presidente di azienda) rafforza la secolarizzazione della fede che come laico, vedo con piacere, ma non è un buon servizio per chi vede nella religione la grande forza metafisica della trascendenza.

Ci sono infatti due modi di vedere, ontologicamente, la Chiesa cattolica. Il primo è quello di una comunità ecclesiale che permane nei secoli, con i suoi riti e con la cronologia dei suoi Pontefici. E’ una «imago mundi», un’immagine del mondo che può mutare con il mutare delle vicende umane, e che non presenta motivi ostativi al gesto, umile e democratico, compiuto da questo  Papa. Il secondo è invece la Chiesa come «imago Coeli», un’immagine del Cielo che è mistica proiezione terrena della Fede, e testimonia una trascendenza che invita ad abbandonarsi in Dio, con il proprio carico di infermità e di vecchiaia. In questa visione, soltanto Dio può «dimettere» il suo servo. E’ Dio che penserà a guidare la Sua Chiesa, a portarla a salvamento in mezzo alle onde minacciose del peccato e dei tradimenti.   Viene in mente un  passo del Vangelo secondo Giovanni, quando Gesù si addormentò nella barca degli apostoli: «Si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena.  Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che moriamo?». Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». 

Umberto Veronesi



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