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Farmaci generici: equivalenti a quelli di marca ma a minor prezzo

pubblicato il 08-02-2012

Ancora troppo pochi i farmaci “equivalenti” presenti sul mercato. In lento aumento i consumi. L'unica differenza con i prodotti originali è il prezzo più vantaggioso

Farmaci generici: equivalenti a quelli di marca ma a minor prezzo

Ancora troppo pochi i farmaci “equivalenti”  presenti sul mercato. In lento aumento i consumi. L'unica differenza con i prodotti originali è il prezzo più vantaggioso

I farmaci equivalenti rimangono ancora pochi ma gli italiani cominciano ad utilizzarli maggiormente. E' quanto emerge confrontando le statistiche fornite ogni anno dall'Istituto Superiore di Sanità. La fotografia scattata ci mostra un paese dove la quota di farmaci generici presenti sul mercato è di poco superiore al 12% sul totali di farmaci in vendita. Una percentuale molto bassa se confrontata con la media europea ma che fa ben sperare visto che solamente cinque anni fa era di poco inferiore al 7%. Trend positivo anche per i consumi: negli ultimi anni l’utilizzo degli equivalenti è risultato in crescita, dal 19,6% nel 2007 si è passati al 30,4% del 2010.

COSA SONO GLI EQUIVALENTI- La svolta è datata 1996. Con la legge finanziaria approvata dal governo sbarcano nelle farmacie gli “equivalenti”. Tecnicamente si tratta di medicinali a base di uno o più principi attivi, prodotti industrialmente, non protetti da brevetto. Farmaci del tutto identici tra loro poiché devono necessariamente contenere lo stesso principio attivo, nelle stesse quantità e devono prevedere la stessa via di somministrazione. Spesso li sentiamo nominare con il nome di generici, frutto di una traduzione ambigua del termine inglese “generic”. Il termine generico infatti può trarre in inganno il consumatore poiché lo si può associare ad un medicinale dagli effetti non specifici. Dal 2005, per ovviare al problema, il termine generico è stato sostituito da equivalente.

LA STORIA- Dal 1978 in Italia è possibile brevettare un farmaco. Ciò significa che l'azienza che detiene il brevetto può produrre in maniera esclusiva il principio attivo in questione per 20 anni esatti. Alla scadenza chiunque può iniziare a produrre il farmaco. Ed è proprio per questa ragione che alcune farmaceutiche hanno incominciato a commercializzare farmaci equivalenti. Tra i casi più conosciuti vi è sicuramente quello dell'Aulin. Brevettato nel 1985 ora può essere venduto come equivalente con il nome del principio attivo, ovvero nimesulide. Stesso discorso per un altro antinfiammatorio per eccellenza, Oki, commercializzato anche come Ketoprofene sale di lisina. A differenza delle specialità medicinali, il farmaco equivalente di solito non ha un nome di fantasia ma viene messo sul mercato con il nome comune del principio attivo.

EFFICACIA- Equivalente o medicinale di marca? Spesso la scelta ricade sul secondo per paura di acquistare un farmaco di qualità scadente. Un po' come avviene al supermercato con i prodotti di marca preferiti a quelli in stile discount. Ma se per gli alimentari ciò può essere vero, la stessa cosa non si può dire per i farmaci equivalenti. Questi ultimi infatti devono rispondere agli stessi criteri di qualità, efficacia e sicurezza del farmaco originale. Parametri garantiti dall'AIFA, l'Agenzia Italiana del Farmaco.

RISPARMIO GARANTITO- Ma i generici, essendo in tutto e per tutto identici al farmaco originale, quali vantaggi offrono? La risposta è semplice ed immediata: il prezzo. Stessa qualità a minor costo. Mediamente questi farmaci sono disponibili ad un prezzo inferiore che varia dal 20 all’80% rispetto all'originale di marca. Ma come è possibile tutto ciò? La ragione è legata ai costi di sviluppo del principio attivo. L’industria farmaceutica che produce il prodotto equivalente non ha dovuto sostenere nessuna spesa di ricerca e sviluppo del farmaco. E' questo il segreto del minor prezzo.

Daniele Banfi



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