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La visita medica per la patente di guida non è cosa seria

pubblicato il 25-03-2014
aggiornato il 01-02-2017

Mentre sono cambiate le norme amministrative, la visita medica non ha subito variazioni nel tempo e non soddisfa nè i medici e né i candidati. Appello degli specialisti per un controllo medico più efficace

La visita medica per la patente di guida non è cosa seria

Le norme amministrative per rinnovare la patente sono cambiate, ma nulla è cambiato per la valutazione psicofisica dell’automobilista. La visita medica per la patente è un appuntamento che non crea ansia: prima una firma in calce a un documento dove si dichiara se si soffre di qualche malattia, poi quattro chiacchiere con il medico, che parlando sottovoce cerca di capire se ci sentite, uno sguardo alla vostra camminata, il controllo della vista.

Da decenni, quindi, i requisiti psicofisici per ottenere o rinnovare la patente sono sempre gli stessi. «L’Italia – dice il colonnello medico dell’Aeronautica militare, Giuseppe Prestianni, in servizio all’ambulatorio dell’Aci di Milano – dopo alcuni tentativi per mettere ordine nella materia, ha deciso di affidarsi alla autocertificazione del candidato che all’atto della visita dichiarerà, rispondendo a un questionario, se soffre di disturbi o no.

Se non si riscontrano patologie importanti (depressione maggiore, sclerosi, uso di droghe, epilessia, o si è portatori di valvole cardiache), la visita prosegue secondo le modalità prescritte dal codice della strada. Se, invece, il medico riscontra anomalie, il candidato viene inviato alla Commissione medica della Asl per la verifica della idoneità alla guida». Soltanto in occasione della prima abilitazione il candidato deve portare un certificato di buona salute del suo medico di fiducia.

 

INCIDENTI

Ma vediamo che cosa provocano gli incidenti stradali. Nel 2012 ci sono stati 184.500 incidenti sulle strade italiane che hanno provocato la morte di 3.650 persone e il ferimento di altre 260.500. Meno dell’anno precedente (fra il 5 e il 10 %) ma l’indice di mortalità, cioè il rapporti fra decessi e numero di incidenti, è leggermente in aumento. Comunque, grazie ai nuovi regolamenti, ai maggiori controlli, a una normativa più severa, gli incidenti e relativi infortuni sono diminuiti del 50 per cento in dieci anni. In base al programma della Comunità europea si promuove un ulteriore dimezzamento entro il 2020.

 

OTTANTENNI

Ma per una corretta guida occorre essere sani dal punto di vista psicofisico. Sono in molti a dire che la visita di idoneità alla guida dei veicoli è insufficiente e molto spesso gli stessi candidati sono sorpresi della velocità con cui il test viene eseguito. La Società italiana di geriatria, infatti, ha fatto appello al Governo perché per gli automobilisti che superino gli 80 anni, sia previsto un controllo più accurato effettuato da un geriatra.

Oggi, invece, sono soggetti al normale controllo medico, ad eccezione di casi stabiliti dalla Commissione che riduce la mobilità in autostrada o di notte. «Non ci si può affidare alla coscienza dell’individuo per certificare lo stato di salute, quando ci sono di mezzo vittime – dice Daniela Mari, direttore della clinica geriatrica dell’università Statale di Milano al Policlinico – perché sono tanti gli elementi che possono influire sulle capacità di guida.

Per esempio, noi possiamo eseguire test cognitivi che offrono un quadro completo dell’attenzione di chi guida. Gli anziani sono spesso colpiti da più patologie, prendono molti farmaci ai quali magari aggiungono ansiolitici come le benzodiazepine, che provocano sonnolenza e quindi una minore risposta alle azioni che servono per la conduzione di un veicolo». L’anziano, però, non va criminalizzato. «Gli ottantenni, magari anche malati di cuore, portatori di pacemaker – dice il professor Marco Gronda, responsabile della cardiologia all’IRCCS Multimedica di Sesto San Giovanni – non possono essere indicati come i killer della strada, perché a differenza dei giovani, sono più attenti alla guida, abituati a convivere con un “device” e quindi a gestire la vita con più accuratezza, così anche la guida».

 

LA VISTA

Fra i requisiti della condizione fisica generale, ci sono poi disturbi di salute specifici per la guida, come la vista che viene eseguita nel nostro Paese in modo approssimativo da personale non qualificato. «Incredibilmente, ancora oggi – spiega Matteo Piovella, presidente della Società italiana di oftalmologia - i soggetti vengono approssimativamente valutati da medici non specialisti ai quali spesso sfuggono limitazioni della visione difficilmente diagnosticabili da medici non oculisti con gravi rischi per la sicurezza stradale». Il codice prevede che gli automobilisti abbiano una acutezza visiva complessiva per i due occhi non inferiore a 7 decimi con non meno di 2 decimi per l’occhio che vede di meno, anche con la correzione, purchè la differenza fra le due lenti non sia superiore a 3 decimi.

 

L’UDITO

Alla visita per la patente di guida rientra anche il controllo dell’udito. La legge afferma che “occorre percepire da ciascun orecchio la voce di conversazione con fonemi combinati a non meno di due metri di distanza. Attualmente l’esame dell’udito presenta un elevato grado di soggettività, sia da parte del medico – certificatore sia del candidato. La certificazione del deficit uditivo, come oggi svolta, non risulta del tutto attendibile come barriera di ingresso, poiché non fornisce un risultato chiaro. La SIO (Società Italiana di Otorinolaringologia) ha validato un software ideato e proposto da A.N.A.P. (Associazione Nazionale Audioprotesisti Professionali) in grado di effettuare in pochi minuti uno screening uditivo di facile esecuzione e lettura semplificata, ma finora non è stato ancora introdotto.


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