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Alimentazione

Come evitare l’effetto yo-yo nelle diete

pubblicato il 14-03-2014
aggiornato il 01-02-2017

Il recupero di tutti i chili persi potrebbe dipendere da uno stimolo nervoso alterato: è la suggestiva ipotesi di ricercatori australiani che l’hanno testata per ora in laboratorio sui topi. Ma nell’uomo le buone abitudini possono modificare gli stimoli nervosi

Come evitare l’effetto yo-yo nelle diete

È l’esperienza che raccontano di aver vissuto molte persone obese. «La dieta è stata efficace, ma in poco tempo ho recuperato tutti i chili che avevo perso». Alzi la mano il nutrizionista che non ha mai ascoltato questa considerazione da parte di una sua paziente. A cui rispondere, soprattutto se gli accorgimenti suggeriti erano stati adottati, non deve essere stato facile. Sul perché i soggetti in forte sovrappeso, se non obesi, fatichino, dopo aver perso i chili in eccesso, a mantenere il peso forma, ci si interroga da tempo.

 

LA RICERCA

E se a indurre l’effetto “yo-yo” non fosse il cibo ingerito ma uno stimolo nervoso? Lo spunto arriva da uno studio pubblicato su International Journal of Obesity e condotto sui topi. I ricercatori dell’Università di Adelaide hanno notato che l’alterazione delle fibre afferenti del nervo vago, indotta da una dieta ricca di grassi, non permetteva che il segnale trasmesso attraverso la leptina - l’ormone rilasciato dal tessuto adiposo che induce il senso di sazietà - arrivasse a destinazione. La ricerca ha evidenziato come le lesioni a carico della fibra nervosa - in grado di controllare la motilità dello stomaco e di una parte dell’intestino - fosse soltanto parzialmente reversibile in seguito a un cambio della dieta: che, di conseguenza, acquisirebbe soltanto un ruolo potenziale di mantenimento del peso corporeo.

 

OBESI “SPACCIATI”?

Lo studio, effettuato su modelli murini, ribadisce quanto sia importante non ricorrere alla dieta soltanto quando le condizioni risultano estreme. Ciò non vuol dire, però, che tutti gli accorgimenti siano destinati a fallire. «I sistemi di regolazione della fame e della sazietà nell’uomo sono decisamente più complessi rispetto a quelli dei topi - afferma Enzo Spisni, docente di fisiologia della nutrizione all’Università di Bologna -.

In questo studio sono state somministrate soltanto tre tipi di diete: standard, ad alto contenuto in grassi e una terza composta da un’alternarsi delle due precedenti. Non possiamo trarre alcuna conclusione in merito agli effetti di un’eventuale dieta ipocalorica, consigliabile per chi ha urgente bisogno di perdere peso. L’obesità, comunque, non va affrontata soltanto a tavola, ma attraverso un radicale cambiamento dello stile di vita che comprenda anche l’incremento dell’attività fisica e la modifica di altre abitudini errate».

 

IL RUOLO DEL SISTEMA NERVOSO

A livello dell’ipotalamo, sia nei topi che nell’uomo, avviene il controllo delle sensazioni di fame, appetito e sazietà. Di conseguenza il sistema nervoso ha un ruolo nell’istaurarsi del soprappeso e dell’obesità. Ma il comportamento alimentare è in grado, con il tempo, di modificare il funzionamento dei centri nervosi coinvolti attraverso la plasticità neuronale. «Non si può pensare che questi siano slegati dalla fisiologia dell’organismo e dalle nostre abitudini alimentari - prosegue Spisni -. I centri nervosi che controllano fame e sazietà sono “forgiati” dal comportamento alimentare soprattutto nei bambini, la cui plasticità neuronale è elevatissima».


@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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