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Guida agli esami

Villocentesi

Villocentesi

 

CHE COS’È

E’ una tecnica di diagnosi prenatale invasiva che consiste nel prelievo di frammenti dei villi coriali, tessuti presenti nella placenta. Il prelievo viene solitamente ottenuto sotto guida ecografica per via transaddominale, vale a dire con una puntura attraverso l’addome della donna o, più raramente, per via transcervicale in cui la cavità uterina viene raggiunta tramite un catetere vaginale.

I villi coriali ottenuti con il prelievo vengono utilizzati per indagini di laboratorio che permettono di diagnosticare eventuali anomalie cromosomiche del feto (ad esempio la sindrome di Down), malattie genetiche (come per esempio talassemia Alfa e Beta, emofilia A e B, fibrosi cistica ecc.), nonché di stabilire su richiesta la paternità del nascituro.

L’esame ha indicazioni simili a quelle dell’amniocentesi: età materna superiore ai 35 anni, alterazioni cromosomiche nei genitori, malformazioni del feto rilevate all’esame ecografico, malattie geniche, difetti congeniti del metabolismo, pregressa morte endouterina del feto, aborti ripetuti; ma rispetto all’amniocentesi ha il vantaggio di poter essere eseguito prima, infatti si può svolgere tra la 11° e la 13° settimana di gestazione.

 

COME SI SVOLGE?

L’aspirazione del campione di tessuto da analizzare viene ottenuta, sotto l’occhio attento di un ecografo, mediante due vie: quella transaddominale comporta l’inserimento di un ago, che viene spinto attraverso la parete addominale e uterina sino alla placenta; la via transcervicale è quella percorsa da un catetere flessibile inserito nella vagina e quindi nella cavità uterina.


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