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Il vero obiettivo della ricerca

Dare la possibilità a un disabile grave di bere da solo, restituire indipendenza e dignità. Questo è ciò che cerchiamo di fare. Siamo disposti a pagarne il prezzo?

Il vero obiettivo della ricerca

Succedono tante cose. Succede, ad esempio, che nel prestigioso Max Planck Institut di Tubinga, uno dei centri d'eccellenza della ricerca tedesca, il professor Nikos Logothesis decida di abbandonare i suoi studi sui meccanismi fisiologici dei processi cognitivi sui primati. Logothesis è uno dei più stimati neuroscienziati d'Europa (stavolta gioco in casa, visto che è il mio campo) e autore di oltre 280 articoli peer-reviewed -spero di poterci tornare in un prossimo post su questo concetto. Perché abbandona i primati per passare ai roditori? Magari il principio del raffinamento gli ha suggerito che i topi sono un organismo modello sufficiente per rispondere alle sue questioni scientifiche? No. La sua scelta deriva dal fatto che l'Institute for Biological Cybernetics, diretto dallo stesso Logothesis, è stato vittima negli ultimi mesi da continue, pressanti e, a questo punto, intollerabili minacce da parte di attivisti anti-sperimentazione. Il Max Planck Institut ha immediatamente espresso, oltre al profondo appoggio allo scienziato e al suo gruppo, anche il suo profondo rammarico per la decisione, dal momento che rappresenta un notevole passo indietro non dettato da un principio etico bensì generatosi da una situazione ormai insostenibile. Esiste un sito di raccolta di firme di solidarietà nei confronti di Logothesis che invito a visitare e firmare, nella speranza magari di convincerlo a tornare sulla propria decisione.

Succede poi che l'organizzazione Animal Amnesty diffonda questa immagine attraverso il proprio profilo Facebook. Si tratta della foto di un primate con una evidente infezione sul cranio, foto scattata da un attivista proprio all'interno del Max Planck di Tubinga; sotto si vede un ricercatore che sta "pipettando" (si dice in gergo) qualcosa in una provetta; completano il quadro le scritte "Oggi" e "Domani". Una volta superato l'inevitabile impatto emotivo, che è l'unica cosa che questa immagine desidera evocare, una persona razionale e seria inizia a farsi delle domande. Innanzitutto, Animal Amnesty può spiegarci come usare una micropipetta come quella che si vede nella foto di "domani" possa in qualche modo evitare l'uso di macachi nella ricerca? Io so che le micropipette servono per trasferire volumi di liquido dell'ordine di microlitri da una provetta ad un'altra, e basta. Ma cosa volete che ne sappia io di micropipette? Se Animal Amnesty ha messo quell'immagine, ci sarà un motivo, direte voi. Aspetto ancora elucidazioni. Successivamente, un comunicato dello stesso Max Planck Institut rivela che, nonostante tutte le buone pratiche di prevenzione in laboratorio, l'insorgenza di una complicazione rappresenta una minoritaria quanto inevitabile possibilità; nello stesso comunicato, poi, ci si pone un interrogativo tanto basilare quanto sconcertante: perché l'attivista ha preferito rimanere a filmare quello che è indubbiamente uno stato di malessere di un animale (per quanto eccezionale) invece di rivolgersi immediatamente ad un veterinario per segnalare il caso, come è buona pratica fare? Voi direte: "Questa è propaganda! Funziona così. Colpire alla pancia per non far funzionare la testa". Verissimo ma non per questo dovremmo smettere di indignarci di fronte ad essa, soprattutto perché si rischia di perdere di vista quello che agli americani piace tanto chiamare "the big picture" (letteralmente, il disegno grande), ossia la visione d'insieme.

Partiamo da un presupposto molto semplice, che probabilmente pochi ricordano: il cervello è privo di recettori del dolore, anche se ovviamente questa non è ragione sufficiente per impiantare allegramente elettrodi nella testa di chiunque. È giusto specificare anche che un impianto di elettrodi stimola i recettori del dolore in altre zone, quindi sicuramente non è una pratica da prendere alla leggera. La premessa serve a dire che probabilmente i macachi su cui questo tipo di studio è stato eseguito, ad esempio all'Università di Modena, di certo non soffrono le pene atroci che Animal Amnesty cerca di demonizzare quando gira video poco più realistici di Jurassic Park. Il video è stato girato con lo scopo di essere proiettato nei cinema di Modena prima del film in cartellone con lo scopo di sensibilizzare la gente riguardo ciò che si pensa che accada nello stabulario dell'Università locale. Ho visto quel video e pur non conoscendo i dettagli dell'esperimento, ho sufficiente esperienza nel campo della S.A. per poter dire che ho visto solo una enorme concentrazione di "imprecisioni", e uso le virgolette perché parolacce non posso usarne. L'unica cosa verosimile di quel video è la frase finale: "Liberamente ispirato al protocollo sperimentale in vigore all'Università di Modena". Ecco. Diciamo pure "molto liberamente". Ma tornando al "big picture", quello che Animal Amnesty probabilmente perde di vista è che questo tipo di esperimenti ha portato a un risultato straordinario: impiantare un elettrodo nel cervello di paziente (sì, un essere umano) tetraplegico che gli ha permesso di muovere "col pensiero" un braccio robotico collegato all'elettrodo stesso. Bisogna essere davvero corti di comprendonio per non capire la portata straordinaria di questo risultato nel campo del miglioramento della qualità di vita di soggetti, umani e animali, disabili.

Perdere di vista la prospettiva generale è decisamente molto pericoloso, soprattutto quando si parla di scienza. Spesso commetto anche io questo errore e finisco per andare un po' a sparare nel buio durante la mia ricerca. A quel punto interviene prontamente il mio capo, uno scienziato con trent'anni di esperienza più di me, che mi richiama all'ordine chiedendomi una cosa molto semplice: "Che cosa stai cercando di fare?". Ecco. Chiediamoci cosa stiamo cercando di fare, soffermiamoci sul vero motivo di tutto questo. Abbiamo dato la possibilità a un paralitico di bere dell'acqua senza l'ausilio di nessuno, solo muovendo un braccio robotico attraverso un elettrodo nel suo cervello. Abbiamo ridato indipendenza a una persona che l'aveva persa. E con l'indipendenza gli abbiamo restituito la dignità. Non esiste prezzo per questo e non dovrebbe succedere che esista propaganda in grado di denigrare la dignità. Eppure succede.

Francesco Mannara
@f_mannara 



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