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Redazione
pubblicato il 20-12-2013

Cellule trans-formate e caffè contro il diabete



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Alcune cellule del pancreas possono difendere dall’insorgenza del diabete 2. La scoperta verrà utilizzata per creare nuovi farmaci. Ma anche 3-4 caffè al giorno riducono il rischio di una glicemia troppo alta

Cellule trans-formate e caffè contro il diabete

Si chiama ‘trans-differenziazione’ ed è una particolare proprietà che appartiene solo ad alcune cellule del pancreas. Quelle che ne sono dotate, fungono da naturale scudo contro l’insorgenza del diabete di tipo 2. Lo hanno scoperto alcuni ricercatori del Policlinico Gemelli di Roma, in collaborazione con il Joslin Diabetes Center dell’Università di Harvard (Boston, Stati Uniti) ed i cui risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Diabetes.

LO STUDIO – Non tutte le cellule del pancreas, sono uguali: alcune, per difendersi da una condizione di insulino resistenza, smettono di produrre glucagone, l’ormone che alza la glicemia, a favore dell’insulina, l'ormone che invece riesce a tenere sotto controllo i livelli di zuccheri nel sangue proteggendo l’organismo, in età adulta, dal diabete, anche in presenza di tutti i fattori di rischio che ne indurrebbero sviluppo. «Lo abbiamo capito – spiegano Andrea Giaccari, professore di Diabetologia del Gemelli e consigliere nazionale della Società Italiana di Diabetologia e la dottoressa Teresa Mezza che ha completato le ricerche presso i laboratori di Boston – analizzando alcune porzioni di pancreas dopo un intervento chirurgico. Grazie ad una collaborazione con i chirurghi, abbiamo avuto la possibilità di esaminare il metabolismo di alcune persone che dovevano sottoporsi all’intervento. Alcuni di questi pazienti avevano tutti i fattori di rischio per il diabete, ma la loro glicemia era assolutamente normale. In altre parole, c’era qualcosa che li difendeva dal diabete, ma non si sapeva cosa fosse. Grazie a questa serie di esperimenti si è scoperto che ciò dipendeva dalla capacità della cellula, in presenza di fattori di rischio che richiedevano la produzione di maggiori quantità di insulina, di cambiare completamente la sua vocazione iniziale (produrre glucagone) rigenerandosi in una nuova cellula produttrice di insulina secondo un meccanismo non ancora del tutto noto. Sono queste cellule ‘trans-formate’ a permettere di difendersi dall’insorgenza del diabete ed è anche possibile ipotizzare che alla base di alcune forme di diabete vi sia proprio la perdita di questo meccanismo». Il processo, studiato ora in vitro, verrà proseguito anche su modello animale per arrivare a definire i meccanismi molecolari e terapie mirate per l’uomo.

STILE DI VITA – Fino a quel momento, il trattamento più efficace contro il diabete resta però il corretto stile di vita: controllo e mantenimento del peso, regolare attività fisica, una alimentazione sana (povera di grassi e zuccheri) ma anche qualche buon caffè. L’ideale sarebbero 3 o 4 tazzine al giorno (ancora meglio se decaffeinato): in questa quantità infatti, secondo uno studio retrospettivo condotto su larga scala, la bevanda potrebbe ridurre del 25% il rischio di diabete di tipo 2, con effetti protettivi maggiori nella donna. Mentre ogni tazzina di caffè aggiunta diminuirebbe il rischio relativo del 7-8%. Lo attesta il report pubblicato dall’Insitute for Scientific Information on Coffee in occasione della giornata Mondiale sul diabete da cui emerge anche l’ipotesi che la relazione fra consumo di caffè e riduzione della malattia dipenderebbe dalla capacità della caffeina di stimolare il metabolismo e aumentare il dispendio energetico (Energy Expenditure Hypothesis) e dal ruolo di alcune componenti del caffè nel bilanciamento del glucosio (Carbohydrate Metabolic Hypothesis). Alcune teorie minori, poi, indicano che varie componenti del caffè possono migliorare la sensibilità dell’insulina modulando alcuni stati infiammatori, mediando lo stress ossidativo cellulare, gli effetti ormonali o il calo del ferro. Per confermare l’effettiva efficacia del caffè nel combattere il diabete sarà comunque necessario avviare uno studio di intervento somministrando a due gruppi di candidati uguali quantitativi di caffè, aumentando poi il quantitativo solo ad uno di essi. Fino ad allora meglio attenersi a tutte le altre regole del vivere sano.

Francesca Morelli


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