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Abuso di antibiotici, più investimenti in cultura e ricerca

pubblicato il 04-07-2016
aggiornato il 01-03-2017

Più di un europeo su due crede che gli antibiotici agiscano contro i virus. Laddove le persone sono informate calano i consumi. Ecco i risultati di Eurobarometer commissionato dalla Commissione Europea

Abuso di antibiotici, più investimenti in cultura e ricerca

I dati lasciano poco spazio alle interpretazioni: in Europa abbiamo un grosso problema con gli antibiotici. Più di un cittadino su due dell’Unione non è a conoscenza che questi farmaci sono totalmente inutili contro i virus. Una scarsa o nulla conoscenza del meccanismo d’azione che si riflette nei comportamenti quotidiani. Laddove c’è maggior informazione calano i consumi. E’ questo, in estrema sintesi, il messaggio che emerge dal rapporto Eurobarometer realizzato dalla Commissione Europea.

 

RESISTENZA LEGATA AI CONSUMI

Una recente analisi intitolata «Review on Antimicrobial Resistance», commissionata dall’ex premier inglese Cameron, afferma che nel 2050 saranno oltre 10 milioni all’anno i decessi legati ad infezioni causate da microrganismi. Uno scenario apocalittico frutto del sempre più crescente fenomeno di resistenza dei batteri ai classici antibiotici ad oggi in commercio. La regola è molto semplice: più si utilizzano e più perdono di efficacia poiché vengono selezionati quei batteri capaci di sopravvivere. La resistenza agli antibiotici rende dunque i microrganismi insensibili a questi farmaci e, nello stesso tempo, riduce le possibilità di trattamenti efficaci.

 

ANTIBIOTICI CONTRO I VIRUS?

Nonostante in Europa il consumo di queste molecole sia calato del 6% rispetto all’anno precedente, un europeo su 3 ha dichiarato di aver fatto uso di antibiotici negli ultimi 12 mesi. Allo stesso tempo però la conoscenza del meccanismo d'azione di questi farmaci rimane bassa. La maggioranza degli intervistati, pari al 56%, non sa che sono inefficaci contro i virus. Per quanto riguarda l'Italia, il 43% delle persone ha dichiarato di aver assunto un antibiotico nel corso degli ultimi dodici mesi e nel 94% dei casi è stato ottenuto attraverso prescrizione medica.

Il 60% però, in linea con il dato europeo, è convinto che “gli antibiotici uccidano i virus”, mentre il 38% crede che siano “efficaci contro raffreddori e influenza”. Ma c’è di più: nel nostro Paese il 21% degli intervistati è convinto che si possa interrompere il trattamento con antibiotici "quando ci si sente meglio", ignorando che proprio questo è uno dei fattori che migliora la capacità dei batteri di resistere a questi farmaci. Dati sconfortanti alla luce dei recenti investimenti in campagne di comunicazione mirate. Risultati che secondo AIFA confermano “l'esistenza di un problema di tipo culturale nell'approccio a questa straordinaria classe di farmaci”.

 

INVESTIRE IN CULTURA E RICERCA

Cosa fare allora per evitare il disastro prospettato dal «Review on Antimicrobial Resistance»? Il parere degli esperti è unanime: da un lato, come dimostrano i dati Eurobarometer, occorre un maggior investimento culturale. Dove c’è maggiore informazione i consumi sono minori e appropriati. Dall’altro c’è la necessità di maggiori investimenti in ricerca. Un dato su tutti: tra il 1983 e il 1987 i nuovi antibiotici sono stati 16, negli anni ‘90 solo 10 mentre tra il 2003 e il 2007 quelli presentati sono scesi a 5.


@danielebanfi83

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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