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Una stella nel cuore

Un uomo eccezionalmente buono, e quando gli dicono che è buono fa un grande sorriso imbarazzato, scuote la testa, e risponde: ”Ma no, ma no, è una cosa normale”. Marco Bartoletti è un imprenditore fiorentino che assume persone che hanno un tumore, o soffrono di autismo, o hanno problemi psichici, o sono ex tossicodipendenti che nessuno vuole. E assume anche gli anziani, perché “possiedono un patrimonio di conoscenza da tramandare”. A chi gli chiede perché assume i malati, dà una risposta semplice: “La malattia crea disabilità, ma la mancanza di lavoro crea mancanza di dignità. Perché non dargli una mano?”

Una stella nel cuore

Un uomo eccezionalmente buono, e quando gli dicono che è buono fa un grande sorriso imbarazzato, scuote la testa, e risponde: ”Ma no, ma no, è una cosa normale”. Marco Bartoletti è un imprenditore fiorentino che assume persone che hanno un tumore, o soffrono di autismo, o hanno problemi psichici, o sono ex tossicodipendenti che nessuno vuole. E assume anche gli anziani, perché “possiedono un patrimonio di conoscenza da tramandare”. A chi gli chiede perché assume i malati, dà una risposta semplice: “La malattia crea disabilità, ma la mancanza di lavoro crea mancanza di dignità. Perché non dargli una mano?”

La sua filosofia è altrettanto semplice e normale. Quando la Federazione italiana delle associazioni dei volontari in oncologia gli ha conferito un premio, ha spiegato pacatamente: “Se nella società esistono i malati di cancro, come si può pensare che non ci siano in un’azienda?”

Bartoletti ricorda sempre di essere partito da zero, piccolo titolare di un’aziendina con due operai, e lui era il terzo operaio. Facevano oggettistica di lusso per le automobili di gran marca. Lavoravano con due torni ripescati in una discarica e rimessi al mondo a forza di sudore e di abilità. Poi è arrivata la buona stella, forse perché le stelle scelgono volentieri le rarissime persone che hanno una stella nel cuore. Una firma dell’alta moda ha chiamato Bartoletti per produrre con cura artigianale, ma in grande quantità, oggetti per la moda che devono essere piccoli e preziosi capolavori per aggiungere altro fascino al made in Italy: ornamenti, fibbie, bottoni, cerniere, catenelle, tacchi, casse da orologio.

Un grande successo (i dipendenti sono già 250), che l’imprenditore fiorentino ha voluto condividere proprio con chi non spererebbe mai di trovare un posto di lavoro. Ha raccontato: “Ricordo una ragazza che era venuta al colloquio di selezione, che faccio sempre io personalmente. Piangeva. Mi disse che era venuta solo per buona educazione, perché proprio il giorno prima aveva ricevuto una diagnosi di tumore, e quindi capiva che il lavoro era sfumato. Le risposi che, anzi, essere ammalata era un buon motivo per lavorare, e che l’assumevo.”

A chi gli chiede se non sia un’utopia mantenere la produttività anche impiegando malati, Bartoletti mostra il fatturato in continua crescita, e spiega un altro pezzo della sua filosofia: “Avere un ragazzo con problemi accanto a un normodotato è un valore che dà più soddisfazione del fatturato, ma ho constatato che se si individua la funzione giusta per ciascun malato o disabile, la produttività è assicurata. Chi è malato fa del suo meglio, e molte volte supera i cosiddetti sani. Così continua ad essere integrato nella società, e ne è orgoglioso. Io considero i malati come tutti gli altri. Li assumo se il loro profilo è utile all’azienda, li promuovo se lo meritano. Non incoraggio una carriera se non per buone ragioni“.

In un’Italia in cui i giovani arrancano nei lavori precari e non hanno prospettive, l’azienda di Bartoletti è speciale anche per i sani: un pasticcere è diventato il responsabile della logistica, un ex muratore è diventato uno dei dirigenti di prima fascia. Metà del personale sono donne, e se aspettano un bimbo l’azienda gli garantisce venti mesi al posto dei cinque previsti per legge.

Appena potrà, l’uomo con una stella nel cuore vuole realizzare un sogno: aprire un’azienda che impiegherà soltanto malati: “Saranno soci, la gestiranno e vi lavoreranno. Scommettiamo che sarà un successo?” 

Umberto Veronesi



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