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Marijuana ad uso medico: la “canna” non è un farmaco

pubblicato il 11-05-2016
aggiornato il 28-02-2017

L’uso ricreativo e personale di cannabis non ha nulla a che fare con le cure. Per quelle ci vuole un prodotto specifico realizzato secondo regole ben precise

Marijuana ad uso medico: la “canna” non è un farmaco

Speciale cannabis terapeutica: ecco tutto quello che c'è da sapere

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: cannabis terapeutica e spinello ad “uso ricreativo” non sono la stessa cosa e la ragione è molto semplice. Come spiega il dottor Vittorio Guardamagna, direttore dell’Unità di Terapia del Dolore presso l’IEO di Milano, «le sostanze contenute all’interno delle infiorescenze della cannabis variano da pianta a pianta. Per ottenere un effetto terapeutico occorre bilanciare in maniera controllata i diversi componenti. Ecco perché la marijuana acquistata tramite canali non ufficiali non si può considerare farmaco». Non è un caso che nella produzione e selezione delle piante ad uso stupefacente vengano privilegiate quelle ad alto contenuto di THC, la molecola responsabile dell’effetto psicoattivo.

 

CONTRO IL DOLORE

Questo non significa però che la cannabis reperibile illegalmente abbia effetti completamente diversi da quella utilizzata a scopo terapeutico. Il sempre più crescente interesse per la marijuana nasce infatti dall’esperienza diretta di consumatori che ne fanno uso per lenire il dolore. Partendo da questa evidenza sempre più persone con problemi di dolore cronico hanno incominciato a consumarla. «A differenza degli altri farmaci –dove la richiesta di sviluppo non nasce mai da un’indicazione dei pazienti- l’interesse a studiarne i benefici arriva direttamente dal basso. Per certi versi l’iter che sta portando ad un sempre più diffuso suo utilizzo ricorda quello degli oppioidi. Visti con sospetto oggi sono tra i farmaci più utilizzati» continua l’esperto.

 

COME SI USA

Una delle caratteristiche fondamentali affinché la cannabis svolga il suo effetto terapeutico è la via di somministrazione. Preparati da inserire negli alimenti, cartine riempite per ottenere infusi e il classico spinello in realtà, nonostante siano le modalità di assunzione più gettonate, disperdono una quantità notevoli di molecole. Ecco perché il miglior metodo di assunzione ad uso terapeutico rimane l’estratto in olio. «Purtroppo le evidenze scientifiche dell’utilizzo della cannabis sono poche e di clinical trials volti a valutarne l’efficacia ce n’è ancor meno. Proprio per questa ragione le indicazioni terapeutiche si restringono a poche condizioni come il trattamento del dolore cronico, nausea, inappetenza e cachessia nei soggetti sottoposti a chemioterapia. Indicazioni destinate però ad aumentare poiché la ricerca su questi composti è poco più che all’anno zero. Ricerca che viene effettuata su cannabis prodotta secondo una rigoroso metodo e per questo ben diversa da quella venduta illegalmente» conclude l’esperto.

 

IL PROBLEMA E’ LA PRODUZIONE

A tal proposito uno dei tanti freni alla ricerca e all’utilizzo riguarda proprio il metodo di produzione. La marijuana usata correntemente a scopo terapeutico proviene solo ed esclusivamente dall’Olanda ed è prodotta dall’azienda Bedrocan grazie ad un ingente investimento in tecniche di produzione partito oltre 10 anni fa. Nel luglio 2014 il Governo ha dato autorizzazione allo stabilimento Farmaceutico militare di Firenze di avviare la produzione di cannabis terapeutica destinata alle farmacie italiane. Proprio per la difficoltà di selezione e coltivazione delle piante “giuste”, un processo che in Olanda ha richiesto alcuni anni, si prevede che la messa in commercio avvenga entro la fine dell’anno.

 

@danielebanfi83

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito di Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano – con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi- ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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