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«L'inventore delle zanzariere meriterebbe il Nobel»

pubblicato il 07-10-2015
aggiornato il 25-09-2017

Intervista a Roberto Moretti, medico e consulente del Cesvi: diagnosi precoce e farmaci appropriati altri strumenti per eradicare la malaria

«L'inventore delle zanzariere meriterebbe il Nobel»

Se oggi la malaria fa meno paura di un tempo in parte lo si deve alla scienziata cinese Youyou Tu. A lei va il merito di aver isolato, a partire dalla pianta Artemisia annua, una molecola in grado di contrastare la crescita del plasmodio che causa la malattia. Una scoperta -valsa il premio Nobel per la medicina di quest’anno- che ha contribuito a salvare milioni di vite nel mondo. «A meritare il Nobel però è anche l’inventore delle zanzariere», spiega il dottor Roberto Moretti, esperto in malattie tropicali dell’Asl di Bergamo e consulente del Cesvi, da anni impegnato nella lotta a questa malattia nelle zone più povere del mondo. «L’unione fa la forza e per battere la malaria non servono solo i farmaci».

 

MALARIA IN NUMERI

I numeri lasciano poco spazio alle interpretazioni: 200 milioni di casi all’anno e oltre 500 mila decessi, soprattutto bambini. Sono i numeri della malaria, una malattia che nonostante i grossi passi avanti fatti dalla medicina continua purtroppo a mietere vittime. La patologia è provocata da quattro differenti tipologie di plasmodio, organismi appartenenti al regno dei protisti che si replicano all’interno dei globuli rossi dell’uomo. La forma infettante è chiamata sporozoita ed è presente nelle ghiandole salivari di zanzare femmine appartenenti al genere Anopheles. Ecco perché, con una piccola puntura, può passare facilmente dall’insetto all’uomo, scatenando la malattia.

 

DIAGNOSI PRECOCE FONDAMENTALE

Negli anni sono stati fatti passi da gigante nel campo della ricerca. In quella farmacologica lo spartiacque si è avuto grazie alla scoperta del neo Nobel dell’artemisina. Una vera e propria rivoluzione che ha permesso, sul lungo periodo, una riduzione dei casi di malaria del 20% e del 30% nei bambini. Tradotto in numeri significa cifre che 100 mila vite salvate ogni anno. «L’artemisina ha realmente cambiato la storia della malattia. Purtroppo però sono sempre più frequenti i fenomeni di resistenza verso questo farmaco. Le terapie standard infatti prevedono l’associazione di questa molecola con più farmaci» spiega Moretti. Un fenomeno quello della resistenza che si è generato in gran parte per l’uso indiscriminato -anche quando non si tratta di malaria - del farmaco. «I sintomi della malattia sono molto simili ad altre e fare diagnosi precoce è fondamentale sia per il malato sia per evitare la resistenza. Oggi fortunatamente nelle zone dove operiamo abbiamo a disposizione kit di diagnosi che in 15 minuti, con una goccia di sangue, ci indicano se la persona è positiva alla malaria» prosegue l’esperto.

 

NON SOLO FARMACI

Attenzione però a non pensare che i farmaci siano la sola strategia per combattere la malattia. Tutt’altro. Per eradicare la malattia servono interventi su più piani. I farmaci sono importanti ma da soli non bastano. Ciò che va evitato è il contagio. Come? «Il metodo in assoluto più efficace per abbattere i casi è l’utilizzo delle zanzariere impregnate di insetticida. Con il Cesvi abbiamo realizzato una campagna in 900 villaggi del Myanmar. Installando questi presidi siamo passati da 80 casi di malaria su 1000 abitanti a soli 4. Ecco perché anche le zanzariere meriterebbero un Nobel», conclude Moretti.


@danielebanfi83

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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