Parliamone per capire

di Umberto Veronesi

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Umberto Veronesi (1925-2016), medico e ricercatore, ha dedicato la vita allo studio e alla cura dei tumori, in particolare alle terapie conservative per i tumori del seno. E' stato Ministro della Sanità e Senatore del Parlamento Italiano. Ha dato vita alla Fondazione che porta il suo nome. Profondamente persuaso che la scienza possa migliorare il mondo in cui viviamo, questo blog, che ha aggiornato per cinque anni con 200 post, ha ospitato il suo pensiero sulla società, la scienza e il nostro futuro.

Siate ottimisti e vivrete più a lungo

Siate ottimisti e vivrete più a lungo

Da domenica e per due giorni scienziati e filosofi (riuniti nella sesta edizione della conferenza che la mia Fondazione organizza a Venezia e che ho chiamato The Future of Science) cercheranno di illuminare un poco i molti segreti che avvolgono la mente umana

Pregare fa bene, ma non guarisce

Pregare fa bene, ma non guarisce

Mi chiedono spesso se la preghiera può avere  anche un potere terapeutico. Se si sta alla miriade di culti vecchi e nuovi (compresi quelli modaioli del New Age) molta gente sostiene di attingervi forza e benessere, soprattutto quando la preghiera è fortemente ritualizzata, e la ripetizione di sillabe o di mantra ottiene in chi prega un effetto di straniamento, il contatto con quella che sembra un’altra dimensione. Questo possiamo spiegarcelo alla luce di quanto sappiamo sulla biochimica del cervello (ad esempio, è noto che l’innamoramento, emozione psichica, innalza i livelli di dopamina, la quale induce uno stato di benessere), e quindi è ragionevole dire che un certo effetto benefico la preghiera l’ottiene. Diverso è il caso di chi pretende di sostituire la preghiera alla medicina, con un fideismo (non una fede) assolutamente irrazionale e pericoloso. E’ quanto sta succedendo negli Stati Uniti, dove più di 300 persone sono morte perché hanno abbandonato qualsiasi cura per rivolgersi solo a un preteso potere di guarigione della preghiera. La cosa più grave è che tra queste vittime di una decisione irrazionale ci sono anche dei bambini, il che mi ricorda angosciosamente i casi dei bimbi leucemici che avrebbero potuto guarire e che dai loro genitori furono consegnati alla “cura Di Bella”. Anche riviste scientifiche internazionali si stanno occupando di questa vicenda, e hanno già dimostrato che pretesi studi scientifici sul potere terapeutico della preghiera erano deboli e inconsistenti, e partivano da false premesse.

Malati, fuggite dagli ospedali

Malati, fuggite dagli ospedali

Ho sempre pensato che le donne, qualunque lavoro facciano, abbiano saldamente in mano l’idea che il loro interlocutore è una persona. Anche l’impiegata più frettolosa e nervosa trova quasi sempre una parola gentile. Adesso un giudice donna, il giudice tutelare di Treviso Clarice Di Tullio, ha avuto l’umanità e la comprensione per autorizzare un’altra donna, testimone di Geova e gravemente ammalata di una malattia degenerativa, a non utilizzare farmaci e trattamenti salvavita.

Parlare del dolore a ferragosto

Parlare del dolore a ferragosto

Parlare di dolore e del dolore nel mese in cui tutti si stanno godendo le meritate vacanze può sembrare inconsueto se non inappropriato. Ma niente è più attuale del dolore. E’ strano come si sia indifferenti al dolore degli altri. Pochi lo sanno e tra quelli che lo sanno pochi lo ricordano.. Eppure il 25 per cento degli italiani (secondo la ricerca Pain in Europe, la più ampia effettuata finora sull’argomento) soffrono di un dolore cronico, non il doloretto passeggero, ma quello quotidiano e martoriante perché chiude ogni spazio di libertà: dai crudeli dolori osteoarticolari a quelli delle complicanze diabetiche.

Ma i nostri medici sanno curare davvero?

Ma i nostri medici sanno curare davvero?

Il vero nocciolo della buona medicina? Si deve curare il malato, e non la malattia

La figlia di una madre coraggiosa

La figlia di una madre coraggiosa

Cedo volentieri questo spazio alla lettera di una figlia che ricorda con commozione la sua cara mamma che non è riuscita a vincere la battaglia contro la malattia.

Lo Stato biscazziere

Lo Stato biscazziere

Sono sempre stato contro divieti e moralismi, e non ho intenzione di unirmi al coro di commenti più o meno scandalizzati con cui è stata  battezzata la notizia che anche in Italia il gioco d’azzardo  è autorizzato a tutti gli effetti.

La volontà del malato calpestata

La volontà del malato calpestata

Il testamento biologico rappresenta il punto più alto di affermazione del diritto dell’uomo di decidere della propria vita e della propria morte. E’ l’espressione della propria volon­tà rispetto alle cure che s’intendono o non s’intendono ri­cevere, da rispettare nel caso in cui non si potesse più farlo direttamente per sopravvenuta incapacità. La mia propo­sta di legge, presentata in Senato nel luglio 2008, stabiliva la possibilità di rifiutare ogni trattamento, sia terapeutico sia di semplice sostegno, come l’alimentazione e l’idrata­zione artificiali. Limitazioni ed esclusioni a questa possibi­lità tradiscono il principio di consenso/dissenso informato e sono anticostituzionali. Ma la legge appena approvata fa scempio di questo principio.

Le colpe della medicina nella lotta all'amianto

Le colpe della medicina nella lotta all'amianto

A Torino è in corso il processo contro i proprietari della “fabbrica dell’amianto” e la giustizia civile chiede condanne severe contro i colpevoli. A Casale Monferrato, esisteva la più grande industria di asbesto, che produceva materiale edilizio, e che ha causato in buona parte dell’Italia, una elevatissima frequenza di malattia, per cui oggi le vittime e i parenti delle vittime chiedono un giusto risarcimento. Eppure è da anni che l’amianto sta portando a galla i suoi effetti perversi.

Ma non chiamiamolo eroe

Ma non chiamiamolo eroe

Ricordo che tanti anni fa rimasi colpito dalla morte di un tranviere, che era riuscito a fermare il tram prima di accasciarsi a terra. Tutti eravamo scesi dal tram, in attesa dell’ambulanza ormai inutile, e ricordo un particolare che assurdamente mi si è inciso nella memoria: le scarpe del poveretto, posate da qualcuno su un sedile vuoto. Non ho mai dimenticato quella morte sul lavoro, che rispetto alle altre morti aveva qualcosa di più particolare ed accorato. E ho ripensato a quel caso quando sono venuto a sapere della morte  di un cardiologo dell’ospedale di Rho, il dottor Vincenzo Capacchione, 49 anni.  In turno di “reperibilità”, è stato chiamato alle sei del mattino in ospedale, per eseguire un’angioplastica su un paziente gravissimo. Il cardiologo ha un po’ di dolore al petto, ma non ci bada troppo, ed entra in sala operatoria. Un caso complicato, l’intervento dura quattro ore quando normalmente ne basta una. Finalmente finisce, il paziente è salvo. Il cardiologo si sfila i guanti e scende in pronto soccorso. Non riesce a reggersi sulle gambe, scivola a terra sulle ginocchia e sviene. Muore pochi minuti dopo, nonostante tutti i tentativi di rianimazione. La retorica potrebbe farne un eroe, ma sarebbe un errore. Questo collega era semplicemente uno delle centinaia di migliaia di medici che ogni giorno, per 24 ore al giorno, lavorano per curare e salvare la gente. Sono i medici senza volto e senza storia che fanno navigare la grande nave bianca del sistema sanitario. Poi si tolgono i guanti, vanno a prendere un caffè, scambiano qualche parola con gli amici, tornano a casa dai figli e dalla moglie. Questa volta non è andata così.

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