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Tutti i falsi miti della scienza

La giornalista Megam Scudellari ha tracciato un memorandum riguardo le credenze dura a morire. Chi le fomenta spesso lo fa per malafede più che per ignoranza

Tutti i falsi miti della scienza

Il passaggio tra un anno e l'altro coincide inevitabilmente con una serie di bilanci. Tutti noi ci dilettiamo a trarre conclusioni, elaborare buoni propositi, calcolare statistiche, dare i numeri (letteralmente e non). Facebook inonda le nostre bacheche di vecchi ricordi da riesumare, concorsi cui partecipare e liste, a volte anche assurde, sul meglio e sul peggio dell'anno appena trascorso e su cosa ci dobbiamo ragionevolmente aspettare da quello nuovo. La giornalista scientifica Megan Scudellari ha provato, da parte sua, a tracciare un curioso memorandum riguardo i falsi miti della scienza che ancora oggi sono duri a morire. Proviamo a darci un'occhiata:

  • Controlli periodici e diagnosi precoci riducono la mortalità per tutti i tipi di tumore. Falso. Per essere corretti bisogna specificare che controlli periodici e diagnosi precoci salvano più vite solo per alcuni gruppi di cancro (polmoni, cervice uterina e colon, ad esempio), ma non vale la stessa regola per tutti i tumori. Purtroppo, esistono ancora oggi forme neoplasiche per le quali anche una diagnosi precoce non significa necessariamente, e statisticamente, un allungamento della speranza di vita e, ancor meno, un aumento delle probabilità di guarigione. Può risultare deludente, in un'epoca abituata a vivere nel successo scientifico, in cui spesso i mass media riportano in maniera erronea i risultati pubblicati su riviste del settore e, ancora più spesso, ne ingigantiscono la portata a scopi sensazionalistici. Eppure bisogna fare i conti con le statistiche, vera bocca della verità scientifica. Il problema non è quando la gente decide di sottoporsi ossessivamente a ogni tipo di screening, check-up e analisi diagnostica spinta più da istinti ipocondriaci che da reali fattori di rischio. Il problema è quando si trovano di fronte a medici che glielo lasciano fare, causando loro un enorme stress fisico ed economico ed appesantendo costi e tempi di attesa a carico del servizio sanitario nazionale, togliendo magari risorse a chi quegli esami li necessita davvero. Come anche per la questione vaccini, il problema principale non riguarda i pazienti ma resta quello del personale sanitario che possiamo definire, essendo in buonafede, quantomeno male informato. Esistono dati che dimostrano come per alcuni tumori (nell'articolo è citato il caso del cancro alla tiroide in Sud Corea), una diagnosi precoce non coincide con una riduzione della mortalità. Eppure la gente continua a credere che sia così. 
  • I radicali liberi causano l'invecchiamento, gli antiossidanti lo rallentano. Falso. I radicali liberi, nella loro definizione più comune, sono molecole con carica elettrica neutra (quindi non sono ioni) ma con un elettrone spaiato. Questo li rende molto reattivi, ossia in grado di reagire chimicamente con altre molecole in tempi brevissimi. È risaputo e dimostrato che i radicali liberi si generano a partire dall'ossidazione di determinate sostanze in seguito a processi metabolici all'interno dell'organismo. Altrettanto risaputa è la loro tossicità cellulare, ossia la loro capacità di attaccare e far morire cellule. Quello che non è così chiaramente dimostrato, eppure è di dominio pubblico, è che questa loro estrema reattività verso le cellule sia la principale causa dell'invecchiamento. Di conseguenza, un abbondante uso di antiossidanti che prevengono la formazione di radicali liberi dovrebbe rallentare il processo di invecchiamento, giusto? Sbagliato. Se prendessimo tre topi, il primo geneticamente modificato per produrre maggiori quantità di radicali liberi, il secondo geneticamente modificato per produrre maggiori quantità di antiossidanti e il terzo non modificato (quindi un animale normale), potremmo osservare come le loro speranze di vita siano identiche. In altre parole, né il topo che produce più radicali liberi vivrà meno del normale né il topo che produce più antiossidanti vivrà più del normale. Questa teoria, elaborata nel 1945 da Denham Harman, trova ancora oggi larghissimo consenso nel mondo scientifico e i lavori scientifici che ne dimostrano la scorrettezza fanno ancora abbastanza fatica a farsi pubblicare, filtrate e ostacolate probabilmente da una potentissima lobby commerciale che controlla la vendita di prodotti antiossidanti. In conclusione, esistono dati che dimostrano come radicali liberi e antiossidanti non abbiano alcun effetto diretto sull'invecchiamento. Eppure la gente continua a credere che sia così. 
  • Il cervello umano è eccezionalmente grande e ha un maggior numero di neuroni (e questo spiega perché siamo più "intelligenti"): Falso. È vero che in proporzione al nostro corpo, il cervello è sette volte più grande rispetto ad altri animali della stessa taglia ma si potrebbe dire altrettanto per i delfini e alcune specie di uccelli. Inoltre, non è vero che abbiamo più neuroni in relazione alla dimensione totale dell'encefalo (ossia cervello, cervelletto e tronco encefalico). Ciò che rende l'essere umano neurologicamente più evoluto (volgarmente, "più intelligente") è la maggior estensione delle aree corticali, ossia la corteccia cerebrale responsabile di funzioni evolutivamente più avanzate come linguaggio e pensiero. Inoltre il nostro cervello possiede strutture anatomiche uniche in natura, il che è un'ulteriore prova a sostegno dell'evoluzione del nostro organo più importante. Tutti i neuroscienziati continuano a dire che le dimensioni del cervello e la densità di neuroni non sono rilevanti per spiegare la maggior evoluzione neurologica dell'Homo Sapiens. Eppure la gente continua a credere che sia così. 
  • Un individuo impara più in fretta se segue il suo metodo di apprendimento preferito. Falso. Ogni individuo ha una naturale attitudine a ricevere più efficacemente informazioni attraverso una via invece che un'altra (per via orale, attraverso un testo scritto, un'immagine, attraverso schemi e diagrammi, per apprendimento a memoria, eccetera). In secondo luogo, è molto più efficace insegnare stimolando più di un senso alla volta. Questo, però, non significa che s'impara meglio seguendo esclusivamente il proprio istinto naturale a un apprendimento verbale o visuale. L'apprendimento è un processo complesso, in cui diverse risorse dovrebbero intervenire e cooperare per raggiungere lo scopo (che rimane quello di trasmettere una nozione). Per quanto ci piaccia un certo approccio e per quanto esistano in commercio tantissimi metodi basati su un "tailored approach", ossia un approccio "su misura", gli scienziati continuano a dimostrare che essi non sono per nulla più efficaci rispetto ad un approccio multisensoriale a versatile. Eppure la gente continua a credere che sia così. 
  • La popolazione umana cresce esponenzialmente e le risorse per mantenerla saranno presto insufficienti. Falso. Queste due affermazioni sono effettivamente un luogo comune abbastanza diffuso ma ciò non le rende vere. La popolazione umana cresce a una velocità dimezzata rispetto a 50 anni fa e si prevede che raggiungerà quota 9 miliardi di individui tra 50 anni. Una crescita esponenziale è ben altro che questa progressione ma la sovrappopolazione di determinate zone del mondo, assieme alla associazione tra quella specifica zona e, appunto, il fenomeno di alta densità umana, perpetua questa percezione. In fondo, è difficile trovare un servizio del telegiornale che parli della Cina o dell'India senza inquadrature di strade sovraffollate, gente che vive per strada e via dicendo. Eppure una camminata per la Rambla de Catalunya il giorno di Sant Jordi regala scenari di sovraffollamento simili ma nessuno si sognerebbe mai di dire che i catalani stanno diventando troppi. Per quanto riguarda la disponibilità di cibo e acqua, il discorso è simile. Nel mondo si produce abbastanza cibo da poter sfamare 12 miliardi di persone e la disponibilità di acqua è tale da poter potenzialmente garantire a tutti accesso a questa risorsa vitale. In realtà, i paesi ricchi hanno troppe risorse, arrivando a potersi permettere di scartare gli eccessi, mentre i paesi poveri ne hanno troppo poche (o nessuna). Il fatto che miliardi di persone non abbiano un accesso diretto all'acqua e muoiano di fame non è un problema di produzione di risorse ma di distribuzione. Eppure la gente continua a credere che sia così.

Esistono ancora altri miti che Megan Scudellari non include nella sua lista. I vaccini che causano l'autismo, gli scienziati che torturano gli animali, l'omeopatia che funziona e via dicendo. Uno studio psicologico ha dimostrato che sottoponendo dei convinti anti-vaccinisti a prove evidenti e scientifiche che smontavano le loro teorie non solo non faceva cambiare loro idea ma addirittura rafforzava le loro convinzioni. I miti sono duri da sfatare, soprattutto quando si parla di scienza. Questo per almeno due ragioni. Primo, la scienza è spesso noiosa e difficile da capire, quindi la gente preferisce affidarsi a spiegazioni e teorie semplici, rapide, immediate e, purtroppo, spesso sensazionalistiche. Secondo, molto spesso sono gli stessi scienziati a generare questi miti invece di combatterli. Ci sarebbe poi anche il terzo motivo, valido nella maggior parte dei casi elencati da Megan Scudellari. Le industrie che producono prodotti contenenti antiossidanti, cosmetici contro i radicali liberi, eccetera, muovono un giro di denaro inimmaginabile attorno al mito dell'invecchiamento provocato dai radicali liberi. Le aziende che si occupano di screening diagnostici vivono grazie all'eccessivo allarmismo dei propri pazienti. Esistono in commercio ormai centinaia di libri dedicati alle tecniche di apprendimento, corsi "su misura" per qualsiasi cosa e sistemi personalizzati di formazione: smontare questo giro di affari diventa sempre più complicato. Per quanto riguarda poi le differenze tra paesi ricchi e paesi poveri in quanto a distribuzione di risorse, si tratta di un discorso fin troppo vasto per poterlo affrontare qui, pur se fin troppo evidente e quasi banale. In definitiva, il terzo motivo è chiaro a tutti: i falsi miti della scienza generano inevitabilmente anche un discreto profitto ad alcuni che, per malafede più che per ignoranza, decidono di cavalcarli e fomentarli.

Buon 2016 a tutti.

Francesco Mannara
@f_mannara



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