Le droghe psichedeliche possono essere buoni farmaci

Un medico inglese chiede che le droghe allucinogene vengano riabilitate per indagare il potenziale terapeutico nell'ambito della psichiatria e delle neuroscienze

Le droghe psichedeliche possono essere buoni farmaci

La ricerca medico-scientifica deve essere libera. Perciò condivido l’appello che gli psichiatri del King’s College di Londra hanno lanciato con un articolo pubblicato dall’autorevole  British Medical Journal: «riclassificare» le droghe psichedeliche come la Lsd, la psilocibina e la mescalina, cioè includerle in una tabella che consenta d’indagare il loro potenziale terapeutico in psichiatria e neuroscienze. Potrebbero infatti essere molto utili per curare parecchi disordini mentali, tra cui il disturbo ossessivo-compulsivo, l’ansia esistenziale, i problemi dello sviluppo della personalità, e perfino quel micidiale mal di testa che è la cefalea a grappolo. Per finire, queste sostanze potrebbero avere una grande efficacia anche nel dare sollievo ai malati terminali.

La Lsd e le altre sostanze psichedeliche, note come le droghe dei Figli dei Fiori, sono in pratica fuori legge dal 1967. Quando l’allora presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, ottenne che la classificazione tra le sostanze  illegali mettesse fine non solo al consumo personale, ma anche al loro uso nella ricerca medico-scientifica e nella pratica clinica psichiatrica. Il divieto, prima in vigore solo negli Stati Uniti, è stato poi recepito in tutto il mondo, e ha imposto una battuta d’arresto ai promettenti studi che si erano susseguiti dal 1938 in poi, anno in cui lo scienziato svizzero Albert Hofmann, chiamato «il padre della Lsd», sintetizzò per primo questa sostanza, cioè la dietilammide dell’acido lisergico, presente in un minuscolo fungo che infesta la segale. 

Come sottolineano gli autori dell’articolo, la messa al bando delle droghe psichedeliche costituì un esempio di come una decisione politica - la totale «guerra alla droga» promossa da Nixon, a beneficio dell’elettorato più conservatore - possa riscuotere consenso grazie a una sostanziale manipolazione dei media, ai quali furono veicolate false informazioni, che compiacentemente non vennero messe in dubbio. Le droghe psichedeliche, ribattezzate «allucinogene», vennero  demonizzate sostenendo che nei soggetti depressi possono favorire il suicidio (è vero il contrario), che possono indurre una psicosi (non è mai stato riscontrato in soggetti non predisposti), e che possono addirittura scatenare istinti omicidi, cosa che non è mai successa, e che non figura nelle cronache dei pur numerosi episodi di «sballo» che caratterizzarono gli anni Cinquanta e Sessanta, quando la controcultura della Beat Generation (Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Burroughs, Gregory Corso, Norman Mailer ecc.) faceva proseliti tra i giovani americani, e alla fine s’incrociava pericolosamente con la contestazione alla guerra del Vietnam. 

Di questa controcultura, la Lsd e le altre droghe psichedeliche, già note nell’antichità, facevano parte a pieno titolo, grazie alla loro capacità  d’innescare un manifestarsi della psiche profonda, come dice letteralmente la definizione, un neologismo derivato dal greco. Si può comprendere che effetti come lo scambio uditivo-sensitivo (suoni che si trasformano in ondate di colori) e in genere un’alterata percezione della realtà, siano stati considerati pericolosi e abbiano portato alla messa al bando di queste sostanze. Purtroppo, senza fare differenze tra uso personale e uso medico-scientifico a fini di ricerca, e senza tenere conto delle centinaia di studi apparsi prima del divieto, in cui si conclude  che le droghe psichedeliche non inducono dipendenza e non provocano danni fisici e mentali. Secondo uno studio norvegese  pubblicato sulla rivista The Lancet Psychiatry, addirittura potrebbero risultare utili per risolvere la dipendenza da altre sostanze stupefacenti. Dicono i ricercatori, Teri Krebs e Pal-Orjan Johansen: «Basandosi su un’ampia casistica, ormai è riconosciuto da tutti il fatto che le droghe psichedeliche non comportano dipendenza né uso compulsivo. Chi assume queste sostanze, può sperimentare uno stato di confusione e l’alterazione temporanea delle emozioni, ma è molto raro arrivare al ricovero in ospedale. Insomma, le droghe psichedeliche sono paragonabili a molte attività della vita quotidiana, come andare in bicicletta o giocare a calcio: i rischi di farsi male sono molto simili, così come sono simili  il divertimento e il benessere».

Umberto Veronesi



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