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Il prezzo dell'ignoranza

Sperimentazione animale: per il mancato recepimento della direttiva europea l'Italia rischia di pagare 150 mila euro al giorno di multa

Il prezzo dell'ignoranza

Il populismo ha un prezzo. Non è una frase retorica e non si parla di un costo nel senso astratto del termine, o almeno non solo: si parla di un costo vero, reale, quantificabile in cifre. In questo caso, il populismo rischia di costarci 150.000€ al giorno, ovviamente a carico dei contribuenti, ossia chiunque lavori e versi contributi in Italia e, per fortuna, non sono più tra quelli, vista l'oculatezza della gestione di questo denaro. Durante uno dei periodi più oscuri dell'economia italiana, l'Italia, grazie alla pigrizia ormai proverbiale della nostra classe politica e all'ottuso populismo misto all'ignoranza dei movimenti anti-sperimentazione animale, corre il serissimo rischio di dover pagare una cifra assurda per un motivo ancora più assurdo.

Facciamo un breve riepilogo di quanto accaduto.

I Paesi membri dell'UE decidono, nel 2010, di scrivere un nuovo testo per regolamentare l'uso degli animali da sperimentazione, dato che il precedente risaliva ormai al 1986 e le crescenti conoscenze in campo scientifico, assieme alla giusta crescita della sensibilità etica riguardo il mondo animale, avevano reso necessario rinfrescare un po' la legislazione al riguardo.

La Direttiva che il Parlamento Europeo ha approvato è reperibile qui (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2010:276:0033:0079:IT:PDF). Fu stesa, come detto, nel 2010, scritta in accordo tra varie parti, includendo opinioni provenienti sia dal mondo scientifico sia da quello delle organizzazioni per la tutela dei diritti degli animali (Eurogrup for Animals), di cui fa parte anche la LAV. Non si tratta di una omonimia: è la stessa LAV che oggi contesta quello stesso testo approvato 3 anni fa. Si tratta di un documento unico al mondo, all'avanguardia per la sua chiarezza e per il valore etico dei contenuti. È pratica comune, quando bisogna elogiare qualcosa per sottolineare quanto male siamo messi noi, fare riferimento ai famigerati Stati Uniti d'America; beh, negli USA un testo così non esiste, dato che i roditori, ad esempio, non vengono tutelati da nessuna legislazione di questo tipo. In Europa, invece, abbiamo la fortuna di avere un Parlamento sufficientemente illuminato da poter produrre un testo che accontenta le esigenze scientifiche attuali e, allo stesso tempo, protegge in maniera sensibile e completa le specie animali utilizzate. Basta dare uno sguardo veloce al testo per comprenderlo: si parla lungamente della necessità di ridurre il numero di animali e la loro sofferenza al minimo, tutelare gli animali in via d'estinzione, evitare il riutilizzo di animali sottoposti a procedure particolarmente complesse, per la prima volta vengono tutelate anche specie (i cefalopodi, le forme fetali di mammifero all'ultimo terzo del loro sviluppo) finora mai incluse, si arriva persino a stabilire le dimensioni minime delle gabbiette, le ore di luce, la temperatura di stabulazione, eccetera.

Praticamente tutti i Paesi membri hanno capito immediatamente la portata di questo testo e lo hanno approvato senza battere ciglio (come d'altronde sono obbligati a fare). Tutti, tranne ovviamente l'Italia. Da noi, si è voluto rimandare, emendare, cambiare e inasprire. Perché? Beh, innanzitutto c'erano, nel nostro Parlamento, questioni sicuramente "più urgenti", e non voglio entrare nei dettagli perché qui non parlerò di politica. E poi perché in Italia vantiamo le associazioni di attivisti più bieche, ipocrite e ignoranti di tutta Europa.

Attraverso un lunghissimo iter, si è arrivati a una bruttissima copia di quello che era il testo originale, in ritardo di 3 anni e ancora nominata come "Schema di Decreto Legislativo", quindi ben lungi dall'essere approvata in tempi brevi. Su pressione dei vari movimenti anti-sperimentazione (tra cui la LAV, la stessa che approvò il testo 3 anni fa) e dei suoi esponenti più politicamente (il M5S, la Brambilla, Sonia Alfano, ...) e mediaticamente (Striscia la Notizia) impegnati, il testo è stato stravolto, anche oltre il limite delle possibilità di inasprimento che la UE ci consentiva. Vediamo qualche dettaglio.

Nell'art. 5, ad esempio, sono state inserite procedure in cui non sarà applicabile la sperimentazione animale. Ad esempio, non sarà più possibile effettuare xenotrapianti, ovvero, come da definizione all'art. 3, "trapianto di uno o più organi effettuato tra animali di specie diverse", una tecnica basica nello studio dei tumori. Risultato? Tanti saluti alle speranze di studiare più da vicino il processo di sviluppo dei tumori. Ancora, proibito effettuare "ricerche sulle sostanze d'abuso". Risultato? Si annullerebbe la possibilità di studiare gli effetti tossici ad esempio delle droghe o del fumo. Definirli dei passi indietro è semplicemente eufemistico.

Nell'art. 10 si specifica come sia vietato l'allevamento di cani, gatti e primati non umani per le procedure di sperimentazione animale. Risultato? I ricercatori italiani dovranno andare ad arricchire qualche azienda all'estero, invece di poter contare sulla velocità, il basso costo e la qualità di una produzione in loco.

Ancora, secondo l'art. 20, le strutture di allevamento e fornitura dovranno obbligatoriamente ogni 6 anni rinnovare l'autorizzazione all'autorità competente (il Comune dove ha luogo lo stabilimento), mentre la Direttiva impone un rinnovo dell'autorizzazione solo in caso di apporto di una sostanziale modifica alla struttura o alla funzione dello stabilimento. Risultato? Più burocrazia.

Per colpa di questi stravolgimenti, figli dell'ottuso ostruzionismo dei gruppi anti-sperimentazione, 3 anni dopo l'approvazione della Direttiva, il Parlamento italiano non è ancora stato in grado di recepirla in maniera definitiva, anzi: è in ritardo e finora ha in mano un testo decisamente più restrittivo e peggiorativo. Risultato? L'UE ci tasserà per 150.000€ al giorno finché la Direttiva non sarà recepita adeguatamente. A chi dice che la scienza non porti  guadagno, dimostro invece quanto il costo dell'ignoranza. È di 150.000€. Al giorno.



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