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Julia Segre: «La nostra salute è nelle mani dei batteri»

pubblicato il 18-09-2015
aggiornato il 04-10-2017

La scienziata statunitense ha fatto il punto sul ruolo dei diversi microbiomi che vivono nel nostro organismo nella genesi delle malattie cutanee

Julia Segre: «La nostra salute è nelle mani dei batteri»

Tra i cinquanta e i settanta milioni di cellule. Poco più di ventimila geni. E miliardi di microrganismi. A conti fatti, è come se il corpo umano vivesse ogni giorno all’interno di un più ampio ecosistema, in cui a essere in maggioranza sono i microrganismi: batteri, virus e parassiti. Un insieme che compone il microbiota umano, mutevole a seconda degli habitat (intestinale, cutaneo, polmonare), oggi sempre più indagato per trovare una risposta alle malattie di cui si sa ancora poco.

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UN SUPER-ORGANISMO FATTO DA CELLULE E BATTERI

L’ipotesi che ci voleva composti soltanto di cellule è dunque ormai superata, da almeno un decennio, lo stesso periodo in cui s’è intensificata la produzione scientifica sul ruolo che questi microrganismi giocano nella determinazione dello stato di salute (o di malattia) di un individuo. La scoperta del materiale genetico codificato nei 23 cromosomi umani ha consentito di compiere progressi in termini di nuove diagnosi e terapie, ma ha anche spostato l’obiettivo più avanti. «Per fare ulteriori progressi, adesso, dobbiamo imparare a gestire meglio le infezioni associate alla malattia umana», ha spiegato Julia Segre (nella foto), ricercatrice del dipartimento di genomica dei microrganismi del National Institute of Health statunitense, durante The Future of Science, il convegno organizzato dalla Fondazione Veronesi in corso fino a sabato 19 settembre a Venezia. Siamo dunque un “super-organismo”, in cui sono le stesse cellule dell’uomo a produrre nutrimento per batteri, virus e parassiti che entrano in tutti i processi fisiologici: dalla digestione all’attivazione del sistema immunitario, le cui risposte anomale sono alla base di malattie ancora poco conosciute: come quelle reumatiche, infiammatorie croniche intestinali e cutanee.

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IL RUOLO DEI MICRORGANISMI NELLE MALATTIE CUTANEE

Nel corso del suo intervento, la scienziata americana è partita dall’aumento della diffusione di alcune malattie cutanee - la dermatite atopica, la psoriasi e l’eczema - per spiegare come i batteri influenzino lo stato di salute dell’uomo. «Studiando la composizione microbica della cute prelevata in persone adulte sane da venti siti diversi, abbiamo scoperto che il microbiota è definito non solo a livello individuale, ma pure locale. Ciò vuol dire che in una stessa persona i batteri che vivono sulla faccia non sono gli stessi che colonizzano le pliche del gomito». Il messaggio permette di capire perché la psoriasi si manifesti all’esterno del gomito mentre l’eczema compaia al suo interno: probabilmente tutto dipende dai batteri sviluppatisi in due aree differenti e in grado di condizionare l’evoluzione della malattia. «Gli studi sulla composizione microbica condotti nei soggetti sani sono il punto di partenza per studiare le malattie che analizzano le interazioni tra uomo e batteri», ha chiarito Segre. «Oggi in questi casi si va dal pediatra o dal medico di base, che provano diversi approcci: fino a individuare quello risolutore. In futuro, invece, spero che con un tampone cutaneo si possa individuare l’alterazione microbica alla base della malattia e intervenire con farmaci mirati».

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NUOVE CONOSCENZE PER RIDURRE LE INFEZIONI OSPEDALIERE

Gli studi di genomica microbica torneranno presto utile, secondo l’esperta, anche per controllare la trasmissione delle infezioni ospedaliere provocate dai batteri resistenti. «Individuando subito l’agente responsabile di un’epidemia, siamo in grado di somministrare l’antibiotico più efficace», chiosa l’esperta. Mica roba da poco, considerando le problematiche generate dal loro impiego scorretto. Ogni individuo ha i “suoi” batteri: ecco un altro punto di vista della medicina di precisione.

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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