Cardiologia

Chi prende le statine rischia meno la depressione

pubblicato il 26-05-2012
aggiornato il 12-03-2018

Le statine, farmaci che abbassano il colesterolo, prevengono la depressione? Due nuovi studi mostrano un legame tra mente e cuore, da approfondire

Chi prende le statine rischia meno la depressione
 

 

Le statine oltre ad abbassare il colesterolo nel sangue ridurrebbero, e non di poco, anche il rischio di depressione. Depressione e malattie cardiovascolari costituiscono una ben nota abbinata di influenza reciproca: l’umor nero persistente può provocare disturbi alle arterie e al cuore, come questi ultimi possono indurre una patologica minor voglia di vivere.  Ora uno studio condotto al San Francisco Veterans Affairs Medical Center sembra “spezzare” il cerchio. Sono stati seguiti  mille pazienti ambulatoriali affetti da una patologia coronarica stabilizzata e si è visto, in capo a sei anni, che, fatte le opportune tare per età, sesso, abitudini al fumo, condizione economica, sostegno sociale, quanti assumevano statine sono risultati cadere in depressione il 38% in meno degli altri.

Dunque: le statine protezione contro il male oscuro? La prima a frenare i possibili entusiasmi è proprio la dottoressa che ha guidato la ricerca, Mary A. Whooly: «Non siamo sicuri che questo legame sia di causa-effetto», ha detto.

FARMACI DISCUSSI - Giulio Perugi, docente di Farmacoterapia psichiatrica all’Università di Pisa, premette al suo intervento un’osservazione critica sulle statine: «Sono i farmaci più venduti al mondo, e ampiamente utilizzati per il controllo dei livelli di colesterolo, ma sono anche discussi perché associati ad effetti collaterali importanti, muscolari per esempio e, forse, anche ad un aumento di comportamenti aggressivi e suicidio. A fronte di questi problemi c’è la considerazione che il colesterolo da solo non costituisce una malattia, ma un fattore di rischio che diventa importante sole se associato con altri fattori di rischio quali ipertensione, obesità, familiarità per malattie cardiovascolari, fumo ecc.».

MENO COLESTEROLO PIU’ AGGRESSIVITA’- «Esiste una letteratura che dice: abbassando il colesterolo nei depressi ci può essere un aumento dei suicidi. Più certo è che quanto più basso è il colesterolo tanto più alta è l’aggressività». Venendo all’indagine di San Francisco, Perugi osserva: «Ammesso che i dati siano esatti, perché la diagnosi di depressione è stata fatta con un test di autovalutazione, il che non è il massimo, si può ricordare che esiste una teoria infiammatoria e autoimmune della depressione. Tra i depressi bipolari, per esempio, molti hanno malattie autoimmuni allergiche tipo psoriasi, artrite reumatoide, rinite allergica. Le statine, dunque, potrebbero prevenire la depressione attraverso la modulazione dei meccanismi infiammatori e autoimmuni».

I DANNI DELLO STRESS - C’è anche un altro studio, sempre americano, della Emory University, che rinforza il legame, già constatato negli anziani, tra la depressione ed i disturbi cardiovascolari, riscontrando questo nesso anche tra i giovani di età 17-39 anni all’inizio dell’indagine durata ben 15 anni. Più la depressione è grave più alti sono i casi di mortalità per infarti o ictus, hanno scritto gli scienziati guidati dalla dottoressa Viola Vaccarino sugli Archives of  General Psychiatry. Bisogna imparare a gestire lo stress, è la conclusione.

FATTORI INFIAMMATORI - «La depressione potrebbe associarsi ad un maggior rischio cardiovascolare, anche fatale, per due motivi», osserva Giulio Perugi. «Può dipendere dallo stile di vita. Una persona depressa può lasciarsi andare, trascurarsi, bere e fumare di più. Come può essere che la depressione, associandosi allo stress, aumenti i fattori infiammatori che a loro volta sono associati a rischi cardiovascolari. Al momento sono tuttavia due ipotesi, peraltro compatibili tra loro. Occorrono altri studi».

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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